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Lopalco: “Non spaventiamoci, il picco a inizio gennaio, poi la curva scenderà”

Pier Luigi Lopalco - Sputnik Italia, 1920, 30.12.2021
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L’epidemiologo promuove la revisione delle quarantene decisa dal governo dopo le indicazioni del Cts. Tamponi solo per i sintomatici. E bacchetta i no-vax: con una platea più ampia di vaccinati non sarebbe successo.
Per l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, il governo ha imboccato la strada giusta rivedendo il sistema delle quarantene, perché “stiamo correndo un pericolo grave” e “siamo in pieno caos” a causa della variante Omicron.
Parlando al Corriere della Sera, il docente all’università del Salento aggiunge che i dati dei contagi, quasi a 100mila infezioni ieri, “non devono spaventarci”, perché il numero importante è quello dei ricoveri.
“Il picco ci sarà nella prima settimana di gennaio. Poi la fiammata si spegnerà”.
Un incremento dei positivi che per Lopalco poteva essere evitato: “Se fossimo stati tutti vaccinati il virus si sarebbe adeguato a diventare endemico. Avrebbe continuato a circolare ma senza creare danni”.

La decisione del governo non basta

Per Lopalco, oltre alla revisione annunciata nella tarda serata di ieri, bisogna modificare altre regole legate a tamponi e tracciamento e “bisogna fare in fretta”.
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“Parto dalla mia esperienza personale. Vaccinato con tre dosi, uno dei commensali con cui ho cenato mi avverte di essere positivo. Qual è il rischio che io sia stato contagiato e possa essere portatore del virus? Molto vicino allo zero, come per l’80% degli italiani vaccinati con due o tre dosi”.
Quindi, l’indicazione dovrebbe essere che chi ha avuto contatti stretti con un positivo “è immunizzato e non ha sintomi, venga avvertito della circostanza ma sia libero di uscire di casa” con mascherina Ffp2, niente feste e contatti minimi.
E, per questo stesso motivo, l’epidemiologo ritiene “inutile”, nella maggior parte dei casi, la corsa al tampone.
“È ancora più grave la situazione per chi ha sintomi che fanno pensare al Covid-19 e non riesce ad accertarlo per la stessa difficoltà di prenotare un test”.
Per questo, “diamo la precedenza ai pazienti che invece sono a rischio di infezione. Hanno diritto di poterlo sapere precocemente per essere curati”.
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