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La lettera dal carcere di Chico Forti: "Un'attesa snervante"

© Sputnik . Vladimir Pesnya / Vai alla galleria fotograficaCarcere
Carcere - Sputnik Italia, 1920, 26.12.2021
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L'ex produttore televisivo trentino condannato per omicidio negli Usa in una lettera al Corriere ringrazia l'Italia: "Con me avete dimostrato d’essere la nazione della resilienza".
“Nonostante questa attesa snervante, non mi sento trascurato, so apprezzare l’attenzione che mi avete dedicato quando era facile ignorarmi… Ho una memoria d’elefante, ricordo ogni azione in mio supporto, anche il più semplice gesto. I miei ringraziamenti sorgono dal cuore sinceri e spontanei…”.
Lo scrive Chico Forti, 62enne ex produttore televisivo e campione di vela trentino, che dal 2000 è detenuto in un carcere della Florida dopo essere stato condannato per omicidio.
Forti si è sempre dichiarato vittima di errore giudiziario e in molti in questi anni si sono battuti per chiedere la revisione del processo. La svolta era arrivata un anno fa, quando il ministro degli Esteri Luigi Di Maio aveva annunciato il suo rientro in Italia. Ma da allora non si è mosso ancora nulla.
“Questo mio ennesimo messaggio di Natale non è triste”, assicura Forti nella lettera inviata al Corriere della Sera. “Mi rendo conto di quanto siamo riusciti a realizzare insieme, uniti nonostante l’Oceano che ci separa ma il mio motto sotto il pino “è il pensiero che conta!”. Rispecchia a pieno il significato di queste festività, mi avete permesso di regalarvi qualcosa di mio: le mie riflessioni perché il piacere vero dei regali di Natale è farli! Il vostro instancabile perorare la mia causa, le vostre incessabili iniziative di solidarietà, il vostro replicare imitando la veglia medievale: dando l’ora, gridando per me: “non tutto va bene...”, la vostra persistente e palpabile vicinanza hanno coperto mura e recinzioni”, ha scritto rivolto agli italiani che in questi anni continuano a supportarlo.
“Con me – continua - avete dimostrato d’essere la nazione della resilienza perché in un mondo migliore alla fin fine il Karma prevarrà sempre. La lotta tra il male e il bene per sillogismo può avere un solo risultato. Il male è simbolo di distruzione, il bene è simbolo di vita”.
Ma dal carcere il pensiero, durante le feste di Natale, va inevitabilmente alle radici. Alla famiglia a Trento, dove l’aspetta ancora la madre di 92 anni.
“Da ragazzino alla prima nevicata, come Woodstock, amavo prendere i fiocchi con la lingua, per poi correre alle bancarelle sotto i portici con le castagne bruciacchiate che scottavano le mani – scrive ancora nella lettera - Ora chiudo gli occhi, immagino la neve, pregusto le castagne... l’albero addobbato sostituisce la rete elettrificata... non mi è facile, ma aspetterò mezzanotte per aprire il regalo”.
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