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L'allarme sul caro-energia: "Si rischia un lockdown produttivo"

© AFP 2021 / DPA/ JAN WOITASIndustria automobilstica
Industria automobilstica - Sputnik Italia, 1920, 03.01.2022
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Secondo il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarrelli, “molte fabbriche stanno decidendo se stare aperte o chiuse, pur in presenza di ordini, perché non ce la fanno a pagare le bollette".
L’esplosione dei prezzi dei combustibili fossili rischia di portare ad un “lockdown produttivo”. È la previsione di Davide Tabarrelli, presidente di Nomisma Energia, società indipendente di ricerca in campo energetico e ambientale, intervistato dall'agenzia Agi, che spiega come al momento “molte fabbriche stanno decidendo se stare aperte o chiuse, pur in presenza di ordini, perché non ce la fanno a pagare le bollette".
La questione è all’ordine del giorno delle riunioni di governo, con i partiti che premono per bloccare i rincari su luce e gas per famiglie e imprese con un nuovo scostamento di bilancio. Anche gli addetti ai lavori invocano interventi urgenti.
Per Tabarrelli, la soluzione più veloce sarebbe quella di “sbloccare il Nord Stream-2”, il nuovo gasdotto per importare il gas russo nell’Unione Europea attraverso il Mar Baltico fino a Greifswald, in Germania, e l’incremento dell’utilizzo di carbone. “Inoltre, - ha spiegato l’esperto all’Agi - bisognerebbe mantenere maggiore flessibilità nel sistema elettrico europeo, che è troppo rigido e legato al gas".
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Le soluzioni sul medio termine, invece, sono l’incremento degli stoccaggi e della produzione in Europa e la diversificazione delle importazioni. Per incrementare la sicurezza energetica, ci sarà bisogno, secondo il numero uno di Nomisma, di investimenti sulle rinnovabili, ma anche sul nucleare.
La fiammata dei prezzi, comunque, secondo le previsioni degli addetti ai lavori, potrebbe spegnersi o quantomeno raffreddarsi per una serie di fattori: "Il clima mite, la pausa natalizia, il miglioramento della situazione geopolitica in Ucraina, i carichi di Gnl che dagli USA si stanno muovendo verso l'Europa, il maggior uso di carbone in Germania, la ripresa produttiva delle centrali nucleari francesi dopo la manutenzione: sono tutti fattori che hanno consentito la discesa del costo del gas negli ultimi giorni".

L’analista, però, sottolinea come, nonostante il calo dei prezzi lo scorso 31 dicembre, il costo dell’energia rimanga comunque molto alto, se paragonato a quello di un anno fa: una media di 120 euro, contro quella di 39 euro per Mwh del 2020.

"Un mercato che segna oscillazioni di tale portata – è il commento del presidente di Nomisma - andrebbe regolato per non restare appesi a un filo di vento in più o a una gelata in meno nella fissazione del prezzo".
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