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Se l’Europa molla Biden

© Foto : Palazzo ChigiJoe Biden incontra Mario Draghi
Joe Biden incontra Mario Draghi - Sputnik Italia, 1920, 11.01.2022
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La Casa Bianca rischia grosso, perchè i più importanti alleati europei potrebbero scegliere di non rompere con Mosca.
Il presidente americano, azzoppato dalla crisi afghana e a corto di consensi sul fronte interno, cerca una rivalsa internazionale, facendo il duro e minacciando di rispondere con nuove sanzioni alle proposte di Mosca per arginare l’allargamento ad Est della Nato. Ma la Casa Bianca rischia grosso, perchè i più importanti alleati europei potrebbero scegliere di non rompere con Mosca.
“F*ck the EU”, ovvero “L’Europa si f*tta”. Prima di confrontarsi con la Russia e cercar di coinvolgere i paesi europei, Joe Biden dovrebbe ricordarsi di quella frase. A pronunciarla, senza saper di esser “ascoltata”, fu, nel 2014, Victoria Nuland, al tempo sottosegretario agli esteri per l’Europa di un’amministrazione Obama, in cui Biden ricopriva la carica di vice-presidente.
L’infelice uscita della Nuland torna d’attualità in una settimana cruciale per i rapporti tra Russia e Stati Uniti. Una settimana nella quale i rappresentanti di Russia, da una parte, e Stati Uniti e Nato, dall’altra, s’incontrano tra Ginevra, Vienna e Bruxelles, per affrontare, come richiesto dal presidente russo Vladimir Putin, il contenzioso dell’espansone atlantica ad est e della ventilata entrata dell’Ucraina nella Nato. Un contenzioso che, dopo il primo incontro di Ginevra, sembra destinato a richiedere molti altri colloqui, prima di arrivare ad una soluzione o ad una rottura.
Ma quel che è più interessante notare è come l’amministrazione Biden sia di fatto tornata ad attenersi alle raccomandazioni della Nuland. L’Unione Europea e i suoi stati membri sono, infatti, i grandi esclusi dalle consultazioni di Ginevra, Bruxelles e Vienna. Questo nonostante lo scontro su Ucraina ed espansione ad est della Nato riguardi in primo luogo il territorio e l’economia del Vecchio Continente.
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Le durissime sanzioni minacciate da Biden nel caso il Cremlino non receda dalle sue posizioni minacciano soprattutto i paesi europei tradizionali, protagonisti di intensi rapporti e scambi commerciali con la Russia. Primi tra tutti Germania, Francia, Italia, ovvero i tre grandi dell’economia e della politica europea, da sempre contrari alla linea di contrapposizione a Mosca seguita dai Paesi Baltici e dalla maggior parte delle nazioni dell’est Europeo. La disponibilità europea ad un negoziato ed una trattativa con Mosca, rispetto all’oltranzismo dell’amministrazione Obama, era emersa anche nel 2014. E le parole della Nuland non fecero che evidenziarla.
Oggi la situazione non cambia. L’amministrazione Biden, priva di credibilità sul fronte internazionale, dopo l’abbandono dall’Afghanistan, e ormai al lumicino sul fronte dei consensi interni, ha un disperato bisogno di rivalse. Ed è pronta, pur di ottenerle, a rendere insanabile lo scontro sull’allargamento della Nato, riportando l’Europa alle contrapposizioni della Guerra Fredda. Resta da vedere, però, se un’Europa provata da pandemia e crisi energetica sia pronta a seguire Washington. L’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea, Josep Borrell, ha minacciato, durante una recente visita in Ucraina, “massicce conseguenze e costi assai pesanti”, nel caso di un’offensiva russa sul fronte dell’Ucraina.
Ma pochi sono disposti a dargli credito. La Francia, alla guida dell’Europa, con l’avvio, dal primo gennaio, del semestre di presidenza UE, non è certo l’alfiere di uno scontro con Mosca. Macron, preoccupato per la propria rielezione, non ha alcuna intenzione d’inimicarsi un elettorato che da De Gaulle ad oggi ha sempre guardato con fastidio ad un eccesso di atlantismo, privilegiando una sostanziale equidistanza tra la Casa Bianca e il Cremlino. Non a caso, interloquendo a metà dicembre sia con Putin, sia con il presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy, il presidente francese si è ben guardato dall’appiattirsi sulle posizioni statunitense. Rivolgendosi al collega ucraino, ha proposto un ritorno a quel format Normandia, che vede protagonisti Kiev e Mosca da una parte e Parigi e Berlino dall’altra.
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La posizione del nuovo governo tedesco, guidato dal premier social democratico Olaf Scholz, è, se vogliamo, ancor più cauta. Anche perchè i rapporti con Mosca rappresentano la questione più divisiva all’interno del neonato esecutivo di Berlino. Una questione capace di far saltare l’alleanza tra un partito socialdemocratico tradizionalmente aperto al dialogo e alla collaborazione con Mosca e Annalena Baerbock, la leader verde, oggi ministro degli esteri, assai vicina alle posizioni atlantiste. Posizioni che la Baerbock ha, però, sostanzialmente ridimensionato dopo l’entrata nella coalizione. Lo si è visto lo scorso 5 gennaio, quando la ministra in visita a Washington è stata molto attenta a distinguere la posizione di Berlino da quella degli Stati Uniti, pronti a rifornire di armamenti gli arsenali di Kiev. Anche perchè la Germania, alle prese con gli alti costi dell’energia e con l’avvio del processo di smantellamento del nucleare, ha un disperato bisogno del gas russo garantito dal Nord Stream uno e due.
Sul fronte sud, l’Italia, nonostante le posizioni dichiaratamente atlantiste del premier Mario Draghi, non è certo disposta a rinunciare alle politiche di apertura e dialogo con Mosca. Posizioni che caratterizzano da sempre, in campo energetico, sia l’attività dell’Eni, sia quella dei suoi premier di centro-destra e centro-sinistra, da Silvio Berlusconi a Romano Prodi. Anzi, i quattro colloqui telefonici intercorsi negli ultimi quattro mesi tra Mario Draghi e Vladimir Putin, accompagnati dalle notizie su una prossima visita a incastro di Putin a Roma e di Draghi a Mosca, fanno capire come l’Italia aspiri al ruolo di grande mediatore tra la Casa Bianca e il Cremlino. Un ruolo che le spetta di buon diritto, vista la levatura internazionale di Draghi e i trascorsi del 2001, quando Silvio Berlusconi trasformò il vertice di Pratica di Mare in una storica intesa tra Russia e Nato.
Proprio alla luce di quei trascorsi, l’Italia punta a favorire un’intesa pacifica, capace di evitare sanzioni assai dolorose non solo per Mosca, ma anche per le grandi capitali europee. Posizioni - quelle italiane, tedesche e francesi - con cui Biden dovrà inevitabilmente far i conti, se vuole evitare che l’indisponibilità degli alleati europei trasformi il braccio di ferro con Mosca in un’altra fallimentare boutade.
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