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Dalla Lega Democratica al Parlamento UE, Ceccanti (Pd): "Sassoli cerniera tra Italia ed Europa"

© AP Photo / Boris GrdanoskiDavid Sassoli, presidente del Parlamento europeo
David Sassoli, presidente del Parlamento europeo - Sputnik Italia, 1920, 11.01.2022
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Il ricordo di Stefano Ceccanti, costituzionalista e deputato del Pd, nel giorno della scomparsa di David Sassoli: "Ha dato l'anima per il Parlamento europeo, portando l'Europa nel dibattito politico italiano".
Entrambi toscani, hanno condiviso la stessa scuola politica, quella della Lega Democratica, in cui si ritrovarono da studenti negli anni '70 e '80. Fu proprio quella formazione che, secondo Stefano Ceccanti, deputato del Pd e costituzionalista, ha caratterizzato tutta la lunga carriera di David Sassoli, prima nel giornalismo e poi nella politica ai massimi livelli istituzionali. "Sassoli all'epoca aveva 25 anni e già si faceva notare, spiccando tra tutti", ricorda il parlamentare, raggiunto al telefono da Sputnik Italia. "Abbiamo avuto gli stessi grandi maestri - va avanti - che ci hanno aiutato a capire bene la politica come cura del bene comune".
- Come ha accolto la notizia della sua scomparsa?
- Ieri alcuni amici comuni mi avevano preallertato, spiegandomi che purtroppo la situazione era irreversibile. Noi ci eravamo conosciuti giovanissimi, perché facevamo parte del movimento organizzato di intellettuali che nasceva dal filone del cattolicesimo democratico di Paolo Giuntella, Achille Ardigò e Pietro Scoppola, la cosiddetta Lega Democratica, che è stata una grande scuola di formazione politica per tutti noi.
- Che ricordo ha di quegli anni?
- Era un ambiente molto originale, fatto da alcune centinaia di persone in tutta Italia di estrazione montiniana. Ma soprattutto un luogo plurale: Ardigò era un sociologo vicino a Giuseppe Dossetti, con una forte inclinazione di tipo sociale, Pietro Scoppola era uno storico molto raffinato di matrice cattolico-liberale, Paolo Giuntella era un giovane che aveva risentito del ’68 e del Concilio Vaticano II e cercava, anche rispetto alle generazioni precedenti, un linguaggio più adatto ai giovani.

David Sassoli era molto legato a Giuntella e sentiva il carisma di questo educatore, che cercava di estrarre dalle persone il meglio di sé. E con David mi sembra che ci sia riuscito abbondantemente.

- Come ha influito nella sua carriera questo tipo di formazione?
- Sicuramente nella capacità di mettere in relazione la coscienza di sé con la comprensione delle ragioni degli altri e delle storie degli altri. Scoppola insisteva sempre nel dire che i partiti sono strumenti transeunti: l’identità non è data dai partiti, ma da un percorso politico culturale di fondo che si costruisce eticamente, mentre i partiti possono cambiare nel tempo. Questo ha reso gli appartenenti a questo gruppo particolarmente capaci di dar vita in modo convinto al Partito Democratico.
David Sassoli, presidente del Parlamento europeo - Sputnik Italia, 1920, 11.01.2022
È morto il presidente del Parlamento europeo David Sassoli
- Fino all’ultimo, Sassoli ha lavorato per il Parlamento che presiedeva, annullando gli impegni soltanto poco prima di morire…
- Lui ha dato davvero l'anima in questi anni per il Parlamento europeo. Basti pensare agli sforzi per riunire, per le votazioni da remoto, i parlamentari di 27 Paesi, con tanto di interpreti, nonostante la grande complessità di questa istituzione, cosa che prima non era mai stata fatta e che non siamo riusciti a fare neppure in Italia. In questo modo, ha fatto sì che il Parlamento UE non perdesse il suo ruolo in un momento così difficile.
- Cosa perde l’Europa con la scomparsa di Sassoli?
- Sassoli in questi anni si era conquistato una grande capacità di volo che avrebbe potuto esercitare all’interno delle istituzioni UE.

Per l’Italia ha svolto in modo eccellente un ruolo di cerniera tra il nostro Paese e l’Unione Europea, spesso percepita come lontana. Lui, invece, era molto presente nel dibattito interno italiano, cosa non scontata, vista l'enorme mole di lavoro a Bruxelles.

È stato un contributo molto importante, perché ci ha aiutato a pensarci in chiave sovranazionale. Non a caso nelle scorse settimane era arrivata anche l’ipotesi di candidarlo alla presidenza della Repubblica. Questo dimostra quanto da Bruxelles e Strasburgo riuscisse ad essere protagonista anche nella politica nazionale.
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