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Lo studio Usa: casi di demenza destinati a triplicare entro il 2050

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Una signora al tavolino di un bar a Venezia - Sputnik Italia, 1920, 08.01.2022
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La ricerca dell'Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) dell’Università di Washington è stata pubblicata su The Lancet e stima che nel 2050 le persone affette da demenza nel mondo potranno essere fino a 153 milioni.
Entro il 2050 le persone affette da demenza potrebbero essere almeno 153 milioni. Lo rivela uno studio pubblicato su The Lancet Public Health e realizzato dall’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) dell’Università di Washington. I casi, quindi, potrebbero triplicare nell’arco di una trentina d’anni.
Oggi la demenza è la settima causa di morte nel mondo e i costi per la società nel 2019 sono stati di oltre mille miliardi di euro.
Gli esperti prevedono che il picco dei casi si verificherà nell’Africa Subsahariana orientale, dove il numero di persone affette da questa patologia potrebbe aumentare del 357 per cento, fino a sfiorare i tre milioni di malati nel 2050.
Anche in Europa Occidentale l’incidenza della malattia è destinata a crescere del 74 per cento. Tra i Paesi dove si attendono incrementi minori, tuttavia, c’è anche l’Italia, assieme a Grecia e Finlandia.
In Asia e nel Pacifico, invece, si registrerà un aumento più contenuto, con una crescita del 53 per cento.
Decima Assise, who has Alzheimer's disease, and Harry Lomping walk the halls, Friday, Nov. 6, 2015, at The Easton Home in Easton, Pa - Sputnik Italia, 1920, 15.06.2021
5 sintomi di imminente demenza senile
Ma quali sono i fattori di rischio? Secondo il gruppo di ricercatori, capitanato da Emma Nichols, sarebbero almeno quattro: fumo, obesità, glicemia alta e bassa istruzione.
Investendo sulla scolarizzazione di un numero sempre maggiore di individui, infatti, il numero di casi di demenza entro il 2050 potrebbe essere ridotto di circa sei milioni.
Ma è importante, come si legge sull’agenzia Agi, anche fare attenzione allo stile di vita, alla dieta e all’esercizio fisico.
“Le informazioni che abbiamo ottenuto potrebbero guidare scelte e decisioni più consapevoli in materia di prevenzione e contrasto della demenza”, assicura la dottoressa Nichols.
“Speriamo che i dati che abbiamo ottenuto – ha concluso - siano utili per lo sviluppo di trattamenti efficaci, ma anche per i responsabili politici e gli esperti di salute pubblica”.
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