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La “battaglia delle statue” di Padova infiamma il dibattito

Prato della Valle, Padova - Sputnik Italia, 1920, 08.01.2022
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Approfondimento
Prato della Valle, una delle piazze più grandi d’Europa è finita al centro di una polemica dopo la proposta di aggiungere una statua dedicata ad una donna nel Pantheon composto da 78 statue tutte maschili. La città della prima donna laureata al mondo è divisa, ma il dibattito nato a Padova dà molti spunti di riflessione.
‘Prà dea vae’, la magnifica piazza simbolo di Padova è diventata la scena di una discussione sul lato “maschilista” del monumento architettonico padovano e dei monumenti in generale. La questione è stata sollevata sotto forma di mozione da due consiglieri comunali della maggioranza di centrosinistra; la notizia ha fatto presto il giro del globo. Installare una statua dedicata alla padovana Elena Cornaro Piscopia su uno dei piedistalli vuoti, la prima donna laureata al mondo. Questa è stata la proposta iniziale, ma il dibattito si sviluppa giorno dopo giorno.
Andare ad occupare un solo piedistallo vuoto fra decine di statue maschili: è questa la strategia vincente per rendere omaggio ad una figura femminile importante per la città? Il tema del ruolo delle donne, rimasto nell’ombra per tanti secoli, magari merita uno spazio ampio e nuovo al di fuori di un monumento architettonico antico, traccia del nostro passato? Una cosa è certa: nelle nostre città d’arte, se ci pensiamo, sono totalmente assenti statue dedicate a donne, e questo deve cambiare. Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento Davide Tramarin, giovane ricercatore di storia dell’arte dell’Università di Padova e politico locale.
— Parliamo della cosiddetta “battaglia delle statue”. Davide Tramarin, lei è critico in merito alla proposta di aggiungere una statua dedicata ad una donna a Prato della Valle. Perché?
— Rispetto agli ultimi giorni dell’anno scorso nell’ultima settimana c’è stata una grande evoluzione nel dibattito. Il punto di partenza della proposta era di mettere addirittura l’originale della statua dedicata ad Elena Cornaro Piscopia, la prima donna laureata al mondo, statua conservata all’Università di Padova; in seguito è stato chiarito che gli ideatori dell’iniziativa non volevano mettere quella statua, ma una statua nuova a lei dedicata. Dal punto di vista metodologico e storico sarebbe stato sbagliato pensare di spostare l’originale o di farne una copia. È stato chiarito anche dai proponenti che questo comunque non era l’obiettivo.
Il dibattito è continuato, ora si parla di mettere una nuova statua sui piedistalli vuoti. La proposta teoricamente è ammirevole e io la condivido pienamente: è bella l’idea di riuscire a fare dei monumenti che rappresentino donne illustri perché questo tipo di monumenti non esiste. Sono d’accordo. Il fatto di mettere una statua in Prato della Valle è un problema.
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— Perché?
— Perché subentrano tutta una serie di criteri che da decenni vengono utilizzati in Italia per la gestione dei monumenti e dei beni culturali e per la definizione degli interventi. Questa idea in base a tali criteri non si può portare avanti, perché i due piedistalli vuoti non lo sono per caso. Prato della Valle era già un monumento altamente identitario per la città di Padova, con la caduta della Repubblica di Venezia e con l’arrivo delle truppe napoleoniche i soldati francesi in maniera simbolica decisero di abbattere tutte le statue dei dogi che erano presenti. Al posto di alcune hanno fatto degli obelischi, mentre i due piedistalli vuoti in questione furono lasciati volutamente vuoti per dimostrare la scomparsa della Repubblica di Venezia. Noi abbiamo il dovere, per l’impostazione che c’è sempre stata nel nostro Paese nella gestione dei beni culturali, di mantenere leggibile quella testimonianza storica.
È un problema anche di estetica: è un complesso di statue molto uniforme, anche se è stato costruito gradualmente. Andare ad aggiungere delle statue contemporanee chiaramente potrebbe non essere facile, perché andrebbe a rompere l’unità estetica della piazza. Anche il Soprintendente ha detto in un’intervista radiofonica che evidentemente non si tratta del luogo più adatto per mettere una sola statua di donna, o al massimo due, in mezzo a così tanti uomini. Perché non pensare ad un altro luogo?
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— Innalzare una statua ad una o più a donne importanti per la storia di Padova al di fuori di Prato della Valle sarebbe una buona soluzione?
— Da qualche giorno sto proprio spingendo su questa alternativa. La mia idea è stata accolta anche da Italia Nostra, un’importante associazione che si occupa di tutela dei beni culturali in tutta Italia. Prato della Valle non è il luogo adatto, l’idea è di creare un nuovo spazio. Quest’opzione mi entusiasma, ho proposto di scegliere un luogo vicino alla Cappella degli Scrovegni, luogo altamente simbolico della città, oltre il canale Piovego si sta realizzando un nuovo parco che non prevede alberature.
Lì c’è l’opportunità di rifare oggi nella contemporaneità un nuovo prato che sia delle donne. Anno dopo anno a Prato della Valle furono aggiunte statue dedicate a uomini illustri, si può fare la stessa cosa con le donne nella contemporaneità dando l’opportunità agli artisti di esprimersi in maniera più libera perché diventerebbe uno spazio autonomo. Spero si vada in questa direzione. Si possono organizzare dei concorsi, dei bandi. Serve uno spazio vivente per raccontare le donne padovane.
— Possiamo dire che il dibattito nato sulle statue fa bene a Padova e ai suoi abitanti perché dimostra che la città è un organismo vivente?
— Quest’aspetto non è emerso molto nei giornali, ma io sono stato fino a pochi giorni fa il segretario del partito democratico di Padova. La ragione per cui ho deciso di alimentare la discussione deriva dal fatto che ho visto l’opportunità di riuscire a discutere dell’importanza dei beni culturali. Sono molto contento di questo dibattito e del fatto che si sia potuto discutere dell’importanza di un monumento. I cittadini non sempre si rendono conto dell’importanza di quello che abbiamo ereditato dal passato a livello di patrimonio culturale.
Sono felice e mi auguro che questa vicenda possa avere come risultato la realizzazione di un nuovo spazio per celebrare le donne e che non si limiti ad occupare piedistalli vuoti. Spero che sia qualcosa di più. Padova è stato un luogo di discussione negli ultimi anni, non mi sorprende che questa storia sia nata proprio nella nostra città. Se si decidesse di realizzare un nuovo parco con delle opere d’arte da dedicare alle donne io sarò in prima linea per far sì che questo avvenga. Diamo spazio alle donne attraverso un monumento nuovo che racconti il nostro tempo.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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