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Taccani (Oipa): “Stop agli allevamenti di animali da pelliccia è un passo verso un'economia etica”

© Foto : Ufficio Stampa OipaUn animale in cattività
Un animale in cattività - Sputnik Italia, 1920, 29.12.2021
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La settimana scorsa la Commissione Bilancio del Senato ha approvato una normativa tanto attesa da chi ama gli animali.
Si tratta dell’emendamento alla manovra di bilancio 2022 che vieta dal 1° gennaio 2022 l'allevamento, la riproduzione in cattività, la cattura e l'uccisione di visoni, volpi, cani procioni, cincillà e animali di qualsiasi specie per ricavarne pelliccia. Ora tocca alla Camera esprimere il suo parere.
Si tratta di una svolta anti-Covid? Che fine faranno gli animali già presenti nelle strutture? E che effetto potrebbe produrre questa manovra sul Made in Italy? Per un approfondimento Sputnik Italia ha raggiunto Claudia Taccani, Responsabile dello Sportello legale Oipa (Organizzazione internazionale protezione animali) per la quale “gli allevamenti sono dei veri e propri lager che impediscono agli animali il soddisfacimento dei loro più fondamentali bisogni etologici”.
— Avvocato, come avete reagito allo stop all'uccisione di animali da pelliccia?
— Sicuramente è un passo avanti, un segno di civiltà e una vittoria etica. L’Oipa, tra le varie attività e i vari impegni per la tutela di diritti di animali, si è sempre attivata per ottenere lo stop agli allevamenti e sfruttamenti degli animali usati per la pelliccia. Siamo veramente molto contenti e senz’altro appoggiamo questa novità!
L'approvazione di questo provvedimento potrebbe garantire anche la sicurezza sanitaria. Vorrei ricordare che nei cinque allevamenti di animali da pelliccia ancora operativi in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Abruzzo le relative attività sono state già sospese nel passato per il pericolo del Covid perché sappiamo bene che all’estero dei focolai sono partiti proprio da queste strutture.
— Il testo che passa ora alla Camera, verrà approvato senza problemi o potrebbero essere delle “sorprese”?
— C’è un iter per l'approvazione che va rispettato. Bassando sulle nostre informazioni, non dovrebbe esserci sorprese perché una volta che questo emendamento è stato approvato dalla Commissione Bilancio del Senato è già “blindato”. Naturalmente non possiamo prevedere il futuro, tutto potrebbe succedere, ma dovremmo stare tranquilli.
— Sono gli anni che vi battete per la chiusura degli allevamenti. Perché, a Suo avviso, la via libera è arrivata solo adesso? Secondo Lei, ha inciso in qualche maniera il documento prodotto lo scorso gennaio dalla Human Society International che spiegava perché era importante chiudere gli allevamenti in relazione al Covid? Lo stop è dovuto solo alla pandemia o magari ci sono stati altri fattori decisivi?
Innanzitutto nel corso degli ultimi anni è cambiata la mentalità e la cultura di tanti italiani che da tempo hanno abbandonato l'utilizzo delle pellicce.
Ovviamente il Covid ha fatto la sua parte. Il documento che Lei ha accennato prodotto da una struttura autorevole sicuramente ha influito in maniera incisiva, anche perché, come abbiamo detto prima, le attività di allevamento avevano già subito degli stop obbligatori per la questione sanitaria. E quindi ci verrebbe da pensare che è stato un po’ più “facile” decidere una svolta di questo tipo.
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— La questione principale - che fine faranno gli animali già presenti nelle strutture?
— Gli animali presenti negli allevamenti, in momento in cui dovranno essere chiusi queste strutture entro il 30 giugno 2022, non potranno essere abbattuti e ovviamente non potranno nemmeno essere rimessi in natura. In base di un decreto saranno sterilizzati e affidati alle associazioni animaliste riconosciute che possono garantire la custodia all'interno di habitat adeguati nel rispetto del benessere degli animali, della normativa e dell’ecosistema.
— È ben noto che l'allevamento di animali causa un devastante impatto sull'ambiente. E com'è verrà risolto questo problema?
— In base alle informazioni attualmente accessibili, sappiamo che questo provvedimento prevede anzitutto un periodo di adeguamento che durerà fino al 30 giugno 2022. Ovviamente per i noi animalisti la chiusura dovrebbe essere già oggi, però è comprensibile che il legislatore deve rispettare il determinato iter andando incontro ai soggetti interessati.
In più gli allevatori di visoni dopo la chiusura potranno avere un indennizzo (sono stati stanziati tre milioni di euro) e accedere anche ai fondi per la riconversione verso modelli di agricoltura circolare o in impianti per la produzione di energie rinnovabili.
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— C’è però l'altra faccia della medaglia. Non tema che questo provvedimento, citando le parole dell’Associazione Italiana Pellicceria Roberto Tadini, “possa cancellare un pezzo di Made in Italy e un intero settore produttivo”?
— In realtà da un po’ di tempo abbiamo assistito all'abbandono dell’utilizzo delle pellicce da parte degli importanti case di moda italiane. A mio avviso, il Made in Italy è in costante evoluzione e quindi si potrà adeguare a una cultura sempre più etica nel rispetto degli animali e dell'ambiente e della società moderna abbracciando il cruelty free. Questo approccio gli darà possibilità di produrre e vendere dei prodotti sostenibili sempre con il marchio Made in Italy che possono sbarcare nei vari paesi del mondo.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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