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Russia in Africa, player di rilievo

© Sputnik . Рамиль Ситдиков / Vai alla galleria fotograficaForum Russia-Africa 2019
Forum Russia-Africa 2019 - Sputnik Italia, 1920, 08.01.2022
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La Russia non considera l'Africa un'arena di scontro ed è aperta a partecipare a progetti comuni sia in collaborazione con la Cina che con l'Unione Europea.
Nell’intervista rilasciata a Sputnik Vsevolod Tkachenko, direttore del dipartimento Africa in seno al Ministero russo degli Esteri, ha trattato diverse tematiche: in che modo la Russia può aiutare il Mali nel contrasto al terrorismo, perché la Francia sta reagendo fortemente alla cooperazione tra Mosca e Bamako e perché i diplomatici europei sono stati evacuati in fretta dall'Etiopia.
La Russia è consapevole del fatto che l'Africa potrebbe diventare una nuova arena di scontro tra la Russia e l'Unione Europea o la Cina?
Non vediamo l'Africa come un'arena di scontro tra la Russia e nessun altro player. La vediamo come un continente dove noi, collaborando con i nostri amici e partner africani, siamo aperti all'interazione con tutte le parti interessate: l'Unione Europea, la Cina e altri Paesi. Comprendiamo che molti detengano i propri interessi economici e politici che non sempre coincidono con quelli degli altri. Ma noi crediamo che una sana concorrenza possa anche essere un bene per gli affari. L'importante è che sia sana e civile.
Il nostro approccio consiste nel concentrarsi sulla cooperazione piuttosto che sullo scontro. Allo stesso tempo, crediamo che in Africa la cosa più importante sia l'opinione degli africani stessi: loro decidono con chi cooperare e come farlo.
La Russia compete con la Cina in Africa?
Ogni Paese ha le sue priorità. La Cina è molto attiva sul fronte africano. Inoltre, la Cina vanta molti programmi e progetti diversi che sta implementando secondo le proprie capacità. Siamo anche desiderosi di intensificare il nostro impegno con la regione africana nella sua integralità. Stiamo cercando di toccare con i nostri partner i temi all’ordine del giorno per l’attuale fase di sviluppo economico quali la digitalizzazione, la transizione energetica e l'economia verde. Queste sono aree promettenti in cui possiamo trovare spunti per la cooperazione con i Paesi del continente, anche eventualmente insieme ai nostri partner cinesi, qualora si trovasse un formato interessante per loro e per noi. Dire che siamo in concorrenza feroce con la Cina sarebbe quantomeno sbagliato.
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L'impegno della Russia in Africa si sta intensificando in un contesto di instabilità e colpi di Stato in vari Paesi del continente. Quali misure può prendere la Russia per proteggere i suoi interessi? Ci sono piani per lo stabilimento di basi militari nei Paesi africani?
Naturalmente gli sviluppi politici interni in un certo numero di Paesi hanno complicato il mantenimento della sicurezza e richiedono alcune misure che sono state già prese dall'Unione africana e da altre organizzazioni regionali. Bisogna promuovere il ritorno a un governo civile e costituzionale. Naturalmente tali eventi hanno anche una dimensione economica e causano incertezza per i potenziali investitori, ma in ogni caso la vita continua e il lavoro deve andare avanti. Non stiamo cooperando con singoli governi, ma con Paesi, nazioni. Partiamo dal presupposto che la nostra interazione si basa su una solida base di fiducia e rispetto reciproci che risale ai tempi della lotta contro il colonialismo e del nostro contributo alla creazione dello stato di diritto nella maggior parte dei Paesi africani.
Ma naturalmente siamo preoccupati che tali sviluppi indeboliscano la capacità degli Stati stessi e la loro capacità di garantire il corretto funzionamento del governo, della legge e dell'ordine. Chiaramente questa è una questione che riguarda prima di tutto gli Stati stessi, ma in qualità di amici sinceri quali siamo vogliamo che abbiano meno problemi.
Mosca è pronta a riconoscere i ribelli che hanno preso il potere in Guinea? Siamo sicuri che, con il loro arrivo al potere, gli interessi degli operatori economici russi nel Paese non verranno intaccati?
La domanda sul riconoscimento non è del tutto corretta. In Guinea il governo è stato rovesciato con la forza, il presidente è stato arrestato e, a nostro avviso, deve essere rilasciato e ne deve essere garantita l’immunità. Successivamente al colpo di Stato, si sono venute a creare poteri di transizione perché il Paese non poteva vivere senza, anche considerate le implicazioni di politica estera. Questo è un tema di facile comprensione per tutti, sia per i cittadini africani sia per i partner. Dunque, dovremo lavorare con le autorità che attualmente controllano l'apparato statale. Ed è compito di coloro che collaborano con loro incoraggiarli a ritornare nell’alveo costituzionale e aiutarli a superare questo difficile periodo di transizione. Nessuno vuole interrompere le relazioni diplomatiche con la Guinea. Supponiamo che ci sia un certo piano d’azione che le autorità di transizione guineane si sono impegnate ad attuare, aiutate dalla Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale la quale raccomanda l'organizzazione al più presto di nuove elezioni e l'attuazione di altre misure che consentirebbero al paese di rientrare nell’alveo di una forma di governo civile. Noi siamo favorevoli a procedere in questa direzione in maniera pianificata e coerente, tenendo conto degli interessi dei guineani stessi.
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Mosca è soddisfatta dell'attuale cooperazione con le autorità di transizione?
Intratteniamo contatti operativi con le autorità di transizione in Guinea. Secondo le informazioni in nostro possesso, le nuove autorità guineane ribadiscono la loro volontà di rispettare rigorosamente tutti i loro obblighi internazionali e continueranno ad attuare tutte le misure per sostenere e tutelare gli operatori economici stranieri nel Paese, garantendo fra l’altro la regolare e continuativa operatività delle imprese straniere. Questo approccio si applica anche agli operatori economici russi, principalmente UC RUSAL e Nordgold. Si tratta di grandi investitori che contribuiscono allo sviluppo del mercato locale creando posti di lavoro e partecipando attivamente a progetti di rilevanza sociale. Al momento non stiamo registrando alcuna criticità grave.
Sappiamo dove si trova il presidente Condé?
Per quanto ne sappiamo, non ha lasciato il Paese. Da parte sua non vi è stato alcun appello alla dirigenza della Federazione Russa.
Le critiche della Francia alla cooperazione tra Mosca e il Mali potrebbero essere un serio ostacolo allo sviluppo di questa stessa cooperazione?
Crediamo che le critiche debbano riguardare la sostanza e basarsi su fatti o evidenze affidabili. Nel caso di specie, ci sembra eccessiva la reazione francese ai potenziali rapporti tra le autorità maliane e le imprese private russe che forniscono servizi nel settore della sicurezza. Infatti, hanno reagito a qualcosa che ancora non esiste. A nostro avviso, non è certo l’approccio più costruttivo possibile.
Siamo favorevoli a dare al Mali, che si trova in una situazione molto difficile, tutto il supporto necessario per combattere il terrorismo e rafforzare la stabilità dello stato. Il Paese è sottoposto a grandi sfide: diversi territori non si trovano più sotto il controllo del governo e la lotta al terrorismo in Mali è un processo molto complesso. Chiaramente, i maliani intendono affidarsi a chi è disposto ad aiutarli.
In Mali la Francia sta conducendo un'operazione a lungo termine, l'operazione Barkhan, ma di recente Parigi ha iniziato a rivedere questa missione provocando reazioni contrastanti da parte dei maliani che temono la creazione di una sorta di vuoto di sicurezza. Comprendiamo il loro desiderio di trovare altri partner che li assistano in questa lotta. A nostro avviso questa deve essere un’area di cooperazione e non motivo di critiche. Tanto più che il governo del Mali ha tutto il diritto di intrattenere contatti con appaltatori privati.
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Gli Stati Uniti hanno detto che l'intenzione delle autorità maliane di lavorare con una società di sicurezza privata russa non farebbe che complicare la situazione. Questi timori sono fondati?
Bisogna chiedere agli americani. Se lo dicono, dovrebbero giustificare le loro dichiarazioni. Noi non siamo di questo parere. Lo ribadisco, riteniamo che le opportunità di prestazione degli aiuti che si rivelano accettabili per la parte maliana debbano essere accettabili anche per chi si considera davvero amico del popolo maliano.
Si sa quando si giungerà alla concretizzazione dell’intenzione delle autorità maliane di operare con una impresa privata russa di sicurezza? Quando cominceranno i lavori?
Non siamo responsabili delle azioni delle aziende private, non posso rispondere a questa domanda. Il governo russo e il Ministero degli affari esteri non hanno nulla a che fare con questioni contrattuali private.
Tuttavia, Mosca ufficialmente conferma che sosterrà le autorità del Mali nella loro lotta contro il terrorismo. Di cosa si tratta esattamente? Addestramento militare, invio di istruttori e armi?
Vantiamo una lunga e fruttuosa storia di cooperazione con il Mali, anche nel campo tecnico-militare. Questa tradizione verrà portata avanti anche in futuro. Stiamo supportando il Mali nell'addestramento delle sue forze armate e stiamo lavorando a forniture militari su richiesta del governo del Mali. Questa è una prassi consueta che riflette la nostra volontà di fornire ai maliani l'assistenza di cui hanno bisogno per rafforzare le capacità delle loro forze armate e la prontezza di combattimento.
Quindi è previsto che questa cooperazione si sviluppi nel tempo?
Questo dipende da molti fattori. La cooperazione esiste e sta trovando applicazione secondo le necessità e le capacità attuali. Per noi l’addestramento degli esperti è fondamentale. Come facciamo anche con molti altri Paesi africani, formiamo personale sia civile che militare, peacekeeper, agenti di polizia, medici e giornalisti.
In passato è stato dichiarato che il Mali stesse contando sul supporto di Mosca per la prospezione e l’utilizzo delle risorse minerarie. Le parti hanno avviato le consultazioni sul tema?
Una vasta gamma di punti di interesse della nostra cooperazione con il Mali è stata delineata durante la recente visita del ministro degli Esteri del Mali Diop in Russia: non solo la prospezione di risorse minerarie, ma anche la cooperazione nei settori dell'energia e delle TIC. Si è discusso di molti temi. L’importante, comunque, è che via sia un interesse reciproco. I ministri degli Esteri hanno appurato una volontà bilaterale di intensificare la cooperazione commerciale.
Ora sta alle organizzazioni commerciali interessate fare la loro parte: devono delineare i loro bisogni e presentare proposte concrete.
Si tratta di questioni tecniche e commerciali che richiedono un'analisi attenta e professionale. Allo stesso tempo, abbiamo già conseguito alcuni risultati. Una delegazione dell'Associazione per la cooperazione economica con l'Africa, istituita a seguito del primo vertice russo-africano a Sochi, ha visitato il Mali nel dicembre 2020 dove ha tenuto ampi e fruttuosi colloqui con i dirigenti dei dipartimenti e delle aziende maliane interessati. Con il supporto dell'associazione, i maliani hanno avanzato la richiesta di coinvolgere le società russe interessate all’identificazione del potenziale geologico del Mali. Nell’aprile del 2021 sono ricominciati i contatti tra le camere di commercio russa e maliana.
Il secondo vertice Russia-Africa si terrà l'anno prossimo. Come procedono i preparativi dell’evento? Potrebbe aver luogo di nuovo in Russia?
Stiamo lavorando su questi temi con i nostri partner africani. Non escludiamo nessuna opzione perché la situazione è complicata, la pandemia arriva a ondate e sta minando economicamente le risorse degli africani e di molti altri Paesi. Per risolvere definitivamente la questione, dobbiamo lavorare su tutti i fronti. Ma al momento ci troviamo proprio nel bel mezzo del problema.
L’idea è organizzare un vertice in presenza?
Non escludiamo nessuna possibilità. Non posso dire cosa succederà tra un anno. E se comparisse una nuova variante e tornassimo a chiudere tutti i confini? Ora non sono in grado di dare questa informazione perché la situazione è in continuo cambiamento.
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Come valuta il ruolo svolto dagli Stati Uniti nel conflitto interno in Etiopia dato che è stato proprio a Washington che i gruppi ribelli hanno firmato un'alleanza con l’intento di spodestare le autorità in carica?
Non mi addentrerei in una valutazione approfondita di ciò che gli Stati Uniti stanno facendo. Guardiamo con preoccupazione a come si sta sviluppando la situazione in Etiopia. Si tratta di un Paese amico e vicino con il quale vantiamo una lunga storia di relazioni, quindi vorremmo che la situazione tornasse alla normalità il più presto possibile, che lo spargimento di sangue finisse e che l'attuale profonda crisi venisse superata. Siamo a favore dell’attuazione di un rapido cessate il fuoco e dell’avviamento del dialogo con l’intento di risolvere pacificamente i disaccordi interni al Paese. Supponiamo che non vi sia alternativa alla conservazione dell’integrità territoriale dell’Etiopia e non crediamo che sia possibile imporre ordini provenienti dall'esterno. Il nostro compito è quello di aiutare gli etiopi e le organizzazioni africane a trovare una via d'uscita dalla crisi. Ma sono gli etiopi e gli africani stessi che devono svolgere il ruolo principale in questo processo, per questo motivo stiamo supportando gli sforzi dell'Unione africana.
Per quanto riguarda la firma dell’accordo a Washington, si tratta più che altro di una attività mirata ad attirare l’attenzione di un pubblico esterno. Non mi metterò ad analizzare il contensto. Vi basti sapere che, a nostro avviso, gli sforzi dovrebbero essere concentrati all'interno dell'Etiopia e le soluzioni devono essere trovate in loco.
Perché ultimamente molti stati europei e organismi dell'ONU hanno ritirato il loro personale diplomatico da Addis Abeba, mentre l'ambasciata russa sostiene che sta continuando a lavorare normalmente? Qual è la ragione di questa differenza di posizione?
Spetta ad ogni Paese decidere in che modo garantire la sicurezza dei suoi cittadini in caso di emergenze. Non ho intenzione di esprimermi sulla ragionevolezza o sulla coerenza delle azioni di quei Paesi che stanno chiedendo ai propri cittadini di lasciare l'Etiopia in quanto ogni governo ha i suoi criteri. Stiamo monitorando da vicino la situazione nella capitale e siamo in costante contatto con le autorità etiopi. Ci basiamo su una situazione oggettiva e naturalmente non lasceremo che ci sfuggano di mano le questioni relative al mantenimento della sicurezza dei cittadini russi e dei collaboratori dell’ambasciata.
L'ambasciata dispone di unità di crisi che valutano la situazione e scambiano informazioni con il centro di controllo. Esistono dei meccanismi che possono essere utilizzati per risolvere diverse questioni qualora il contesto lo richieda. Al momento l'ambasciata non ci sta dando alcuna raccomandazione in tal senso.
Ma, di nuovo, ogni Paese ha la sua logica. Probabilmente qualcuno sta prendendo diverse misure di sicurezza avendo ben vivo nella memoria il ricordo della difficile organizzazione dell’evacuazione dall’Afghanistan.
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