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La colla miracolosa ottenuta dalle carcasse, il business delle tigri uccise in Asia

Vietnam, tigri nello zoo - Sputnik Italia, 1920, 01.01.2022
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Approfondimento
In Cina, Laos, Vietnam e Tailandia sono in voga le cosiddette "tigri da compagnia". Questi animali predatori vengono prima fatti crescere negli allevamenti e poi uccisi.
Questo felino selvatico, quasi estinto alla forma selvatica, viene torturato in ambienti angusti per il divertimento dei turisti e poi ucciso per ottenere un liquido pseudo-medicinale. Il "rimedio" più popolare della medicina popolare è proprio la colla di tigre, che si suppone abbia effetti benefici. Nel frattempo, le richieste degli ambientalisti in Asia non vengono ascoltate.

Succo d'ossa color ambrato

"Questo prodotto è molto costoso. I venditori assicurano che la colla di tigre curi i reumatismi e una serie di malattie", spiega l'ambientalista Susan Bass.
I difensori di questi animali hanno scoperto che in tutta l’Asia sono circa 8.000 le tigri detenute in recinti illegali. Secondo la Environmental Investigation Agency, allo stato brado ne sono rimaste meno della metà. I funzionari dell'organizzazione hanno redatto un rapporto dopo l'altro, sollecitando i governi a prestare attenzione al problema. Finora senza risultati.
"Le tigri da allevamento sono anche un'attrazione turistica, popolare non solo in Cina e in Vietnam, ma anche negli Stati Uniti. La gente paga per vedere questi animali. Una volta sul post, comprano anche rimedi della medicina popolare, come tinture e lozioni ottenute a partire dalle carcasse di questi felini", afferma Bass con rabbia.
I turisti danno il biberon ai cuccioli di tigre e scattano fotografie. I proprietari degli allevamenti fanno pagare tra i 10 e i 100 dollari per ogni foto. Per fare invece un tour dell’allevamento e giocare con i felini bisogna pagare fino a 1.000 dollari. I visitatori sono rassicurati dal fatto che il denaro sarà utilizzato per salvare gli animali selvatici dai bracconieri. Molti "benefattori" lasciano anche una mancia.
Nei mercati asiatici ci sono apposite bancarelle che vendono una sostanza di colore ambrato: la colla miracolosa, ottenuta a partire dalla tigre, che cura tutti i mali.
"Sembra un normale succo, ma il metodo di preparazione è brutale. Lo scheletro della tigre, infatti, viene sciolto in una pentola a pressione. Le ossa vengono bollite per 2 o 3 giorni a fuoco lento", spiega Debbie Banks, esperta di lotta al contrabbando di animali.
I produttori sono convinti che la colla delle ossa dei cuccioli sia più efficace. Ma non tutti osano uccidere i cuccioli di tigre.
"Non è una questione di pietà: lo scheletro di un predatore adulto è più pesante. Questo significa che può essere usato per la preparazione di medicine. Mentre gli avanzi sono usati per gioielli, accessori di moda, plaid", elenca il tecnologo dell'Università di Copenhagen Dang Vu Hoein, che ha studiato il mercato illegale.
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La panacea di tutti i mali

Un chilo di colla di tigre costa 15.000 dollari. Non tutti possono permetterselo. Secondo gli ambientalisti, la maggior parte dei consumatori è rappresentata da ricchi pensionati, che sono disposti a pagare di più se la "cura miracolosa" viene fatta con le ossa di animali selvatici.
"In natura, i predatori si alimentano in modo diverso, si muovono di più e quindi i rimedi ottenuti dagli animali selvatici sono più efficaci. Il 40% degli acquirenti intervistati è di questa opinione. Credono che la colla di tigre selvatica abbia un effetto migliore sui reumatismi e curi l’impotenza", sostiene Dang Wu Hoaien.
Si usano anche ossa di antilope, corna di cervo e gusci di tartaruga. A chi soffre di reumatismi si consiglia di mescolare questo liquido con vodka e oppio e di consumarlo ogni giorno.
La "materia prima" viene sempre dai bracconieri. Da molti anni gli ecologisti chiedono alle autorità di Vietnam, Cina e Tailandia di vietare, con provvedimenti di legge, la caccia agli animali. Non appena il documento viene presentato ai parlamenti locali, entrano in campo degli oppositori, i quali sostengono che i gioielli, i plaid e i farmaci ottenuti a partire dalle tigri costituiscono parte integrante della medicina tradizionale orientale. Abolire la caccia di questi animali, a detta loro, significherebbe perdere le proprie radici culturali.
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Esemplare di giraffa bianca unico al mondo dotato di tracker per scoraggiare i bracconieri

Impotenza e corruzione

I politici asiatici sono d'accordo sul fatto che il bracconaggio debba finire. Tuttavia, la soluzione proposta è totalmente in disaccordo con i principi del benessere animale: infatti, si è proposto di legalizzare gli allevamenti di tigri all’interno delle aziende agricole e legalizzare l’abbattimento unicamente di questi esemplari allevati. Così facendo, si propone di vietare l’abbattimento dei felini allo stato brado. Tuttavia, gli animalisti sono convinti che questa non sia la soluzione.
"Un terzo dei clienti preferisce i prodotti ottenuti esclusivamente dalle ossa delle tigri selvatiche. La legge non riuscirà a fermare i bracconieri", sostiene Susan Bass.
La Environmental Investigation Agency stima che ogni giorno in Asia viene uccisa una tigre, per soddisfare le esigenze della medicina tradizionale. E non vi sono segnali di miglioramento in questo senso.
A causa dell'abitudine di molti asiatici di approcciarsi agli animali esotici non nei parchi nazionali, ma direttamente nel piatto, il commercio di carne di animali selvatici nei mercati urbani è in crescita. Ad ogni modo, non sono solo gli ambientalisti a lanciare un campanello d’allarme, ma anche gli infettivologi. Tuttavia, le autorità non hanno gli strumenti adeguati a porre fine a tutto questo.
L'epidemia di SARS nel 2002 è stata un primo campanello d'allarme. In quel caso, la fonte del virus furono i pipistrelli e il virus arrivò all’essere umano mediante lo zibetto, un mammifero predatore simile a un gatto o a un procione. La stessa teoria per cui l'attuale pandemia di coronavirus sarebbe partita da una bancarella di Wuhan non è stata ancora confutata.
L'impotenza e l'intensa corruzione delle autorità locali ha fatto sì che il commercio di animali selvatici diventasse un settore molto lucrativo e ben organizzato. Si stima che questo mercato abbia un volume di affari di 125 miliardi di yuan (circa 17 miliardi di euro) l’anno in Cina e che impieghi circa 6 milioni di persone. E questi sono soltanto i numeri relativi all’attività svolta alla luce del sole. Sui numeri del sommerso possiamo soltanto tirare a indovinare.
di Galia Ibragimova
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