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"Il Pd guarito dal renzismo", bufera nel Pd per le parole di D'Alema

© Sputnik . Mikhail Klimentyev / Vai alla galleria fotograficaMassimo D’Alema
Massimo D’Alema - Sputnik Italia, 1920, 03.01.2022
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L'ex premier parla del ritorno di Articolo Uno nelle file del partito di Letta: "Ora il Pd è guarito da una malattia terribile". La replica di Renzi: "Parole che si commentano da sole".
Il possibile ritorno dell’ex premier Massimo D’Alema nel Pd già rischia di creare scompiglio nel partito. L’annuncio della possibile riconciliazione tra Dem e Articolo Uno, la formazione composta dai fuoriusciti del Pd renziano, Pier Luigi Bersani in testa, è arrivato, come racconta il Corriere, durante un incontro su Zoom per scambiarsi gli auguri di Natale e parlare del percorso comune per creare un centrosinistra unito che possa dialogare con il M5S.
In questo senso, il sistema delle “Agorà” inaugurate dal segretario, Enrico Letta, per D’Alema, rappresenta “il modo migliore per arrivare ad una ricomposizione”, che definisce “necessaria”. Si tratta, ha proseguito, di “un passo decisivo in avanti per la ricostruzione di una grande forza progressista . Alla fine non sarà il partito che volevamo noi, ma vale la pena di portare il nostro patrimonio nel contesto di una forza più grande”.
Fin qui, tutto lineare. Ma è quando si arriva alla spiegazione del perché il gruppo decise per la scissione, che l’ex premier lancia la sua provocazione, neanche troppo velata. “La principale ragione per andarcene era una malattia terribile che è guarita da sola, ma che c’era”, e cioè il “renzismo”.
Letta, anche in vista della partita per il Quirinale, che vede Renzi ago della bilancia, si affretta a rettificare via Twitter. “Il Pd da quando è nato, 14 anni fa, è l’unica grande casa dei democratici e progressisti italiani. Sono orgoglioso di esserne il segretario pro tempore e di portare avanti questa storia nell’interesse nazionale. Nessuna malattia e quindi nessuna guarigione. Solo passione e impegno”.
A rispondere, via social, è anche il diretto interessato. “D’Alema rientra nel Pd dicendo che chi lo ha portato al 40 per cento, a fare le unioni civili, ad avere l'unico governo con la parità di genere, a creare più di un milione di posti di lavoro è un malato. Sono parole che si commentano da sole. Un pensiero a chi è malato davvero, magari nel letto di un ospedale. E un abbraccio a chi sognava il partito dei riformisti e si ritrova nel partito dei dalemiani”, scrive su Facebook Renzi.
L’ex premier ha rivendicato i successi della sua segreteria anche dalle colonne del Messaggero: “D’Alema mi ha sempre fatto la guerra da dentro e da fuori, quando ho guidato il Pd abbiamo preso il 40 per cento, governato 17 regioni su 20 e scritto pagine importanti sui diritti, per abbassare le tasse, sul lavoro e sull’impresa con Industria 4.0. Con noi la classe operaia ha ricevuto più soldi, non solo con gli 80 euro”.
“Se i dem di oggi pensano che il renzismo sia la malattia e D’Alema sia la cura sono contento per loro e faccio molti fervidi auguri. È il motivo per cui non sono più nel Pd: io credo nel riformismo, loro nel dalemismo”, conclude il leader di Italia Viva, che conta ancora diversi simpatizzanti nelle file del partito di Letta.
Filippo Sensi, ex portavoce del senatore di Scandicci, giudica “offensivo e sbagliato definire gli avversari politici come malattie”.
Duro anche il coordinatore nazionale di Base Riformista, Alessandro Alfieri. “Le parole rozze di D’Alema – attacca - guardano al passato e rimestano rancori mai sopiti”. “Se questi sono i presupposti per ragionare su future evoluzioni del Partito democratico, per noi semplicemente la questione non esiste", avverte.
Andrea Marcucci, ex capogruppo dei Dem al Senato ed esponente della stessa corrente, la butta sull’ironia: “D’Alema è un esperto di malattie, avendone vissute e provocate molte fin dai tempi del Pci-Pds”.
“Il Pd – dice tornando serio - deve essere più ambizioso. La legislatura volge al termine. Ci sono le condizioni per un congresso costituente dopo l’elezione del capo dello Stato”. “Al di là – aggiunge - del ritorno più o meno gradito di uno sparuto gruppo di dirigenti”.
L’eventuale ricomposizione con i fuoriusciti di Articolo Uno si deciderà la prossima primavera. Per ora, ha spiegato Arturo Scotto, dirigente della formazione di cui fa parte anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, “stiamo partecipando alle Agorà dem con i nostri temi, per costruire un programma del campo progressista assieme a Pd e M5S”.
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