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Covid, l'allarme degli anestesisti: "Tra 3-4 settimane terapie intensive piene"

© REUTERS / Emilie Madi I medici lavorano in terapia intensiva
I medici lavorano in terapia intensiva - Sputnik Italia, 1920, 28.12.2021
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I dati di Agenas indicano una pressione in crescita sulle strutture ospedaliere, con un'occupazione dei posti letto in terapia intensiva al 12%, superiore alla soglia critica del 10%.
"A metà gennaio potremmo avere i posti letto di rianimazione Covid totalmente occupati". A lanciare l'allarme ad Adnkronos è Alessandro Vergallo, presidente nazionale dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi-Emac).

"Abbiamo ancora 3-4 settimane prima che le terapie intensive arrivino a riempirsi. È il tempo che passa tra un contagio, la progressione della malattia severa, il ricovero e poi la terapia intensiva", spiega Vergallo.

Ad allarmare è anche la capacità degli ospedali, sotto pressione per i ricoveri da coronavirus, di assistere i pazienti non Covid.
"Non dimentichiamo che quanto più l'ospedale soffre per la pressione dei pazienti Covid, tanto più subisce un contraccolpo la capacità di erogare l'assistenza e le cure ai pazienti non Covid", ricorda.

L'identikit dei pazienti in rianimazione

Il 75-80% dei pazienti che finisce in terapia intensiva non è vaccinato, chiarisce il professor Vergallo.
"C'è uno zoccolo duro - prosegue - che manifesta incrollabili certezze anche davanti al rischio di non uscire dalla terapia intensiva, poi c'è anche chi alla fine capisce che ha sbagliato a non vaccinarsi".

Riduzione della quarantena

In merito alla possibilità di ridurre la quarantena per i vaccinati con terza dose, su cui si esprimerà domani il Cts, Vergallo ritiene che "sotto il profilo sanitario" sia "più efficace un lockdown per i non vaccinati", come quello tedesco, che non "ridurre la quarantena per i contatti di un positivo. Ma - aggiunge - sono scelte che deve fare la politica, tenendo conto anche di un equilibrio con le attività economiche e sociali del Paese".
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