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La farmacia dove nacque l'Accademia della Crusca compie 500 anni

Firenze, Toscana - Sputnik Italia, 1920, 04.01.2022
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Nel 1521 la farmacia “All’insegna del Moro” si sposò in piazza San Giovanni, nel cuore di Firenze. Ed è qui che uno dei proprietari iniziò a radunare studiosi e letterati che diedero vita all'Accademia della Crusca.
Festeggia cinquecento anni la farmacia “All’insegna del Moro”, dove nacque l’Accademia della Crusca. Siamo nel cuore di Firenze, in piazza San Giovanni, a due passi dalla cattedrale di Santa Maria del Fiore.
È qui che la bottega, prima conosciuta come “spezieria all’insegna del Saracino”, si trasferì proprio in quell’anno da via Cerretani, dove era stata inaugurata, tra le prime in città, nel 1265.
Ben presto, grazie alla famiglia Grazzini di Staggia, ed in particolare ad Anton Francesco, soprannominato il “Lasca”, speziale con la passione per il teatro e la poesia, il negozio da semplice farmacia diventò un punto di riferimento per i letterati dell’epoca.
Tra quelle mura, spiega l’attuale titolare della farmacia, Rita Falange Bertone, intervistata da Repubblica, fondarono prima l’Accademia degli Umidi, dai soprannomi dei componenti, che richiamavano il mondo acquatico, e poi la più celebre Accademia della Crusca.
Quest’ultima nacque nel 1585, quando Grazzini era morto da circa un anno. Materialmente, di quegli anni è rimasto ben poco, a parte i locali. A spazzare via quasi tutte le ultime testimonianze tangibili di quel passato è stato l’alluvione del 1966 che devastò la città e distrusse gli antichi arredi e i suppellettili.
Ma qualche segno della storia gloriosa di questo locale è sopravvissuto. Un passaggio interno al locale, custodisce ancora una formella con una testa di moro. E poi c’è la memoria viva dei fiorentini, con un discendente del “Lasca”, lo speziale poeta che diede vita al circolo letterario, che qualche anno fa donò alla dottoressa che gestisce la farmacia dagli anni ’90 un libro di poesie.
Senza contare tutti gli appassionati, che continuano ad entrare “All’insegna del Moro” non per comprare medicinali ma per leggere quella targa in cui si ricordano le “cruscate” del cinquecento fiorentino e toccare con mano quella che, in un certo senso, fu la culla della lingua italiana.
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