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Dalla Lombardia proposta per far lavorare nei reparti Covid operatori sanitari positivi con 3 dosi

© Sputnik . Ilya PitalevMedico in un reparto Covid
Medico in un reparto Covid - Sputnik Italia, 1920, 11.01.2022
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L'idea è di Nino Mazzone, direttore del Dipartimento di Area medica, cronicità e continuità assistenziale all'Asst Ovest Milanese, per far fronte alla pressione degli ospedali ed evitare mancanza di personale per quarantena.
Sullo sfondo della crescita dei contagi e dei ricoveri che sta avvenendo in Italia per la variante Omicron, solo oggi i ricoverati nei reparti Covid sono aumentati di 727 raggiungendo il totale di 17.067, mentre i pazienti nelle terapie intensive sono 1.677 a fronte di 185 ingressi, in un'intervista ad Adnkronos Nino Mazzone, direttore del Dipartimento di Area medica, cronicità e continuità assistenziale all'Asst Ovest Milanese, ha sostenuto l'idea di far lavorare medici e operatori sanitari nei reparti Covid positivi, a condizione che abbiano effettuato la dose booster e siano asintomatici.
"La pressione sugli ospedali sta crescendo in maniera esponenziale", e siccome "siamo in un momento di emergenza dobbiamo ragionare in termini di emergenza: i medici e gli infermieri positivi al tampone per Covid-19, ma asintomatici e con tre dosi di vaccino fatte, credo possano lavorare nei reparti Covid. Prevedere quarantena e isolamento in questo momento è inutile e dannoso al sistema".
Secondo Mazzone in termini percentuali le ospedalizzazioni sono ora di gran lunga inferiori alle precedenti ondate, ma dal momento che i contagi sono molti di più questo fattore positivo si annulla.
"Il numero totale delle persone da ricoverare è percentualmente minimo - è la prima riflessione - ma il totale dei positivi cresce in maniera esponenziale, pertanto in valore assoluto il numero dei ricoverati Covid in medicina interna sta raggiungendo il numero dei picchi delle prime ondate".
Ha poi evidenziato come la maggior pressione sulle intensive derivi da pazienti no-vax, dal momento che in loro più frequentemente la malattia si aggrava con la polmonite, tuttavia ha riconosciuto che in alcuni soggetti, in particolare i più fragili dal punto di vista clinico, il vaccino non funziona come dovrebbe.

"La maggior responsabilità rimane da attribuire alla fascia dei no-vax, soprattutto per quanto riguarda le manifestazioni gravi della polmonite che necessita di intubazione. Una quota di pazienti vaccinati è ricoverata in medicina interna con patologie severe e con polipatologie, andando a vedere nello specifico, una percentuale di questi casi che anche evolvono negativamente sono teoricamente vaccinati, ma non hanno sviluppato una risposta perché su di loro il vaccino non ha funzionato oppure perché loro non sono in grado di sviluppare una risposta immunitaria".

Infine ha ribadito la sua posizione "controcorrente" da sempre sostenuta, secondo cui i guariti dal Covid sviluppino un'immunità più forte rispetto ai vaccinati, notando come "anche in questa quarta ondata non abbiamo ricoverati che hanno fatto il Covid precedentemente, che come da sempre sosteniamo non andavano vaccinati perché in base ai dati disponibili l'immunità naturale protegge più del vaccino".
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