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Covid, il politologo Yasha Mounk: "Con Omicron inizia la fine della pandemia"

© Sputnik . Ilya Pitalev / Vai alla galleria fotograficaPaziente in terapia intensiva
Paziente in terapia intensiva - Sputnik Italia, 1920, 02.01.2022
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Secondo lo studioso, intervistato dal Corriere della Sera, si tornerà alla normalità a prescindere dal fatto che la nuova variante del virus sia più o meno pericolosa: "Il bisogno di socialità prevarrà sulla paura".
“Il bisogno di vita sociale ha la precedenza sulla paura del contagio”. È questo, secondo il politologo americano Yascha Mounk il motivo per cui potremmo essere arrivati “all’inizio della fine della pandemia”. O almeno della pandemia intesa come “fenomeno sociale”.
Si intitola proprio “Omicron segna l’inizio della fine” l’ultimo articolo pubblicato sulla rivista statunitense The Atlantic dallo studioso, professore associato di Pratica alla School of Advanced International Studies della Johns Hopkins University di Washington.
La nuova mutazione del Covid per l’accademico rappresenterebbe uno spartiacque. D’ora in poi, secondo il politologo, i governi propenderanno per misure di “adattamento alla crisi” piuttosto che mettere in campo azioni efficaci per ridurre i contagi.
Per questo Mounk scommette che l’anno che è appena iniziato segnerà la fine della pandemia. Ciò potrebbe avvenire in due modi, ha spiegato in un’intervista al Corriere della Sera: “Il primo è biologico: scoprire che Omicron non fa ammalare in modo grave la netta maggioranza delle persone e che l’esposizione a questa variante, se vaccinati, protegge da ceppi futuri”.
Il secondo è “sociale” e cioè, “consiste nel dire che ci siamo abituati al fatto che la nostra vita implicherà più rischi nel 2022 rispetto al 2019, ma collettivamente e individualmente scegliamo che vivere in modo un più normale valga la pena di correre quei rischi”.
Insomma, secondo lo studioso “anche se Omicron dovesse essere più pericolosa di quanto speriamo e anche se varianti future dovessero essere più gravi, sceglieremo di tornare ad una nuova normalità e non al lockdown”.
È probabile che le persone, soprattutto chi ha scelto di vaccinarsi, non rinuncerà a stare in compagnia, uscire o andare a cena fuori. “I nostri antenati – ribadisce Mounk - hanno vissuto in contesti in cui i rischi per la loro vita ogni giorno erano enormemente superiori a quelli che affrontiamo noi, anche ora nel picco di Omicron. Eppure sceglievano di uscire e interagire: è un bisogno degli esseri umani”.
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Il lockdown della primavera del 2020, quindi, è destinato a rimanere un unicum nella storia. La conclusione è che “possiamo sperare di tornare a una nuova normalità che sia sicura quanto lo era alcuni anni fa o possiamo temere una nuova normalità in cui i rischi associati al vivere la nostra vita continuino ad essere elevati”.
“In ogni caso – scommette il politologo americano - stiamo cominciando a rientrare in una sorta di normalità”.
Oggi le persone non sono più disposte a “stravolgere la propria vita”. Le misure restrittive, infatti, secondo il prof., sono state tollerate finora proprio perché “temporanee” e limitate nel tempo.
A questo va aggiunto che il virus fa meno paura, grazie a vaccini, cure e all’esperienza dei medici. Infine, secondo Mounk, la maggior parte delle persone è semplicemente stanca di preoccuparsi per il Covid.
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