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Covid-19, la variante Deltacron potrebbe essere frutto di contaminazione di laboratorio

© Sputnik . Evgeny UtkinLe persone bevono caffè in un ristorante
Le persone bevono caffè in un ristorante - Sputnik Italia, 1920, 10.01.2022
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Diversi esperti riportano all'attenzione mediatica l'ipotesi che la nuova variante "Deltacron" potrebbe essere un ibrido frutto di un errore di laboratorio.
Diverse varianti del virus possono subire ricombinazione dei propri patrimoni genetici per varie cause naturali, tuttavia la tesi che "Deltacron" sia riconducibile ad esse pare essere improbabile, come sostenuto via Twitter dallo scienziato americano Eric Topol.
E dal suo tweet si accende il dibattito. Tra le tante risposte, alcuni parlano piuttosto di una co-infezione delle due varianti distinte Delta e Omicron.
Gli fa eco il virologo Tom Peacock da Londra. Il virologo del prestigioso Imperial College, ritiene che la variante Omicron non abbia circolato il tempo sufficiente a fornire una ulteriore eventuale mutazione.

Dai dati forniti in database "sembra essere chiaramente una contaminazione (...) Molto probabilmente (tutti i campioni) sono stati sequenziati nella stessa corsa di sequenziamento lo stesso giorno nello stesso laboratorio, che ha avuto un problema di contaminazione: questo è ciò che è stato generalmente riscontrato in passato”, dice il virologo, come riporta Fanpage.

Gli fa eco a tema dall'Italia il direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova Matteo Bassetti, il quale esorta ad una maggiore analisi dei dati a disposizione, prima di mettere la parola fine al quesito:

"Dall'Imperial College di Londra alcuni virologi mettono in dubbio anche l'esistenza stessa di questa variante. Allora, cerchiamo di fare meno allarmismo e aspettiamo di capire di più".

Dalla Russia intanto gli esperti del Rospotrebnadzor, (Il Servizio federale di vigilanza per la protezione dei diritti dei consumatori e del benessere umano) esortano a non battezzare ancora come "Deltacron" il nuovo presunto ceppo.
"È troppo presto per chiamare Deltacron la nuova variante del coronavirus", ha affermato Kamil Khafizov, capo del gruppo scientifico per lo sviluppo di nuovi metodi diagnostici basati su tecnologie di sequenziamento presso il Centro di Ricerche epidemiologiche del Rospotrebnadzor.

"Il 7 gennaio 2022 sono state depositate nel database internazionale GISAID 25 sequenze della nuova “variante” del coronavirus. Si noti la parola "variante" tra virgolette perché, a un esame più attento, tali sequenze si sono rivelate simili ad una contaminazione di laboratorio, cioè alla contaminazione di alcuni campioni da parte di altri", ha detto lo scienziato ai media russi.

Ha poi spiegato che se non vengono seguite determinate regole di lavoro, è possibile ottenere un mix di varianti, e se l'analisi viene eseguita da uno specialista non del tutto esperto, i genomi risultanti contengono segni di entrambi i ceppi.
"Per questo è ancora prematuro parlare delle proprietà di un nuovo ceppo, di efficacia dei test e dei vaccini. Innanzitutto bisogna capire se si tratta di un nuovo ibrido, oppure se è stata una contaminazione di laboratorio", ha sottolineato ancora Khafizov.
Deltacron non è il nome ufficiale e resta quindi per ora una mera ipotesi, in attesa che nuovi studi ne confermino, o confutino, l'entrata ufficiale nella lista delle varianti del Covid-19.
Intanto da Cipro Leonidos Kostrikis, a capo dell'equipe che ha battezzato il nuovo ceppo Deltacron, difende la scoperta:

"I casi indicano una pressione evolutiva su un ceppo ancestrale per acquisire queste mutazioni e non il risultato di un singolo evento di ricombinazione”, come riporta Fanpage.

A rinforzo dell'ipotesi si tratti davvero di una nuova variante, fa sapere lo stesso virologo, anche una sequenza depositata nel database globale da Israele.
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