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Calendario Giuliano e Gregoriano, c’è necessità di unificazione?

© Sputnik . Sergey Pyatakov / Vai alla galleria fotograficaPresepe di Natale presso la Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca
Presepe di Natale presso la Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca - Sputnik Italia, 1920, 13.01.2022
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Approfondimento
I russi si sono ormai da tempo abituati a una tripletta di festività invernali: il Capodanno ortodosso, il Natale cattolico e quello ortodosso. Questa sovrapposizione è dovuta alla coesistenza di diversi calendari: la Chiesa ortodossa russa ne utilizza uno, mentre l’altro è impiegato dalle altre confessioni e dalla società secolare.
Non di rado si parla di un eventuale processo di unificazione. Sputnik approfondisce per voi, in questo articolo, se vi sia o meno la necessità di riforme in questo senso.
© Sputnik . Ramil Sitdikov / Vai alla galleria fotograficaIl patriarca Kirill di Mosca conduce la messa liturgica di Natale presso la Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca
Il patriarca Kirill di Mosca conduce la messa liturgica di Natale presso la Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca - Sputnik Italia, 1920, 13.01.2022
Il patriarca Kirill di Mosca conduce la messa liturgica di Natale presso la Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca

Tutto doppio

Per molto tempo, in Russia il tempo dell’anno non veniva scandito proprio come accade oggi.
Gli antichi slavi facevano iniziare l'anno il 1° marzo: infatti, si pensava che in quel giorno l'inverno terminasse per lasciare spazio alla stagione della semina.
Con l'adozione del cristianesimo, il nuovo anno iniziava il 1° settembre, come si faceva a Bisanzio, da cui prese avvio il percorso religioso della Rus’. Si cominciò a scandire il tempo dalla creazione del mondo. Tuttavia, vi fu un po’ di confusione. Infatti, insieme al calendario della Chiesa bizantina, la gente per molto tempo mantenne quello precedente, che iniziava a marzo. Ma, nel 1492, il principe Ivan III di Mosca decise di celebrare il nuovo anno in stile bizantino. Il motivo era in parte economico: all'inizio dell'autunno cadeva proprio il giorno unico di esazione dei dazi dalla popolazione.
© Sputnik . Alessandro Galperin / Vai alla galleria fotograficaIl presepe presso la Cattedrale di Kazan a San Pietroburgo.
Il presepe presso la Cattedrale di Kazan a San Pietroburgo. - Sputnik Italia, 1920, 13.01.2022
Il presepe presso la Cattedrale di Kazan a San Pietroburgo.
Due secoli dopo, lo zar riformista Pietro I cercò di armonizzare l’annuario russo con l’approccio europeo: introdusse il calendario giuliano e stabilì così la data di inizio dell'anno. Dopo il 31 dicembre 7208 dalla creazione del mondo, l'anno ricominciò il 1° gennaio 1700 dopo Cristo.
Metropolita della Chiesa Ortodossa Russa Hilarion - Sputnik Italia, 1920, 06.10.2021
Vaticano, Papa Francesco accoglie il Metropolita Hilarion della Chiesa Ortodossa Russa
Questo sistema fu usato fino all'inizio del XX secolo. Dopo la Rivoluzione d'ottobre, le autorità sovietiche imposero in Russia il calendario gregoriano. A partire dal XVI secolo, questo sistema fu usato dalla Chiesa cattolica e fino al XX secolo fu usato anche dal resto dell'Europa.
Le date del nuovo calendario furono spostate in avanti di quasi due settimane. Il 31 dicembre 1918 fu l'ultimo giorno del vecchio sistema, secondo quanto stabiliva il decreto del Consiglio dei Commissari del Popolo.
I numeri dall'1° al 13 febbraio quell’anno ufficialmente non esistettero. Sembrerebbe che i bolscevichi avessero una volta per tutte messo ordine nel modo in cui veniva scandito l’anno, ma fu allora che si presentò una divergenza di date e di approcci: apparvero il Capodanno ortodosso e i due Natali, cattolico e ortodosso. E oggi molte persone non riescono a dare un senso a questa confusione che avvolge le festività. La confusione nacque perché l'iniziativa dei bolscevichi non fu sostenuta dalla Chiesa ortodossa russa, che invece mantenne l’approccio giuliano.
"Di fatto, la Chiesa al tempo non cambiò nulla, come aveva vissuto per millenni con un calendario ininterrotto, così continuò a vivere. Furono solo le autorità sovietiche nel 1918 a dire: ‘Ora voi non festeggerete il 25 dicembre, ma il 7 gennaio’", sostiene il protoiereo Maxim Pervozvansky, nota penna della Chiesa ortodossa russa.
© Sputnik . Alexandr Kryazhev / Vai alla galleria fotograficaGli ortodossi celebrano il Natale presso la Cattedrale dell'Ascensione a Novosibirsk, Russia
Gli ortodossi celebrano il Natale presso la Cattedrale dell'Ascensione a Novosibirsk, Russia - Sputnik Italia, 1920, 13.01.2022
Gli ortodossi celebrano il Natale presso la Cattedrale dell'Ascensione a Novosibirsk, Russia
Secondo Pervozvansky, la biforcazione delle date è facile da spiegare. Ad esempio, la Chiesa ortodossa russa celebra ancora il Natale il 25 dicembre secondo il calendario giuliano. Ma per i parrocchiani che seguono il calendario gregoriano cade il 7 gennaio. Significa che nominalmente cattolici e ortodossi celebrano questo importante evento allo stesso tempo. In effetti c'è una differenza di sole due settimane.
Bartolomeo di Costantinopoli - Sputnik Italia, 1920, 24.12.2021
Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli positivo al coronavirus
Tentativi di riforme
I cattolici, tra l'altro, chiesero l'unificazione dei calendari molto prima del decreto bolscevico, già nel XIX secolo.
"Negli anni 1870 e 1880 cercarono di uniformare il calendario di tutti i cristiani, così da risolvere la questione dell'unità ecclesiastica. Gli iniziatori della proposta furono i cattolici stranieri e russi", dichiara il vaticanista Alexei Yudin.
Anche le élite economiche erano interessate a risolvere il problema. "I grandi uomini d'affari e gli industriali potrebbero trovare i loro vantaggi nell'unificazione. Al tempo si sarebbero impegnati a convincere i loro governi della necessità di un tale progetto", precisa lo studioso.
Tuttavia, il Vaticano non ha sostenuto l'idea.
© AP Photo / Alessandra TarantinoPapa Francesco durante la messa della vigilia di Natale nella Basilica di San Pietro, in Vaticano
Papa Francesco durante la messa della vigilia di Natale nella Basilica di San Pietro, in Vaticano - Sputnik Italia, 1920, 13.01.2022
Papa Francesco durante la messa della vigilia di Natale nella Basilica di San Pietro, in Vaticano
Anche gli ortodossi stavano per adottare un approccio comune. Nel 1923 si tenne a Istanbul un Consiglio delle Chiese orientali, convocato dal patriarca ecumenico Meletios IV. In quell’occasione discussero anche del calendario. Non volevano seguire il calendario gregoriano "di derivazione del Papa cattolico". Così ne adottarono uno loro, il nuovo giuliano.
"In questo calendario, le feste non transitorie, che cadono lo stesso giorno ogni anno, sono celebrate secondo il calendario gregoriano. La Pasqua e le relative celebrazioni sono celebrate secondo il calendario giuliano", dice Pervozvansky.
Durante il 20° secolo, la maggior parte delle chiese ortodosse è passata al nuovo calendario giuliano. Anche la Chiesa ortodossa russa l'ha usato per un po' di tempo. Il 15 ottobre 1923 il patriarca Tikhon adottò formalmente il nuovo calendario, ma tre settimane dopo, l'8 novembre, annullò la decisione.
"Fu adottato sotto l'influenza dell'ortodossia mondiale. Ma il clero e il pubblico reagirono negativamente", sottolinea padre Maxim.
L'importanza della tradizione
Di tanto in tanto i credenti discutono della possibilità di un calendario unificato. Tuttavia, secondo il clero, la discussione non è più teologica, come lo era una volta.
© Sputnik . Evgeny UtkinAlbero di Natale in Piazza Duomo a Milano
Albero di Natale in Piazza Duomo a Milano - Sputnik Italia, 1920, 13.01.2022
Albero di Natale in Piazza Duomo a Milano
"Le ragioni sono più di natura pratica: mentre il mondo secolare inizia le sue celebrazioni del nuovo anno, la Chiesa segue un rigido digiuno natalizio. Ecco perché secondo loro l’unificazione è sconveniente: sostengono che il Natale non dovrebbe essere celebrato dopo il Capodanno", spiega Pervozvansky.
Nel complesso, continua il sacerdote, la grande maggioranza del clero e dei laici aderisce al vecchio approccio.
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Anche nella Chiesa cattolica si mantiene lo status quo: le richieste di unificazione da questo fronte sono sempre meno frequenti.
"Probabilmente si sono resi conto che per il cristianesimo orientale, tutto ciò che ha a che fare con la tradizione è di fondamentale importanza", osserva Yudin.
Gli esperti concordano su un punto: l'esistenza di diversi sistemi cronologici nel mondo non è un problema. E la discussione in merito all’unificazione del calendario è di utilità solo per i credenti: li aiuta a comprendere meglio il loro rapporto con Dio e le festività religiose.
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