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Uomo australiano non paga alimenti ai figli: condannato a “non uscire da Israele per 8mila anni”

© Foto : PixabayUn viaggio nel tempo
Un viaggio nel tempo - Sputnik Italia, 1920, 30.12.2021
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Noam Huppert, un chimico analitico di 44 anni che lavora per un'azienda farmaceutica, non può lasciare Israele fino al 31 dicembre 9999, a causa di un ordine di "sospensione dell'uscita" del 2013, emesso dopo che l'ex moglie ha avviato un caso giudiziario per alimenti non pagati ai figli.
C’è da augurarsi che al Sig. Huppert piaccia tanto Israele, dato che, secondo la sentenza, dovrebbe restarci quasi altri 8mila anni. Sì, perché nel provvedimento di sospensione dell'uscita pare proprio vi sia scritto “fino al 31 dicembre 9999”, cioè tra altri 7.978 anni.
Tale data non sarebbe stata scelta appositamente per irridere l’uomo o perché le autorità temano che il signor Huppert, in quanto chimico analitico, possa trovare il modo di ibernarsi, semplicemente, spiega il sito di informazioni australiano news.com.au, che ha dato la notizia, quella era la data più alta possibile, fissabile arbitrariamente, consentita dal sistema online e volevano essere sicuri fosse chiaro il concetto: da qui non esci finché non paghi.
La Corte ha stabilito che il 44enne Huppert deve pagare 5.000 shekel al mese, cioè 1.423 euro al cambio attuale, fino a quando i suoi due figli non saranno maggiorenni.
Non è chiaro se Huppert abbia effettuato pagamenti fino ad oggi o se debba pagare l'intera somma in anticipo, in modo da revocare il provvedimento di sospensione dell'uscita. Quello che è noto, è che al momento della sentenza i bambini avevano 2 e 7 anni e che l’ammontare del debito complessivo supera i due milioni di euro e non sarà permesso all’uomo di uscire da Israele finché non lo avrà pagato o fino alla scadenza dell’ordine di restrizione, cosa evidentemente meno probabile.
L'ex moglie di Huppert, cittadina israeliana, era tornata nel Paese nel 2011 con i figli, lui l’aveva seguita l’anno dopo, per poi scoprire che non se ne sarebbe più potuto andare.
"Dal 2013, sono rinchiuso in Israele", ha detto Huppert a news.com.au, lamentando anche il fatto che se fosse libero di viaggiare, forse potrebbe anche meglio assolvere al non semplice compito di dover fornire tanti alimenti.
Il caso Huppert, in realtà, non sembra affatto sporadico, se non per le strane modalità con le quali è stato indicato il fine della restrizione.
Nei suoi consigli di viaggio per Israele, fa notare il Guardian, il dipartimento di stato degli Stati Uniti include un avvertimento ai cittadini, dove viene sottolineato che i tribunali civili e religiosi israeliani "esercitano attivamente la loro autorità per impedire a determinate persone, compresi i non residenti, di lasciare il Paese fino a quando tutti debiti o altre rivendicazioni legali contro di loro non siano risolte”.
Marianne Azizi, una giornalista britannica indipendente che ha condotto campagne di sensibilizzazione sul problema, ha affermato che è "quasi impossibile accertare" il numero esatto degli uomini colpiti, ma suggerisce che potrebbero essere sulle “centinaia” anche solo gli australiani.
"Non sono riuscita a ottenere numeri da nessuna ambasciata straniera", ha detto la Azizi, che appare nel film documentario indipendente del 2019 No Exit Order.
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