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Silvio alla battaglia del Colle

© AFP 2021 / TIZIANA FABIL'ex premier italiano Silvio Berlusconi
L'ex premier italiano Silvio Berlusconi  - Sputnik Italia, 1920, 30.12.2021
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La sinistra terrorizzata dalla candidatura del Cavaliere fa di tutto per fargli terra bruciata attorno. Ma il centro-destra ha il dovere di provare a portare alla Presidenza della Repubblica un Berlusconi che nonostante l’età, gli acciacchi e il tiro al bersaglio dei magistrati rappresenta il suo vero padre nobile.
Ormai lo sappiamo tutti Silvio Berlusconi non può, ma soprattutto non deve, diventare Presidente della Repubblica. Gli opinionisti politicamente corretti, assieme a quelli squisitamente di sinistra e ai loro loro suggeritori politici, da mesi ci spiegano perché il Cavaliere non può e non deve sognare il Colle. Innanzitutto perché è divisivo e questo romperebbe l’incantesimo creato da Sergio Mattarella, il Presidente più amato dagli italiani.
Ma siamo sicuri che quell’incantesimo sia reale? Sergio Mattarella è sicuramente un presidente equilibrato e rispettoso della Costituzione. Quando però si è trattato di decidere e scegliere non si è mai tirato indietro. Nel settembre 2019 dovendo decidere se mandare l’Italia alle urne, favorendo un prevedibile successo della Lega, o agevolare la nascita di un governo giallo-rosso, assai più gradito all’Europa, scelse la seconda opzione. Forse con il senno di poi dobbiamo essergliene grati perché con un Salvini alla Presidenza del Consiglio e una pandemia in arrivo sarebbe stato difficile, se non impossibile, garantirsi i miliardi del Recovery Plan. Questo tuttavia ci ricorda che Mattarella è stato un Presidente capace di scelte anche molto divisive. Come lo fu, in maniera assai più spregiudicata, il suo predecessore Giorgio Napolitano.
L'ex premier italiano Silvio Berlusconi - Sputnik Italia, 1920, 27.12.2021
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L’altro grande scoglio disegnato dalla sinistra per arginare l’ipotesi di un approdo al Colle del Silvio nazionale riguarda i suoi rapporti con la magistratura. A dar retta ai consueti soloni - abilissimi nello spiegarci come il giusto coincida con gli interessi della sinistra - nominarlo Presidente - e quindi capo del Consiglio Superiore della Magistratura - equivarrebbe ad un oltraggio alla categoria dei giudici. Dimenticando che il vero oltraggio all’indipendenza e all’imparzialità della magistratura sono quei giudici che, come ha dettagliatamente ricordatol’ex presidente dell’Anm Luca Palamara, hanno lavorato per indirizzare a colpi d’inchieste la politica e si sono garantiti promozione e carriere con un sistema accuratamente pilotato.
Dunque più che un candidato “indegno” Berlusconi è stato, e resta, il bersaglio di quella parte della magistratura che, negli ultimi 30 anni, ha costantemente travalicato una divisione dei poteri considerata l’essenza della democrazia. Nell’ambito di questo sistema Berlusconi è diventato il bersaglio di una trentina di processi nei quali è stato sistematicamente assolto con l’unica eccezione di quella condanna in Cassazione del 2013 su cui grava il pesantissimo sospetto di una sentenza pilotata.
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In tutto ciò, al di là dello scontato ostruzionismo della sinistra, quel che fa assai specie è l’apparente distacco delle forze di centro-destra rispetto all’obbiettivo del Cavaliere. Un atteggiamento poco rispettoso nei confronti di un leader che, nonostante debolezze e difetti, resta l’indiscusso demiurgo di una coalizione di centro-destra mai esistita prima della sua discesa in campo.
Certo la creazione per mano di Berlusconi di quella coalizione rispondeva alla necessità di garantirsi i voti indispensabili per vincere le elezioni. Tuttavia senza la primogenitura di Berlusconi gli eredi del vecchio Msi, rigeneratisi prima in Alleanza Nazionale e poi in Fratelli d’Italia, avrebbero grandi difficoltà a vedersi garantita la naturale legittimazione politica. Prova ne siano gli attacchi dello scorso ottobre quando, prendendo a pretesto l’assalto di Forza Nuova alla Cgil di Roma, il vicesegretario Pd Peppe Provenzano rimproverò a Giorgia Meloni “un’ambiguità che la pone fuori dall’arco democratico e repubblicano”. E lo stesso dicasi per una Lega che diventò forza di governo grazie all’impegno profuso da Berlusconi per convincere il “senatur” Umberto Bossi a trovare una convivenza con i fin lì detestati ex missini. Insomma se non altro per riconoscenza e rispetto non troppo lontano il centro destra non può non appoggiare con tutte le forze la candidatura di Silvio Berlusconi.
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Ma aldilà del passato vi sono anche delle ottime ragioni per puntare sul fondatore di Forza Italia. Candidandosi esplicitamente al Colle il Cavaliere rompe il tabù della politica italiana che da decenni spinge gli aspiranti Presidenti a nascondere le loro legittime aspirazioni dietro un’ipocrita maschera d’argilla. Certo dietro l’indefessa capacità di rompere gli schemi si nascondono un’indelebile autostima e la convinzione di essere - nonostante età acciacchi e trascorsi giudiziari - l’unico vero leader della destra italiana. Di certo comunque gli vanno riconosciute una sincerità e una chiarezza d’intenti che altri candidati non hanno fin qui saputo manifestare. Anche per questo se il “presidenzialismo” è l’obbiettivo futuro del centro-destra le sue componenti farebbero meglio a convergere con decisione sull’unico candidato capace d’incarnarlo.
Non foss’altro perché è la prima volta nella storia della Repubblica che il “centro-destra” riesce ad esprimerlo. Ma anche perché i candidati migliori e più credibili, a destra o a sinistra, in questo momento non abbondano. Se poi, dopo la quarta o quinta votazione, il sogno di Berlusconi si sarà consumato allora ci sarà sempre il tempo per far convergere i 451 voti del centro-destra su un candidato alternativo.
Lasciando però al padre nobile del centro-destra italiano l’onore di aver combattuto e guidato l’ultima battaglia.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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