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Nocerino: “L‘allargamento ad est della NATO rappresenta un rischio troppo grande per essere corso”

© Sputnik . Stringer / Vai alla galleria fotograficaEsercitazioni Nato-Ucraina 'Three swords-2021'
Esercitazioni Nato-Ucraina 'Three swords-2021' - Sputnik Italia, 1920, 11.01.2022
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Approfondimento
Domani, il 12 gennaio la Nato e la Russia si incontreranno a Bruxelles per un vertice sulla dolorosa questione ucraina, a cui seguiranno consultazioni nell'ambito dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) a Vienna il 13 gennaio, dove saranno presenti, oltre ai Paesi Ue, anche l'Ucraina.
In vista dell’incontro delicato la diplomazia russa e statunitense si è riunita a Ginevra per avviare i negoziati e discutere di posizionamento di missili e di esercitazioni militari. I colloqui si sono conclusi lasciando una serie di scenari aperti.
Il confronto è stato "professionale" ma è necessario arrivare "a una svolta e a dei compromessi", ha dichiarato il viceministro russo degli esteri, Sergey Ryabkov, durante il momento informativo che si è tenuto dopo 7 ore di faccia a faccia con la vice-segretaria di Stato americana, Wendy Sherman.
Ci sono ancora i presupposti per un dialogo costruttivo tra la Russia e la Nato per allentare le tensioni in Europa? E che ruolo potrebbe avere l’Italia in questa partita? Alla vigilia dell’incontro Russia-Nato di mercoledì Sputnik Italia ha raggiunto Domenico Nocerino, esperto di geopolitica e co-founder & CEO presso Opinio Juris - Law & Politics Review.
© Foto : fornita da Domenico NocerinoDomenico Nocerino
Domenico Nocerino - Sputnik Italia, 1920, 11.01.2022
Domenico Nocerino
— Dott. Nocerino, cosa dobbiamo aspettarci dal vertice Russia-Nato a Bruxelles?
— Ci si aspetta tanto, del resto gli argomenti non mancano. Le recenti proteste sfociate in violenze in Kazakistan, anche se non sono il focus del vertice, possono essere un argomento per una o l’altra parte.
Da un lato Putin ha parlato di "attacco allo Stato" e "metodi in stile Maidan", con riferimento ovviamente alle proteste di Kiev che nel 2014 portarono alla crisi ucraina, vero nocciolo della questione, alludendo ad un coinvolgimento esterno di attori interessati a destabilizzare Mosca attraverso attacchi di tipo ibrido. Non è un caso che, sempre Putin, ha detto non ci saranno altre “rivoluzioni colorate”. Il punto fermo di Putin è proprio sulla questione dello spazio di influenza. Sui motivi delle “Rivoluzioni colorate” gira la questione morale dell’”Occidente”: supportare la legittima protesta dei popoli che vogliono libertà e democrazia? Si, ma ovviamente Mosca è di diverso avviso.
Tornando al vertice, il summit è sicuramente un segnale positivo, anche se le premesse non sono ottimali: il Cremlino ha cercato una serie di concessioni dagli Stati Uniti e dai suoi alleati, comprese le garanzie che la NATO non si espanderà più verso est negli ex stati sovietici come l'Ucraina e che gli Stati Uniti si ritireranno i loro dispiegamenti militari nella regione. L'amministrazione Biden ha minacciato di punizione e dure ritorsioni se la Russia lancia una nuova azione militare. Sinceramente non credo alle teorie dietrologiche che vedono un tentativo di arrivare al muro-contro-muro per giustificare un intervento armato di Mosca in Ucraina.
Jens Stoltenberg - Sputnik Italia, 1920, 10.01.2022
NATO, Stoltenberg spera in colloqui fruttuosi con Mosca, ma avverte di un "attacco russo"
— Lo scorso 15 dicembre, la Russia aveva presentato all’Alleanza e agli Stati Uniti un Trattato sulle “garanzie di sicurezza”. Queste includono richieste quali il ritiro delle armi nucleari statunitensi dall’Europa, l’annullamento di dispiegamenti militari convenzionali della NATO vicino ai confini della Federazione Russa, così come la certezza che Georgia e Ucraina non entreranno mai a far parte del blocco Nord Atlantico. A Suo avviso, ci sono condizioni per trovare un compromesso su questo documento?
— Mah, sinceramente non credo, alcune richieste russe sono irrealizzabili come credo sappiano anche a Mosca. Come ad esempio la richiesta alla NATO di non dispiegamento delle forze o armi nei paesi che hanno aderito all'alleanza dopo il maggio 1997. Dopo il 2014 ci sono state delle manovre nei paesi baltici e in Polonia, oggi sono Stati che difficilmente accetterebbero un cambio di strategia senza impegni concreti di Mosca di non ingerenza. Su altri punti forse ci sono margini di manovra più ampi, penso ai meccanismi consultivi come il Consiglio NATO-Russia e l'istituzione di una linea diretta tra la NATO e la Russia, o come la richiesta di non far entrare Ucraina e Georgia nell’Alleanza come membri al massimo entreranno come partner. In definitiva l’obiettivo di Mosca è quello di mantenere integra la propria sfera d’influenza.
— La Russia potrebbe discutere l’architettura di sicurezza dell’Europa insieme all’Ue sulla partecipazione della quale insiste Josep Borell?
— Credo che l’Europa debba assolutamente partecipare ai negoziati tra Russia e Stati Uniti. I temi riguardano principalmente territori europei, in particolare l’Ucraina, ed è giusto quanto affermato dal capo della politica estera dell'UE Josep Borrell, “Yalta è finita”. L’Europa deve sedersi al tavolo e discutere con Russia e Stati Uniti per quanto riguarda la nostra sicurezza. Sappiamo che la maggiore difficoltà ruota intorno al tema della sicurezza dell’Ucraina ed il conseguente allineamento di tutti i paesi Ue su un'unica posizione, è chiaro che se la Russia vuole parlare con l’Europa, cosa che tutti ci auguriamo, dovrà farlo con chi rappresenta l’Unione degli stati europei, ha poco senso pretendere colloqui bilaterali e magari giocare con le differenze di posizione.
L'alto rappresentante per la politica estera e sicurezza dell’UE Josep Borrell  - Sputnik Italia, 1920, 05.01.2022
Borrell: l'UE deve partecipare alle trattative USA-Russia
— L’Ucraina vuole entrare nella Nato, dichiara il presidente Zelensky. Ma la Nato vuole Kiev?
— Sinceramente credo di no. Il continuo allargamento ad est della NATO rappresenterebbe un rischio troppo grande per essere corso. Come giustamente sottolineava Kennan, uno che di geopolitica e di strategia se ne intendeva, rispondendo a Clinton nel 1998 che il continuo allargamento ad est sarebbe un “tragico errore”. L’allargamento degli anni scorsi agli ex paesi del blocco sovietico è avvenuto in una fase storica in cui la Russia stava cercando di (ri)capire chi fosse, ma oggi non è così e storicamente l’Ucraina non è la Polonia o la Romania, l’Ucraina è considerata da Mosca come "Parte inalienabile della Russia". Stesso ragionamento vale per la Georgia, credo pertanto che resterà una promessa sulla carta. Certo non mancheranno gli sconti verbali o ibridi. Come ho scritto nell’editoriale del mese di gennaio su Opinio Juris, in alcuni momenti diventa utile alzare il livello dello scontro verbale ma non si rischia di andare oltre. Parliamoci chiaro, l’ingresso di Ucraina e Georgia nella Nato vorrebbe dire superare la linea rossa tracciata da Putin (l’istallazione di missili nelle basi di Kharkiv e Dnipro vorrebbe dire riuscire a colpire Mosca in 7 minuti), a quel punto l’escalation militare sarebbe la naturale conseguenza con esiti imprevedibili. Ma chi può permettersi questo rischio? Forse nessuno.
Credo invece sia utile alzare lo scontro verbale. La minaccia russa credibile ma non vitale serve tanto agli Stati Uniti per giustificare la presenza e la richiesta di allargamento della NATO verso est e ricordare all’Unione Europea di quanto sia pericoloso il grande “Orso” con le sue manovre militari visibili e ancor di più con le sue pressioni meno visibili. Ma il confronto duro serve tanto anche alla Russia, come dicevo prima serve a mostrare i muscoli. Mobilitare le truppe, far aumentare la tensione e sedersi al tavolo vuol dire ricoprire di nuovo (o ancora secondo Mosca) il ruolo non più di potenza regionale (come sentenziato da Obama nel 2014) ma di potenza mondiale capace di controllare le sue sfere di influenza. Il tira-e-molla serve a Zelensky per aumentare la pressione nei confronti dell’Occidente per avere in cambio, almeno una promessa per un lontano futuro di ingresso nell’Ue e/o nella NATO, e la certezza di essere considerato come pedina utile alla stabilità.
— E perché, a Suo avviso, Finlandia torna ad interessarci dell’Alleanza Atlantica? Potrebbe davvero cambiare la sua posizione di Paese neutrale? E se così fosse, che effetto potrebbe avere questa svolta sui rapporti con Mosca nel lungo periodo?
— Per la prima volta le porte della NATO si sono spalancate per la Finlandia (e per la Svezia). E come il presidente Sauli Niinistö e il primo ministro della Finlandia hanno chiarito nei due messaggi di Capodanno, la Finlandia intende decidere da sola, senza prima consultare la Russia, se aderire all'alleanza. La Finlandia di oggi non è più la Finlandia di Kekkonen che aveva nel Cremlino un punto di riferimento fisso e stabile.
Oggi la Finlandia, come sottolineato nel discorso di capodanno, vuole avere la libertà e la facoltà di scegliere. Questo non vuol dire che avverrà l’ingresso nella NATO, la maggioranza della popolazione non vuole abbandonare lo status di neutralità, ma che già la possibilità di parlarne vuol dire aver sfatato un tabù. La sensazione che queste sono state dichiarazioni fatte soprattutto per sottolineare la loro autonomia nelle decisioni che riguardano la sicurezza dello Stato. Chiaramente se un giorno Helsinki dovesse aderire all’Alleanza Atlantica, i rapporti con la Russia inevitabilmente si guasterebbero. Per Mosca sarebbe un boccone amaro da mandar giù.
Финский политик Санна Марин - Sputnik Italia, 1920, 02.01.2022
Primo ministro finlandese sulla NATO: Finlandia tiene aperte le opzioni, può unirsi quando vuole
— Durante la sua conferenza stampa annuale Vladimir Putin ha detto che “L'Italia potrebbe avere un ruolo nella normalizzazione delle relazioni tra Russia e Ue". A Suo avviso, potrebbe ritornare lo spirito di Pratica di Mare?
— L’Italia ha storicamente rivestito un suolo di cerniera tra il mondo Occidentale e Mosca sia nella sua veste sovietica che in quella odierna. Rispetto al vertice di Pratica di Mare, sono passati “solo” vent’anni ma è cambiata un’era. In quel 2002, in un mondo a trazione unipolare americana, Russia e NATO avevano un nemico comune: il terrorismo islamico e i suoi santuari. La firma del documento “NATO-Russia Relations: A New Quality” fu a suo modo un momento storico. Dopo il 2014 la storia è cambiata, ora credo non ci siano le stesse condizioni e gli stessi protagonisti di vent’anni fa. L’Italia si è accodata alla posizione europea anche per quanto riguarda le sanzioni, ma il legame con Mosca resta, indipendentemente dal Governo in carica.
Sono convinto che una normalizzazione dei rapporti tra Ue e Russia non possa far altro che bene all’Italia. A tal proposito credo siano eloquenti le parole del neo Ambasciatore italiano a Mosca, S.E. Giorgio Starace, che ha parlato giustamente di prosecuzione della politica di ingaggio nei confronti della Russia, e che dialogare con Mosca non significa essere deboli o mostrarsi pronti a concessioni illimitate. La disponibilità al dialogo al contrario testimonia la forza e unità dell'occidente. Il nostro Paese gode di una credibilità e di un'autorevolezza che, sono convinto, ci consentiranno di contribuire in maniera costruttiva alle prove di dialogo in corso.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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