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Bifolchi (SpecialEurasia): “Bruxelles è il vero colpevole dell’attuale crisi energetica europea”

CC0 / Pixabay / Cucina a gas
Cucina a gas - Sputnik Italia, 1920, 30.12.2021
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Sullo sfondo della tensione USA-Russia per la questione Ucraina, torna lo spettro di una “guerra” del gas in Europa. Il prezzo dell’oro blu ha toccato il record storico sui mercati europei sfondando il muro dei duemila dollari per mille metri cubi.
Secondo la versione europea, il forte rialzo del costo del gas naturale europeo è dovuto alla riduzione delle spedizioni russe verso la Germania attraverso il gasdotto Yamal-Europe, in pieno inverno. Cioè per Bruxelles la Russia ha tagliato le forniture per “manipolare arbitrariamente i prezzi”.
Il Gazprom, a sua volta, si smarca dalle accuse e rimanda la palla nel campo europeo. Il colosso energetico russo ha definito le recenti accuse come "false, infondate e inaccettabili".
"Tutti i problemi dell'Europa occidentale sono creati dall'Europa stessa e invece di incolpare Gazprom sarebbe meglio si guardassero allo specchio", - ha precisato il portavoce dell'azienda energetica russa Sergei Kupriyanov.
Quali sono le vere cause che spiegano il vertiginoso aumento di prezzo del gas naturale? Perché gli occhi cadono sempre su Mosca? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Giuliano Bifolchi, Research Manager di SpecialEurasia.
© Foto : Giuliano BifolchiGiuliano Bifolchi
Giuliano Bifolchi - Sputnik Italia, 1920, 30.12.2021
Giuliano Bifolchi
— Giuliano, perché il gas russo ha di nuovo “riscaldato” lo scontro geopolitico?
— Negli ultimi anni il gas ha animato lo scontro geopolitico e il dibattito interno dei membri dell’Unione Europea, perché, come spesso accade in inverno, il prezzo di questa risorsa tende a salire e la sua reperibilità tende a diminuire creando scontento tra la popolazione europea e anche poca fiducia nei confronti di quel processo di differenziazione energetica basato su rinnovabili che stenta a decollare e a rappresentare una valida alternativa al petrolio e al gas naturale.
Se aggiungiamo all’equazione il continuo scontro/confronto tra Bruxelles e Mosca, gli interessi di Washington nel vendere il proprio gas naturale liquido sul mercato europeo, la crisi in Ucraina e il progetto Nord Stream 2, la risposta a questa domanda si può trovare facilmente nei diversi obiettivi geopolitici che ogni attore coinvolto nella ‘questione del gas’ ha e vuole raggiungere.
— La Russia e Gazprom sono stati accusati dall’Europa di aver limitato le forniture di gas verso l’Europa con lo scopo di sfruttare la situazione di crisi per ottenere la rapida approvazione dell’UE del controverso gasdotto Nord Stream 2.
Il portavoce del colosso russo Sergei Kupriyanov ha recentemente sottolineato che la compagnia sta rispettando tutti gli impegni e che ha anche aumentato i volumi rispetto allo scorso anno, aggiungendo che l'azienda è pronta ad aumentare le forniture con contratti a lungo termine a prezzi anche "significativamente inferiori a quelli attuali". Se la Russia è stata sempre un fornitore di gas affidabile per l'Asia e l'Europa e rispetta gli impegni in pieno, chi trae vantaggio accusandola?
Gasdotto  - Sputnik Italia, 1920, 24.12.2021
Putin: in Europa sciocchi gli sforzi per bloccare il Nord Stream 2, i prezzi del gas scenderebbero
— Uno dei paesi maggiormente interessati è la Germania che non solo rivende il proprio gas naturale all’Ucraina a prezzi maggiorati (secondo quanto riportato dalle fonti russe), ma che sulla questione del Nord Stream 2 potrebbe sfruttare la situazione attuale per ottenere un gas a un prezzo maggiormente vantaggioso. Se da un lato il gasdotto è pronto a entrare in funzione e quindi a ripagare Mosca degli sforzi economici fatti nella sua realizzazione, dall’altro lato è ovvio che i compratori tendono sempre a sfruttare ogni occasione per abbassare il costo del gas che comprano e a raggiungere accordi a breve termine in modo da poterne sviluppare di nuovi più favorevoli.
La Germania da poco ha un nuovo Cancelliere alla sua guida, Olaf Scholz, che deve dimostrare al suo elettorato e alla nazione intera la sua capacità di gestire una crisi importante come quella energetica e i rapporti con la Russia che è sia un partner commerciale importante per il mercato tedesco, ma a livello geopolitico si configura anche come un ‘avversario’ per quel che concerne il progetto europeo e alcune questioni come quella dell’Ucraina.
Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, con il Cancelliere della Repubblica Federale di Germania, Olaf Scholz.  - Sputnik Italia, 1920, 20.12.2021
Draghi incontra Scholz: “Legami profondi con Germania”. Il cancelliere: “Italia faro su vaccini”
Inoltre, non si può ignorare il fatto che gli Stati Uniti hanno tutto l’interesse a un ulteriore allontanamento tra l’Europa e la Russia considerando che Washington potrebbe sfruttare la situazione a proprio vantaggio sia per rafforzare la partnership con Bruxelles e sia a livello economico inviando le proprie navi cargo in direzione europea, anche se questa sola azione non sembrerebbe essere sufficiente per evitare la crisi energetica del continente.
Anche Bruxelles ha i suoi vantaggi nell’accusare la Gazprom, e così la Russia, perché è molto più facile trovare un capro espiatorio che riconoscere come la ‘famosa’ strategia di sicurezza energetica europea e il processo di transizione energetica siano degli obiettivi lontani dall’essere raggiunti e che quindi l’Unione Europea, a suo malgrado, non può fare a meno delle importazioni di gas russo.
— Il funzionario del Gazprom ha affermato che le colpe ricadrebbero sulla Germania che avrebbe riversato parte dell’oro blu alla Polonia. Lei è d’accordo con questo giudizio? A Suo avviso, chi è il vero colpevole della mancanza di gas in Europa?
— Il vero colpevole dell’attuale crisi energetica europea è Bruxelles stessa che vuole stipulare contratti a breve termine oppure legare la propria sicurezza energetica a ulteriori questioni geopolitiche come quella ucraina. C’è un gasdotto, il Nord Stream 2, che è pronto a pompare gas verso l’Europa, ma sembrerebbe che il braccio di ferro sostenuto ora da Berlino (ovviamente supportata da Bruxelles) nei confronti di Mosca sia più importante del benessere della popolazione.
Ovviamente, con l’entrata in funzione del Nord Stream 2 l’Ucraina perderebbe buona parte del suo ruolo geopolitico di paese transito del gas che dalla Russia arriva sul mercato europeo che però ha costi maggiori e vantaggi minori sia per la parte europea che per quella russa. Bruxelles deve decidere se importare maggiore gas dalla Russia a un prezzo minore attivando anche il Nord Stream 2 oppure se gli obiettivi geopolitici in Ucraina possono avere nel breve e medio termine un valore maggiore più del benessere dei cittadini europei.
— Tramite il suo “pacchetto di dicembre” sull’energia e ambiente la Commissione Europea darà la via libera ad acquisto e stoccaggio collettivo del gas e allo stesso tempo si aprirà a idrogeno e biogas. Con questa mossa, seconde Lei, l’Europa potrà sfidare la Russia?
— L’Unione Europea tende molto a promuovere le energie rinnovabili, ma non può non riconoscere che il gas gioca ancora un ruolo fondamentale nel fabbisogno energetico del continente. Si può ricorrere all’idrogeno e al biogas, questo è vero. Ma queste fonti inizialmente potranno essere un supporto al mercato energetico e successivamente, soltanto dopo che il processo di diversificazione energetica sia realmente affermato in tutti i paesi europei, biogas e idrogeno potranno trasformarsi in una sicurezza.
Parliamo, però, di una Europa che viaggia a velocità differenti tra paesi come la Germania che tendono molto a promuovere le energie rinnovabili con ingenti finanziamenti, che possono comprare e stoccare il gas e così anche finanziare opere pubbliche grazie anche ad un'economia maggiormente forte e paesi invece che devono affrontare sfide ben più grandi prima di dedicarsi al biogas, all'idrogeno e alle fonti rinnovabili. L’Europa non è un territorio omogeneo a livello politico, economico e sociale e spesso le decisioni prese da Bruxelles trovano difficoltà nell’essere applicate dai suoi membri.
L'Europa a due velocità - Sputnik Italia, 1920, 13.03.2017
Un’Europa a due velocità: il sogno europeo è finito?
Nel breve periodo credo che l’Europa dipenderà ancora dalle importazioni di gas naturale, a meno che non si faccia una sferzata brusca verso il nucleare.
— Che destino prevede per il gasdotto di discordia, il Nord Stream 2?
— L’infrastruttura è stata realizzata ed è pronta per funzionare. Ora, la Germania in primis e l’Europa stanno valutando quanto il Nord Stream 2 possa rappresentare una leva geopolitica russa nei loro confronti. A questo si deve aggiungere, come detto prima, che sia Berlino che Bruxelles potrebbero cercare di concordare contratti a breve termine con prezzi più vantaggiosi con la Russia ponendoli come clausole essenziali per l’entrata in funzione del gasdotto. Arriverà mai il gas in Germania tramite il Nord Stream 2?
Molto probabilmente sì considerando la necessità interna tedesca ed europea di fare fronte al proprio fabbisogno energetico anche se, plausibilmente, l’accordo sarà scandito prima da un grande fervore nel campo della comunicazione strategica volto a celare i tentativi di raggiungere gli obiettivi geopolitici primari in Europa centrale e orientale da entrambe le parti.
— Secondo alcuni esperti, la crisi del gas rischia di diventare una crisi sistemica. È così? Cosa si può fare per evitarla nel futuro?
— Per evitare che la crisi energetica diventi sistemica nel breve periodo l’Unione Europea e la Russia devono tornare a parlarsi senza intrusioni esterne e senza mettere sul piatto della bilancia altre sfide geopolitiche come l’Ucraina, la Bielorussia e così via. L’Europa ha bisogno ora come non mai della Federazione Russa per il proprio fabbisogno energetico così come la Russia trae enormi benefici nell’esportare il proprio gas verso un mercato vicino come quello europeo rispetto a mercati potenziali come quelli asiatici.
Manometro - Sputnik Italia, 1920, 28.10.2021
Chizhov, rappresentante russo in UE: in Europa riserve di gas sufficienti per 6 mesi
Nel lungo periodo occorre valutare se la strategia europea di sicurezza energetica così come il “pacchetto di dicembre” possano realmente portare i frutti sperati e valutarne inoltre le tempistiche reali e i costi effettivi. Certo, l’Europa potrebbe farsi maggiormente propositrice nel supportare il gasdotto transcaspico (TCP) in modo da favorire l’importazione del gas turkmeno sul suo mercato attraverso la rete di gasdotti che oggigiorno trasporta il gas azerbaigiano di Shah Deniz II fino al terminale ultimo in Puglia, ma anche questa eventualità dipende da una serie di fattori che vanno sia dalla possibilità di investimento nelle infrastrutture sia alla stabilità regionale che non è sempre certa e che coinvolge molteplici attori.
Il dialogo tra Bruxelles e Mosca è la via maggiormente auspicata per risolvere queste problematiche anche perché è vero che si può ricorrere al gas naturale liquido, ma è anche vero che questo ha un prezzo maggiore e svantaggioso per i paesi europei.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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