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“Grammatica del nuovo mondo”: esce il libro che spiega come la pandemia ha cambiato il vocabolario

© Foto : fornita da Filippo PolettiFilippo Poletti, Grammatica del Nuovo Mondo
Filippo Poletti, Grammatica del Nuovo Mondo - Sputnik Italia, 1920, 08.01.2022
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Approfondimento
La pandemia Covid-19 ha “letteralmente” stravolto le nostre vite. Oltre a costringerci a cambiare le nostre abitudini quotidiane, a modificare il nostro modo di rapportarci agli altri, di lavorare e studiare, questo virus sta rivoluzionando anche il nostro modo di parlare.
Ne parla nel suo libro, Grammatica del nuovo mondo, Filippo Poletti, giornalista e top voice di LinkedIn. Nel volume edito da Lupetti, in ordine alfabetico - dalla A di Aurora alla G di grazie, dalla I di italiani, alla S di smart working, passando per la U di umanità - vengono elencati 50 termini chiave dei nostri giorni, che sottolineano l’evoluzione del linguaggio ai tempi della pandemia.
Per un approfondimento, Sputnik Italia ha raggiunto Filippo Poletti, autore del libro Grammatica del nuovo mondo, giornalista professionista ed ex consigliere nazionale dellʼOrdine dei giornalisti, che ha scritto per più̀ di 30 testate, tra le quali anche il Corriere della Sera.
- Filippo, com’è nata l’idea di creare il dizionario del mondo Covid? A chi è rivolto questo volume?
- Dall’idea di mettere “ordine” alla rivoluzione radicale avviata dalla pandemia, potente come le grandi rivoluzioni industriali. Di fronte a una cosa così spaventosa come l’emergenza sanitaria in atto, la tentazione della rimozione è in agguato ed è comprensibilissima, umana, direi. Rimozione coincide con “non ci voglio pensare”, “lasciamo stare”, “finiamola qua”. Accade però che, come Freud ha scoperto a beneficio di tutti, ciò che abbiamo rimosso ritorna, ma non ritorna uguale e ci chiede il conto. La pandemia potrebbe essere una busta che non vogliamo aprire: potremmo essere tentati di non volerne più sentire parlare. “Basta”, “abbiamo già dato”, “non mettiamola più al centro dell’attenzione”, “voltiamo pagina”.
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Eppure, come sottolinea lo psicanalista Luigi Ballerini nella postfazione della Grammatica del nuovo mondo, conviene voltare pagina solo dopo che si sono lette con attenzione le pagine precedenti della vita, altrimenti si corre il rischio di perdere il filo e non ci si orienta più. Per voltare pagina, ossia per guardare al futuro, è necessario conoscere il passato, invece che rinnegarlo. È quello che ho provato a fare in questo libro: i destinatari siamo tutti noi, perché la pandemia ha incrociato tutte le nostre vite, nessuna esclusa, cambiando il nostro approccio alla vita e al lavoro. Quel lavoro a cui tutti i giorni, dal 2017, dedico su LinkedIn la rassegna lavoro.
- In base a quali criteri hai scelto 50 parole chiave necessarie per spiegare la pandemia? Riescono a raccontare tutto ciò che stiamo provando?
- L’ho fatto cercando di riprendere alcune storie chiave del nuovo mondo pandemico, non pretendendo tuttavia di esaurirlo: il compito futuro sarà necessariamente quello di aggiornare il dizionario, aggiungendo sicuramente altre parole. Tutto iniziò due anni fa, giovedì 30 gennaio 2020, con il caso dei due turisti cinesi trovati positivi a Roma. Da allora, 100 settimane appunto, il nostro vocabolario si è concentrato su parole come mascherina, vaccino, smart working e zona rossa, arancione, gialla e bianca. Negli ultimi mesi, poi, il nostro linguaggio si è polarizzato sulla contrapposizione tra “no-vax” e “sì sì sì-vax”: questo braccio di ferro lessicale evidenzia la profonda e preoccupante spaccatura presente nella popolazione.
- Tra le parole del nuovo mondo ci sono aggettivi che hanno invertito la loro valenza. Potresti fare qualche esempio?
- Il contagio ha rivoluzionato il nostro modo di parlare: l’aggettivo positivo ha assunto un’accezione negativa, mettendo tra parentesi anche il pensiero positivo. Alcune espressioni hanno poi acquisito nuovi significati: legate fino al 2019 all’inchiesta giudiziaria di cui il prossimo mese di febbraio ricorrerà il trentennale dall’avvio, dal 2020 le “mani pulite” sono associate alle raccomandazioni pubbliche di carattere igienico-sanitario. È il caso anche di RT, sigla che sta per retweet su Twitter e oggi utilizzata per indicare l’indice di trasmissibilità.
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- Perché nel volume ti concentri su cinque storie, quelle di Aurora Maria Perottino, Gennaro Arma, Elena Pagliarini, Francesca Colavita e Gian Luca Rana?
- Sono alcune delle luci del nostro mondo: la prima, forse la più bella, è quella di Aurora Maria Perottino, nata a Moncenisio nelle settimane seguite allo scoppio del coronavirus. Dopo anni in cui il Comune più piccolo del Piemonte non vedeva una culla riempirsi, mamma Jonida partorì la bimba. Il paese fece festa, vedendo la luce risplendere nel tunnel della pandemia.
Altro nome che tu stessa citavi è quello del capitano campano Gennaro Arma, legato alla vicenda della Diamond Princess, la nave posta in isolamento dal 5 al 27 febbraio 2020 nel porto di Yokohama in Giappone: fu lui a scendere per ultimo dall’imbarcazione, riscattando l’onore dell’Italia, dopo la tragedia della Costa Concordia guidata dal comandante Francesco Schettino.
Elena Pagliarini e Francesca Colavita sono, inoltre, l’infermiera di Cremona addormentatasi esausta sul tavolo di lavoro e immortalata in rete e, la seconda, la ricercatrice dell’istituto Spallanzani di Roma, a cui si dobbiamo l’individuazione della sequenza del nuovo coronavirus.
Altra bella storia, infine, è quella dell’imprenditore veronese Gian Luca Rana, che lo scorso giugno ha annunciato l’aumento del 25 per cento degli stipendi ai propri collaboratori: “Il punto sono le persone. Quest’anno così tremendo e complicato abbiamo deciso di aumentare gli stipendi del 25% durante il periodo della pandemia. Ci sembrava la cosa giusta da fare verso i nostri dipendenti", ha spiegato il CEO della grande azienda di prodotti alimentari.
- Dedichi uno spazio importante alla cronaca dei primi 100 giorni del contagio. Col senno di poi, secondo te, si poteva evitare uno scenario così drammatico?
- Sono stati fatti tanti errori nella gestione dell’emergenza sanitaria. Ne parla il giornalista Alessandro Cecchi Paone nel libro Covid segreto, intervistando il chirurgo Pierpaolo Sileri, viceministro della Salute nel governo Conte e oggi sottosegretario al ministero della salute nel governo Draghi.
Ciò che mi preme sottolineare è l’importanza di dare voce alla scienza. Mi ha molto colpito un’intervista di Monica Maggioni, neodirettrice del Tg1, rilasciata a Repubblica, nella quale la giornalista ha sottolineato come “se c’è di mezzo la vita delle persone, non puoi mettere sullo stesso piano uno scienziato e il primo sciamano che passa per la strada. Non tutte le opinioni hanno lo stesso valore”. Oggi, in questo momento di grande difficoltà, in piena quarta ondata di coronavirus e con la variante Omicron che avanza inesorabilmente, deve tornare a contare la competenza scientifica. Facciamo parlare la scienza e ascoltiamola.
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- Cosa ci deve insegnare la nuova grammatica?
- A capire che la pandemia, oltre a una tragica emergenza sanitaria, è stata e rappresenta un cambiamento radicale del nostro modo di esistere sulla Terra. Ciò che mi auguro nella Grammatica del nuovo mondo è che dal Covid nasca un mondo migliore, capace di promuovere l’ecologia radicale, ovvero un modo sostenibile di vivere e lavorare e, allo stesso tempo, capace di promuovere la giustizia sociale. Se c’è una parola che abbiamo riscoperto in questi due anni, è l’io, il pronome personale singolare. L’abbiamo riletta all’incontrario con l’aggiunta della lettera N. Siamo, dunque, entrati nell’era del noi. Noi, noi, noi: questo è il nuovo mondo post-Covid che dobbiamo tenerci stretto. Un nuovo mondo dove tutti sono legati gli uni agli altri.
- Purtroppo il virus sta ancora circolando. A tuo avviso, con quali parole si arricchirà il dizionario nel 2022, che è visto da molti come l’anno della fine della pandemia? C’è speranza che alcune parole svaniscano dal linguaggio comune per sempre?
- Ne dico una per tutte: distanziamento sociale. È un’espressione terribile, agghiacciante, perché se il distanziamento fisico è stato ed è necessario per ragioni sanitarie, quello sociale apre le porte a un mondo disumano.
Parlando di speranza, il mio augurio è che mai più gli italiani debbano assistere alle immagini delle bare partite da Bergamo sui camion dell’Esercito, per essere trasportate in altre regioni d’Italia. Ricordate? Era il 18 marzo 2020. Questa immagine fu ed è un monito a far sì che mai più si ripeta che i defunti non siano salutati dai propri cari. La morte è una cosa troppo drammatica per essere vissuta in solitudine. E, dunque, come scrivo nel libro Grammatica del nuovo mondo, “Saluto di addio, mai più senza”.
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