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2022, Venezia solo su prenotazione (e a pagamento): che ne pensano i veneziani?

© Sputnik . Leonardo ToloneseVenezia, gondola
Venezia, gondola - Sputnik Italia, 1920, 01.01.2022
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Approfondimento
Dall’estate 2022 Venezia non sarà più come prima: la magica città sull’acqua potrà essere visitata solo su prenotazione e vi si accederà attraverso dei tornelli a pagamento. L’obiettivo è limitare il numero di turisti, ma l’iniziativa arriva dopo due anni di crisi nel settore ricettivo. Com’è stato accolto il provvedimento dagli stessi veneziani?
Venezia è sicuramente fra le città più affascinanti al mondo, uno spazio elegante e molto fragile allo stesso tempo. Da anni si dibatte vivamente sul numero troppo elevato di visitatori, per un centro storico che conta solamente 50mila abitanti.
Venezia vive di turismo, ma le presenze eccessive registrate prima della pandemia erano insostenibili per l’equilibrio della città. Venezia ha bisogno di essere ripensata, riorganizzata, ma dei tornelli a pagamento sono la soluzione giusta? Una cosa è certa: Venezia non sarà più la stessa. Sputnik Italia ha raggiunto, per un’intervista, Adriano Favaro, giornalista che per decenni ha lavorato per Il Gazzettino e il quale ha recentemente curato un sondaggio su “Venezia su prenotazione”.
— Da giugno ci saranno delle limitazioni per entrare a Venezia. Adriano Favaro, che ne pensano gli stessi veneziani, secondo il sondaggio da lei condotto?
— Abbiamo svolto un sondaggio con Demos, che da 25 anni analizza la situazione del Veneto e di Venezia. È stato intervistato un campione di mille persone. Il 38% ha risposto che non se ne dovrebbe parlare nemmeno, perché il turismo ha già sofferto. Limitare gli ingressi in città, secondo questi intervistati, significherebbe la fine. Il 64%, invece, ritiene che Venezia sia delicata e che vada tutelata. I tornelli potrebbero essere, secondo loro, una forma di tutela.
— Come cambierebbe però l’immagine della città nel mondo?

— Questo è un aspetto al quale, secondo me, l’ordinanza del Comune di Venezia non ha prestato attenzione. Non è stata neanche immaginata l’enorme reazione che questa novità provocherà di fronte all’intero pianeta. Negli anni ’80, per esempio, il sindaco Mario Rigo ordinò la chiusura del ponte per una ragione molto semplice: stavano arrivando troppi turisti ed intasavano i parcheggi. Oggi Venezia ha circa 28 milioni di turisti ogni anno, allora erano 16-17 milioni.

Il presidente degli albergatori di Venezia mi chiamò dicendo che da New York arrivavano chiamate per sapere se si potesse ancora venire a Venezia. C’era stata una trasmissione di comunicazione assolutamente errata, perché la chiusura del ponte sarebbe durata solo una giornata; dall’altra parte del mondo, invece, si pensò che Venezia fosse definitivamente chiusa. È un rischio non ancora calcolato, con il quale Venezia dovrà fare i conti in maniera pesante.
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— Gli ultimi due anni sono stati tragici per il turismo, e Venezia è una di quelle città che vive grazie a questo settore. Questa iniziativa non arriva con un tempismo sbagliato e non rappresenterà il colpo di grazia per il turismo veneziano?
— È vero, la situazione ha registrato un incrocio sfavorevole, anche se quando si parla di turismo credo sia difficile dire cosa è giusto e cosa sbagliato. Paolo Costa, che è stato rettore di Ca’ Foscari, aveva calcolato già nel 1988 il numero massimo di turisti che potevano essere ospitati a Venezia. Allora si parlava di 15mila, poi la cifra si spostò intorno ai 50mila, oggi si arriva a parlare anche di 90mila persone al giorno. È chiaro che Venezia è fragile e delicata. Venezia ha anche fatto grandi errori, pensando che il turismo sia una monocultura, una monoeconomia dalle risorse infinite. Non è vero, abbiamo visto che basta la pandemia o delle tensioni politiche internazionali e il turismo è il primo a scappare. Un grosso dibattito, inoltre, riguarda il pagamento per accedere alla città.
— Che cosa hanno risposto i veneziani?
— L’80% dei veneti e dei veneziani ha risposto che ritengono sia meglio rendere l’accesso gratuito. L’ordinanza dell’amministrazione comunale ha invece stabilito che si pagherà, poco, ma si pagherà. Qui bisognerebbe aprire a delle grandi riflessioni. Se io pago, mi sento quasi portatore di un diritto, così come quando pago in un museo e voglio vedere tutto.

La grande sfida sarebbe fare un referendum, per capire che cosa pensano davvero i veneziani e le persone che gravitano su questa città. Forse il 40% dei turisti dormivano a Mestre. Quando Venezia è piena, si riempiono anche gli alberghi di Verona. Questa è la portata di Venezia, che ha l’influenza su un’intera regione. La questione del pagamento per entrare in città riguarda tutto il mondo. Come Venezia riuscirà a trasmettere la propria immagine nuova? È un grande rischio.

A Boston, per esempio, l’amministrazione pubblica ha concesso delle aree, degli spazi e degli edifici pubblici ai privati che facevano delle attività economiche. Anche Venezia ha spazi enormi, come l’Arsenale, dei luoghi in grado di poter attrarre attività economiche. Finora non si è visto un gran ché. Se tutto resta ancorato al turismo, la crisi non cambia. Bisogna ripensare la città in una condizione molto differente dall’attuale.
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— Lei stesso sarebbe favorevole ai tornelli o pensa che per tutelare Venezia serva un approccio più globale?
— Io sono sfavorevole ai tornelli. Quando passo attraverso i tornelli mi sento a disagio. Ci sono altre cose da poter mettere in atto, certo non si può risolvere tutto in un attimo. Serve una grande campagna di comunicazione, Venezia ha bisogno di un ripensamento della propria immagine. Venezia è stata raccontata nei secoli in maniera avariata, abbiamo idee antiche di questa città. Abbiamo lasciato che queste idee corressero in tutto il mondo. Ricordiamoci però che gli abitanti se ne stanno andando, mancano diversi servizi. Bisogna riorganizzare la città. Serve una riunione di esperti, andrebbero riletti tutti i progetti e scelti i migliori. Non si ha voglia di farlo però, perché si pensa che sia più semplice trovare risposte immediate. Venezia è un esperimento mondiale. Vedere come funziona Venezia può significare vedere come funziona il resto del mondo, che, come dicono in molti, è appesantito da troppi abitanti.
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