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Governo diviso tra obbligo vaccinale per gli over 60 e super green pass per tutti

© Filippo AttiliPrimo Consiglio dei ministri del Governo Draghi
Primo Consiglio dei ministri del Governo Draghi - Sputnik Italia, 1920, 05.01.2022
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Caos nell’esecutivo, in vista del Cdm che dovrà varare le misure per raffreddare la curva dei contagi. Si salda un asse Lega-M5S. Draghi ottiene un’apertura sul lavoro da remoto da Brunetta.
Sono ore tesissime a Palazzo Chigi, dove da ieri si discute sulla bozza delle nuove misure da presentare in Cabina di regia e nel Consiglio dei ministri, previsti per oggi.
La curva di Omicron fa paura, con gli oltre 170mila casi registrati ieri, e il premier Mario Draghi si trova a fronteggiare i veti incrociati dei partiti su obbligo vaccinale e l’estensione del super green pass.

Per questo, una delle ultime versioni del provvedimento da discutere in Cdm prevede una misura a metà strada: l’obbligo vaccinale per le persone che hanno più di 60 anni. È una platea di 1,5 milioni di persone che non hanno ricevuto neanche una dose.

Ipotesi che al momento prevale, rispetto a quella di varare il super green pass obbligatorio per tutti i lavoratori.
Uno dei temi su cui si è già raggiunta un’intesa è il lavoro a distanza nella pubblica amministrazione e nel settore privato.
Nel decreto di oggi potrebbero entrare anche nuove regole per stadi e palazzetti dello sport, dalla riduzione della capienza alle gare a porte chiuse, fino allo stop alle competizioni.

I due fronti

Sul tavolo del premier c'è, da una parte, l'estensione del green pass rafforzato a tutti i lavoratori, pubblici e privati, e, dall’altra, l’obbligo vaccinale per alcune categorie, in questo caso l’estensione ai fragili ultrasessantenni.
Per la prima ipotesi, anche soltanto per i dipendenti pubblici in una prima fase o per coloro che sono a contatto con il pubblico, si è espressa Forza Italia.
Il super green pass per tutti i lavoratori invece non piace alla Lega. Il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha avuto un acceso scontro con Draghi, perché la decisione bloccherebbe molte aziende, soprattutto al Nord, che si sono organizzate in maniera egregia con la prassi dei tamponi. E ha minacciato di disertare il Cdm.
L’estensione non convince neanche il Movimento 5 Stelle e crea dubbi anche nel Pd, che invece punta all’obbligo vaccinale.

Lavoro da remoto e PA per consentire il rientro a scuola

Intanto, Draghi ha incassato un punto a favore della sua strategia, dopo l’incontro di ieri con il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta.

“Le lezioni riprendono il 10 gennaio. Uno slittamento non esiste”, aveva detto Draghi, puntando sul lavoro da remoto per ridurre la circolazione di persone e virus.

Brunetta è contrario alla reintroduzione di un lavoro a distanza massiccio e quindi il compromesso raggiunto è stato quello di ristabilire il lavoro da remoto nella PA, utilizzando le regole già esistenti.

Si tratterà di una circolare, e non un decreto, con cui si disporrà l’uso più esteso possibile del lavoro da remoto, che riguarderebbe cioè il 49% dei lavoratori del settore pubblico.

Le amministrazioni possono programmare “rotazione di personale settimanale, mensile, plurimensile”, anche tenendo conto dell’andamento dei contagi, secondo il ministero.
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