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Il "muro" inglese contro Omicron: il Regno Unito a un passo dall'immunità di gregge

© AP Photo / Alberto PezzaliCoronavirus a Londra
Coronavirus a Londra - Sputnik Italia, 1920, 09.01.2022
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Secondo i dati del UK Health Security Agency (UKHSA), il 98 per cento della popolazione britannica ha sviluppato un certo livello di anticorpi contro il Covid. Per gli esperti, “significa che anche se una persona viene infettata di nuovo avrà una malattia più lieve”.
Il Financial Times ha ribattezzato questa scoperta come “muro immunitario” inglese contro la variante Omicron. È la percentuale di coloro che, nel Regno Unito, hanno raggiunto un certo livello di protezione dal virus. Che sia dato dalla dose di richiamo, dal completamento del ciclo vaccinale primario, dalla guarigione semplice o associato ad una o due dosi di vaccino, ormai il dato di fatto è che il 98 per cento della popolazione ha gli anticorpi contro il Covid.
Questo, secondo Tim Spector, professore di epidemiologia genetica al King's College di Londra, “significa che anche se una persona viene infettata di nuovo avrà una malattia più lieve”.
“Si spera – ha scritto il virologo britannico su Twitter - che questo sia il motivo per cui i ricoveri non sono aumentati così velocemente come si temeva”.

Insomma, la Gran Bretagna, secondo i dati dell’UK Health Security Agency (UKHSA), pubblicati dal Financial Times, potrebbe aver raggiunto la famosa immunità di gregge o comunque essersi avvicinata ad una copertura quasi totale della popolazione sopra i 15 anni, tra immunizzati naturalmente e vaccinati.

Secondo il professor Raghib Ali, dell'Università di Cambridge, il Regno Unito in questo momento “è probabilmente il Paese più immune al mondo”.
Per l’esperto, “la diminuzione dell'immunità da vaccinazioni o infezioni precedenti” e “l'aumento dell'immunità dai richiami e dalle nuove infezioni” si stanno bilanciando, traducendosi in un incremento meno marcato di ospedalizzazioni e ricoveri in terapia intensiva rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
I dati che arrivano da Londra non sono passati inosservati a casa nostra. Secondo Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive all'ospedale San Martino di Genova, intervistato da Rai Uno, con oltre il 95 per cento di popolazione entrata in contatto con il virus “gli inglesi hanno raggiunto l'immunità di gregge”.
L’obiettivo, secondo il virologo, è lo stesso anche per l’Italia, dove, ha osservato, “la pressione sugli ospedali sta crescendo, ma non in maniera esponenziale come cresce il numero di persone contagiate”, pur trovandoci comunque “di fronte a una situazione molto impegnativa”.
In un approfondimento sul tema, Il Messaggero ricorda come l’Italia sia indietro rispetto alla Gran Bretagna per quanto riguarda la somministrazione delle terze dosi. Oltremanica, il 50 per cento della popolazione ha ricevuto il richiamo. Qui in Italia, il 36 per cento.
Il rischio che i reparti possano riempirsi, con il picco dei contagi che dovrebbe arrivare in queste settimane, è quindi più alto rispetto alla Gran Bretagna. Ma, di fatto, nei prossimi mesi, secondo diversi esperti, potrebbe aprirsi una nuova fase.

“Finito l'inverno, la gran parte di noi sarà in qualche modo contagiata e resterà solo una piccola quota di persone suscettibili”, ha spiegato all’Adnkronos anche Fabrizio Pregliasco.

“Ritengo che si arriverà a una situazione come quella che vediamo per le influenze normali, - ha detto il virologo milanese - in cui una grossa parte della popolazione alla fine della stagione in qualche modo non è più suscettibile”.
In futuro, però, dovremmo far fronte a nuove ondate. “Come quelle di un sasso lanciato in uno stagno, - ha chiarito - dobbiamo immaginare di doverle subire anche nel futuro”.
L’immunità di gregge, per Pregliasco, insomma, resta una chimera: “Non è detto che arriveremo a una situazione in cui il 95 per cento della popolazione è immune, non avendo memoria immunitaria sul lungo termine, visto che c'è gente che si infetta nuovamente anche dopo essersi già infettata”.
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