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Totonomi per Palazzo Chigi con Draghi al Colle: Di Maio, Giorgetti o Franceschini

© Foto : Palazzo ChigiIl premier Draghi al telefono
Il premier Draghi al telefono - Sputnik Italia, 1920, 07.01.2022
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Berlusconi resta l’ostacolo da superare. Proseguono le incognite sul voto per il Quirinale per l’andamento dei contagi e i leader dei partiti si chiamano fuori dalla ricerca dei delegati regionali per i Grandi elettori.
Finite le vacanze di Natale, riprendono ancora più fitti i colloqui tra partiti per l’elezione del presidente della Repubblica, con le votazioni dal 24 gennaio al 3 febbraio.
Se l’ipotesi di eleggere Mario Draghi al Quirinale si fa strada, è aperta la ricerca di un suo sostituto a Palazzo Chigi che possa, per un un anno o poco più, guidare il cosiddetto governo fotocopia.

Secondo le indiscrezioni che circolano sui quotidiani, si parla di Dario Franceschini, Giancarlo Giorgetti e Luigi Di Maio.

Su tutti e tre i nomi, però, pesa l’irremovibilità di fare un passo indietro di Silvio Berlusconi, convinto di poter essere eletto dalla quarta votazione, quando basteranno 505 Grandi elettori.
Il Cavaliere punta a raccogliere voti anche tra gli ex grillini e il Misto. E se non riuscisse a essere eletto potrebbe, da king maker, girare i suoi consensi su Draghi, o su Giuliano Amato, o su Pier Ferdinando Casini.
Se al Colle dovesse salire Draghi, si studiano le strategie per un premier che possa tenere unito il governo. I renziani puntano su Franceschini.
I Cinque stelle potrebbero, complice il Pd, far salire Di Maio alla guida del governo, trovando i consensi anche senza Iv e Lega.
Matteo Salvini  - Sputnik Italia, 1920, 06.01.2022
Salvini pronto a trattare sullo schema del Pd per il doppio accordo Quirinale-Governo
L’ipotesi Giorgetti, invece, vede un ostacolo proprio nel leader del Carroccio, Matteo Salvini, che non digerisce la sua candidatura.

I leader di partito e i Grandi elettori

Intanto, tra appelli alla sicurezza del voto, con circa 40 deputati positivi al Covid, si cerca di individuare i 58 delegati regionali da inserire tra i Grandi elettori.
La suggestione di far entrare in Parlamento per il voto sul Quirinale anche i leader dei partiti non eletti, è stata subito smontata dagli stessi interessati.
Berlusconi ha declinato la possibilità di essere delegato da Lombardia o Calabria. Stessa posizione per Giuseppe Conte, per il M5S. Il leader di Azione, Carlo Calenda ha dichiarato: “Non credo sia opportuno”.
Dei 58 delegati inviati dalle Regioni, 33 sono di centrodestra, 24 di centrosinistra più Erik Lavévaz dell’Union Valdotane.
Il centrodestra ha stabilito le quote: 13 leghisti, sette forzisti, tre di Fratelli d’Italia e gli altri centristi o civici.
Nel centrosinistra, Francesco Boccia, responsabile enti locali del Pd parla di “gentlemen’s agreement” tra alleati.
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