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Gas russo o liquefatto made in USA: quale conviene alla nostra bolletta?

© Depositphotos / Denfotoblog@gmail.comРегулировка давления газа в газовом котле по манометру
Регулировка давления газа в газовом котле по манометру - Sputnik Italia, 1920, 04.01.2022
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Il prezzo del gas oggi è cinque volte superiore a quello di prima della crisi energetica. Nuova stangata in arrivo sulle bollette,
Dopo essere salito a cifre spropositate dall’inizio di dicembre, il prezzo del gas è tornato a scendere verso la fine del mese di quasi il 50% rispetto i massimi raggiunti.
Più esattamente, nella settimana del 14 dicembre il prezzo europeo è schizzato sopra quello asiatico toccando i 180 euro per megawattora e dal 27 è sceso, invece, a 96,50 euro.
Le riserve di gas naturale in Europa sono ai loro minimi storici dal 2013: rispetto a un anno fa, i paesi europei dispongono del 25 per cento di gas in meno. La scarsità è stata determinata in primo luogo da una stagione fredda più lunga del solito nella prima metà del 2021, con un consumo maggiore di gas per i riscaldamenti e per la produzione di energia elettrica.
I gestori hanno dovuto così attingere dalle riserve.
Le attività di estrazione si sono ormai ridotte sia nel Regno Unito sia nei Paesi Bassi, storicamente tra i principali fornitori europei, e la produzione in Norvegia ha subìto un cospicuo rallentamento a causa di grandi attività di manutenzione agli impianti che hanno reso necessaria la sospensione delle forniture.
A complicare le cose, la società statale russa Gazprom ha chiuso le manopole del gasdotto Yamal, una delle tre vie usate per convogliare il metano dalla Russia alla Ue passando per Polonia e Germania.
Lo stop è stato certificato dall'operatore di rete tedesco Gascade, dopo che le consegne erano scese al 5-6% della capacità già nel weekend.
Qualche giornalista un po’ superficiale ha individuato nel viaggio di quindici navi partite dagli Stati Uniti con gas liquefatto e destinazione Europa l’unica ragione della diminuzione dei prezzi correnti.
© Sputnik / Vai alla galleria fotograficaNave per il trasporto di gas naturale liquefatto
Nave per il trasporto di gas naturale liquefatto - Sputnik Italia, 1920, 04.01.2022
Nave per il trasporto di gas naturale liquefatto
Non si può escludere che quell’evento possa avere, in qualche modo, influito sul prezzo ma, se così è stato, le ragioni sono state soprattutto di carattere psicologico e non certo economiche o politiche.
I motivi più sostanziali della diminuzione del prezzo sono dovuti semplicemente ad una diminuzione della domanda dovuta alla previsione di temperature più alte e quindi di minore bisogno di energia per il riscaldamento.
Inoltre, vanno messe sul piatto il contemporaneo aumento della disponibilità di energia elettrica dovuta alla ripartenza di alcuni impianti eolici (soprattutto in Germania) e la ripresa della pandemia con conseguente rallentamento delle produzioni industriali.

Allora perchè il gas costa sempre di più?

Occorre precisare che il prezzo mondiale delle materie prime, ed in particolare di quelle energetiche, è basato soprattutto sui “future” cioè sulle opzioni di acquisto per consegne future che, di là da possibili speculazioni, tengono conto di una previsione sul rapporto tra dimensione attesa della domanda e disponibilità dell’offerta.
Che il previsto arrivo delle navi americane abbia avuto un’importanza del tutto secondaria ce lo dicono le cifre: una nave cisterna mediamente può trasportare 200.000 metri cubi di gas liquido che corrispondono più o meno a 116 milioni di metri cubi di prodotto rigassificato.
Se consideriamo che nella sola Italia il consumo annuale di gas è attorno ai 70 miliardi di metri cubi, è facile verificare come il gas in arrivo (116 x 15 = circa 1 miliardo e 700 milioni di mc.) rappresenta una percentuale non particolarmente significativa perfino nel caso che l’unica destinazione, per assurdo, fosse l’Italia.
Secondo Nomisma Energia il consumo di gas europeo nel 2020 è corrisposto a 380 miliardi di metri cubi di cui circa la metà arriva dalla sola Russia e il resto da altre fonti quali Norvegia, Qatar, Libia, Algeria ecc.
Il motivo per cui le navi americane hanno fatto rotta verso l’Europa non va ricercato in una ipotetica volontà politica statunitense di “lanciare un avvertimento” o “sostituire” il gas russo bensì in una semplice ragione di mercato.
Innanzitutto è bene ricordare che gli esportatori americani di gas sono società private che agiscono, comprensibilmente, in base alla logica del maggior profitto.
Ebbene, tradizionalmente il prezzo del gas sui mercati asiatici è sempre stato molto più alto di quello corrente in Europa e fino ai recenti aumenti, non conveniva alle navi cisterna con gas liquido puntare verso le nostre coste rinunciando ai clienti asiatici molto più remunerativi.
Va anche sottolineato che, nei contratti di consegna di gas liquido, gli esportatori si riservano il diritto di cambiare la destinazione del carico nel caso di sensibili variazioni del prezzo a sfavore dell’ultimo compratore.
Precisato quanto sopra, non si può tralasciare il gioco politico che riguarda le fonti di energia e, in particolare, le pressioni americane affinché l’Europa riduca la propria dipendenza dalle forniture di gas in arrivo dalla Russia. Proprio la recente decisione della magistratura tedesca di sospendere (con motivazioni burocratiche) l’inizio dell’operatività del North Stream II ha sicuramente influito sulle aspettative di fornitura del gas.
© Foto : Press Service Eugal  / Vai alla galleria fotograficaCostruzione del gasdotto North Stream 2
Costruzione del gasdotto North Stream 2 - Sputnik Italia, 1920, 04.01.2022
Costruzione del gasdotto North Stream 2

Lo zampino della politica

Purtroppo, di là dalle roboanti dichiarazioni di alcuni politici che evidentemente vivono sulle nuvole o mentono, sostituire il gas in arrivo dalla Russia con quello liquido potenzialmente fornito dagli Stati Uniti è economicamente improponibile.
Il gas che ci arriva dall’est attraverso conduttore già sperimentate da anni dai vari gasdotti già funzionanti e, se la politica lo consentirà, anche dal North Stream II ha un costo di produzione molto più basso del gas di scisto americano.
Inoltre, il costo del trasporto via nave e le operazioni di liquefazione e rigassificazione contribuiscono a rendere ancora meno competitivo i metri cubi in arrivo dall’ovest.
Senza contare la clausola del diritto a cambiare destinazione che rende rischioso per ogni compratore affidarsi più di tanto a un tipo di fornitura via mare.
È pur vero che con le tecnologie dello scisto gli americani si sono ritrovati con una quantità eccedente di gas che devono vendere a tutti i costi ma, fino a quando e per tutto il tempo in cui i mercati asiatici resteranno più remunerativi, le vendite all’Europa costituiranno soltanto una quantità del tutto marginale.
Se mai, per motivi puramente politici, si decidesse davvero di ridurre le importazioni dalla Russia, sarebbe meglio fare affidamento sul gas che potrebbe arrivare dai giacimenti del mediterraneo orientale.
Si tratterebbe di gas sicuramente meno costoso di quello americano e geograficamente più vicino.
Peccato che da quell’area non sia tuttora disponibile alcun gasdotto e se mai verrà realizzato (Turchia permettendo), dovranno passare un bel po’ di anni prima che cominci a funzionare.
Le ragioni economiche reali, quindi, ci spingono a non insistere con continue minacce alla Russia. A meno, evidentemente, che qualcuno non decida che sia un bene che i consumatori europei che paghino molto più di quanto hanno pagato finora per riscaldare le proprie case e far girare le proprie centrali elettriche.
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