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Chi salverà il Venezuela? Il Buon Dio, o forse Erdogan

© Sputnik / Vai alla galleria fotograficaCaracas Venezuela
Caracas Venezuela - Sputnik Italia, 1920, 10.01.2022
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L’accusa che sociologi e osservatori politici hanno sempre rivolto agli stati sud americani è di essere delle società ingessate ove famiglie ricche e potenti perpetuano la loro supremazia per generazioni.
È risaputo che una delle condizioni indispensabili affinché una società democratica rimanga sana e minimamente conflittuale è che la popolazione percepisca la prospettiva della possibilità di mobilità sociale verso un miglioramento della condizione propria o almeno per i propri figli.
Il Venezuela, uno Stato potenzialmente ricchissimo per l’abbondanza di materie prime e per una terra molto fertile, pur attraverso periodi di violente lotte intestine è rimasto a lungo una società piuttosto “ingessata”, dove il potere è rimasto per molti anni sempre nelle stesse mani.
Tuttavia, ciò non ha impedito che, al fianco delle famiglie più ricche, nascesse una classe media in costante, seppur lenta, crescita numerica e non è un caso che, fino a pochi decenni fa, il Paese attirasse lavoratori meno qualificati dalla vicina Colombia, dal Perù e dall’Ecuador.

Il modello Chavez

L’arrivo al potere di Ugo Chavez ha però cambiato totalmente la fisionomia del Paese sovvertendo drasticamente i rapporti tra le varie classi sociali: nazionalizzazioni ed espropri hanno spinto molte delle famiglie più ricche a lasciare il Paese e, in alcuni casi, le loro ricchezze sono state direttamente incamerate dallo stato.
Chavez, nonostante un livello culturale non eccelso, era un leader eccezionalmente carismatico e riuscì a guadagnare il consenso della stragrande maggioranza delle classi più povere.
Durante il suo governo si aprirono nuove forme di mobilità sociale, ma il risultato delle sue azioni, anziché contribuire ad una più equa distribuzione della ricchezza, ha portato ad un generale impoverimento di tutto il Paese.
Invece di favorire l’emergere di nuove competenze e intelligenze, ha aperto le porte ai suoi sodali, indipendentemente dalle qualità e dalle professionalità disponibili.
I nuovi gruppi dirigenti hanno occupato tutti i posti chiave dimostrandosi quasi sempre non all’altezza dei compiti man mano loro assegnati.
L’esempio più evidente è stato proprio PEDEVESA la compagnia petrolifera nazionale che è passata dall’essere una società leader in sud America nel suo settore ad un coagulo di incompetenti che hanno man mano fatto diminuire la produzione e le conseguenti entrate di valuta straniera.
© AP Photo / Juan Carlos HernandezUna petroliera in Venezuela
Una petroliera in Venezuela - Sputnik Italia, 1920, 06.01.2022
Una petroliera in Venezuela
Fino a che Chavez è rimasto in vita, il suo carisma, aiutato dalla repressione delle contestazioni di chi si ribellava al nuovo sistema, gli ha garantito comunque un costante sostegno popolare, ma non è stata la stessa cosa per il suo successore, Nicolas Maduro.

Le colpe di Maduro

Costui, senza riuscire mai ad affascinare le folle, ha continuato nel saccheggio del Paese impoverendolo ulteriormente: il sistema economico generale è andato peggiorando, la disoccupazione è aumentata e il tasso di povertà è cresciuto in tutte le aree del Paese.
Negli ultimi anni, un quinto della popolazione, cioè più di cinque milioni di venezuelani con una età media di 32 anni, è emigrata e si è trattato molto spesso del personale più qualificato.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il tasso di malnutrizione dei bambini è pari oggi al 36%. Il prodotto nazionale lordo è crollato a un quarto di quello che fu prima che la crisi si manifestasse in tutta la sua forza nel 2013 e la produzione di petrolio, che nel 1998 raggiungeva i 3 milioni e 700 mila barili al giorno ed era già scesa a 2 milioni nel 2017, è precipitata fino a500mila nel 2020 (alla fine del 2021 il ministro del petrolio ha vantato essere un record eccezionale la produzione di un milione di barili al giorno).
Tra il 2017 ed il 2021 l’inflazione ha distrutto il potere d’acquisto dei consumatori favorendo una continua svalutazione della moneta locale, il bolivar. Giusto un esempio: un bolivar del 2008 valeva cento miliardi di bolivar attuali.
Non è quindi un caso che nelle regioni di confine per le transazioni si usino sempre di più, pesos colombiani o Real brasiliani e nel resto del Paese si faccia sempre più frequentemente ricorso al dollaro americano.
© AP Photo / Matias DelacroixBambini in una strada di Caracas
Дети играют в надувном бассейне на одной из улиц Каракаса, Венесуэла - Sputnik Italia, 1920, 07.01.2022
Bambini in una strada di Caracas
Naturalmente, la nomenclatura del regime non soffre di questi problemi e sono molti i beneficiati del sistema che mettono al sicuro i loro redditi (più o meno legali) in banche straniere e possiedono ville e appartamenti all’estero, soprattutto in Italia e Spagna.
Come non bastasse, la polizia e le forze armate del governo di Maduro stanno perdendo il controllo su aree sempre più vaste del territorio.

A rischio l'integrità territoriale

Un esempio di quello che succede è la guerriglia che ha luogo in una zona al confine con la Colombia dove, nonostante il dispiegamento dell’esercito, chi detta legge è una fazione dissidente delle FARC colombiane, il Decimo Fronte, un gruppo marxista ribelle che si alimenta soprattutto con il traffico della droga.
La perdita di controllo nelle zone di confine e altrove fa dire a qualche osservatore che il Venezuela sia oramai uno “Stato mafioso incamminato verso l’anarchia”.
Anche se la crisi economica attanaglia la popolazione nelle elezioni regionali che si sono tenute lo scorso 21 Novembre i sostenitori di Maduro (riuniti nel Grande Polo Patriotico) hanno vinto in venti governatorati su ventitré. Solo nella regione di Maracaibo, di Coiedes e di Nueva Esparta le opposizioni (che avevano partecipato ad elezioni locali per la prima volta dal 2017) hanno ottenuto la vittoria elettorale.
In realtà, nonostante la presenza di alcuni osservatori della UE, rimangono forti dubbi sulla correttezza delle elezioni e dello spoglio ma anche se tutto fosse stato perfettamente regolare, a causa delle divisioni interne e della mancanza di personalità credibili e carismatiche, era improbabile che le opposizioni potessero ottenere maggiori consensi.
© Sputnik . Leo Alvarez / Vai alla galleria fotograficaJuan Guaidò
Juan Guaidò - Sputnik Italia, 1920, 07.01.2022
Juan Guaidò
Perfino lo stesso “presidente ad interim “, Juan Guaidò, riconosciuto come legittimo da 60 Paesi nel mondo ha un tasso di popolarità che è sceso dal 70% quando divenne presidente del parlamento all’attuale 11%.
Non è un caso che il regime non stia considerando più questa opposizione come una minaccia esistenziale bensì la veda soltanto come una ”situazione cronica” che può facilmente essere manipolata.

Gli amici si vedono nel momento del bisogno

Sul piano internazionale e di là dalle sanzioni imposte dagli americani, l’attuale governo venezuelano gode di pochissimi sostegni. Russia e Cina considerata la loro conflittualità con gli Stati Uniti ne prendono a parole le difese, ma né da Mosca né da Pechino arrivano aiuti concreti consistenti.
I soli Paesi che non nascondono la loro simpatia economica per Maduro sono la Turchia e l’Iran.
Proprio quest’ultimo nonostante i gravi problemi interni, sembra essere stato un aiuto indispensabile per la crescita della produzione petrolifera venezuelana nel 2021.
I due Paesi collaborano in vari settori e la tecnologia petrolifera iraniana, per quanto povera, sembra essere stata utile per convertire il petrolio venezuelano considerato “extra pesante” (e quindi di bassa qualità) in un prodotto esportabile.
Anche la Turchia di Erdogan sta dando sostegno diplomatico a Caracas e il 3 Agosto del 2020 i due Paesi hanno firmato un vasto accordo per un reciproco sviluppo commerciale annunciando di voler collaborare nei settori dell’energia, dell’estrazione mineraria, della sicurezza, della difesa, del trasporto aereo e marittimo, della cultura, della scienza, della tecnologia e del turismo.
È pur vero che quando si firmano accordi di così vasta portata è molto più facile chela collaborazione finisca col restare più virtuale che reale, e la conferma sta nell’aver precisato di non trattarsi di un “accordo di libero scambio” ma del semplice desiderio che “le due economie si completino a vicenda”.
Quanto e come l’attuale regime venezuelano riesca a durare nel tempo rimane una domanda per ora senza risposta.
La storia, tuttavia, ci insegna che, se la crisi economica che colpisce gli strati medi e bassi della popolazione non troverà un esito positivo, sarà molto difficile per Maduro continuare a mantenere il potere.
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