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Covid, boom di contagi fra gli infermieri: "Ospedali a rischio corto circuito"

© FotoInfermieri ed operatori sanitari durante Covid
Infermieri ed operatori sanitari durante Covid - Sputnik Italia, 1920, 05.01.2022
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Il sindacato degli infermieri Nursing up lancia l'allarme sulla pressione nei pronto soccorso, "vere e proprie bombe ad orologeria pronte ad esplodere”, mentre tra gli operatori sanitari ci sono circa 1.000 contagi al giorno.
La nuova ondata legata ad Omicron sta provocando un'impennata di contagi in corsia. Il sindacato Nursing up segnala, in una nota, una media di 800-1.000 casi giornalieri di Covid-19 fra gli infermieri. Il “nuovo freddo inverno degli infermieri italiani” mette gli ospedali a rischio corto circuito.
Il sindacato lancia l'allarme su “situazioni organizzative allarmanti e pronto soccorsi sotto pressione, come vere e proprie bombe ad orologeria pronte ad esplodere”.
Mentre il picco di contagi fra i camici è atteso per le prossime ore, negli ospedali c'è "una vera e propria paralisi in atto", con gli operatori sanitari costretti a 30 ore di straordinario e a coprire posizioni di reparti diversi, a causa della carenza di personale.

"Un quadro da 'film horror', tra turni massacranti, carenza di personale all’acme, con sempre più colleghi infettati e costretti a rimanere a casa ogni 24 ore, reparti ordinari convertiti in fretta e furia in aree Covid", si legge nel comunicato.

E ancora: "Un nuovo tunnel, come se a nulla fossero serviti i due anni di pandemia che abbiamo alle spalle".
A Roma, in particolare, alcuni ospedali rischiano il collasso entro il 10 gennaio, gli infermieri coprono turni con straordinari e prestazioni aggiuntive per assistere i pazienti ammassati, mentre i reparti vengono trasformati in aree Covid.
Particolarmente dura la situazione delle terapie intensive, dove spesso i pazienti intubati sono assistiti da un solo infermiere e un solo OSS.
Ieri il sindacato delle professioni infermieristiche Nursind aveva lanciato un allarme analogo sui contagi in corsia, con l'82% in più tra gli infermieri, e sulla pressione ospedaliera relativa ai ricoveri ordinari.
"Il personale sanitario non viene messo in condizione di un controllo preciso e capillare, soprattutto per quanto riguarda i medici e infermieri che sono a contatto con pazienti particolarmente fragili", la denuncia di Stefano Barone, segretario provinciale di Roma.
Il sindacalista lamenta la bassa attendibilità dei tamponi rapidi e chiede "che vengano fatti i tamponi almeno una volta a settimana, mentre al momento nel Lazio si fanno ogni 10 giorni”.
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