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Vaccini, si profila la quarta dose. Cauda: "Temo servirà"

© Filippo AttiliInfermiera prepara un vaccino
Infermiera prepara un vaccino - Sputnik Italia, 1920, 05.01.2022
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Il picco di contagi è atteso tra metà e fine gennaio, ha spiegato il direttore di Malattie Infettive del Policlinico Gemelli, secondo cui bisogna continuare a vaccinare anche in età pediatrica.
Israele ha già iniziato a somministrarla agli ultrasessantenni, ma la quarta dose di vaccino contro il Covid-19 sarà davvero necessaria? "Temo di sì", la risposta di Roberto Cauda, direttore di Malattie infettive al Policlinico Gemelli di Roma e consulente per le malattie infettive di Ema, intervenuto stamattina al programma Agorà su Rai Tre.

"La quarta dose, - spiega - al di là di quel che può essere l'efficacia della terza dose che sicuramente darà effetti importanti, penso che potrebbe essere necessaria se verranno allestiti dei vaccini che tengano conto delle varianti e che quindi sarebbero più performanti nei confronti della protezione. I dati di Israele saranno importanti, ma se loro hanno cominciato a farla è evidente che, se non per tutti, per alcune categorie potrebbe essere utile", ha sottolineato.

Cauda auspica un "2022 Covid free", ma la nuova ondata "fa paura", con gli oltre 170 mila contagi registrati ieri e "che crescono di settimana in settimana in percentuale del 150%, e il numero dei decessi". Il picco, chiarisce, potrà arrivare fra metà e fine gennaio.
L'impennata di casi "è sicuramente dovuta alla variante Omicron, che è già diventata prevalente nel nostro Paese. In Francia vediamo 300mila contagi al giorno, in Usa un milione. Abbiamo una situazione piuttosto difficile che richiede prese di posizione rapide per poter cercare di fronteggiarla, anche se noi sappiamo che l'unico modo per poter avere una vera e propria barriera nei confronti di questa diffusione del virus è rappresentato del vaccino".
Bisogna continuare a vaccinare, ma "la riduzione delle vaccinazioni sull'età pediatrica non è una buona notizia. Un contagio su 4 è al di sotto dei 20 anni", specifica.
Anche se alcuni studi indicano che Omicron "dà forme meno gravi, quando la platea dei contagiati è così ampia è chiaro che anche l'1% di forme gravi determina quello stress che stiamo vedendo su ospedali e terapie intensive e quell'aumento dei decessi".
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