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Effetti collaterali del vaccino o COVID-19? Ecco come distinguere i sintomi

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Vaccini anti-Covid - Sputnik Italia, 1920, 26.12.2021
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Approfondimento
Alcuni ricercatori britannici hanno analizzato i dati sanitari di oltre un milione di soggetti nella prima settimana dopo la vaccinazione. È emerso che le reazioni al vaccino talvolta impediscono di riconoscere per tempo l'insorgenza del COVID-19.
Sputnik approfondisce per voi il modo in cui distinguere gli effetti collaterali del vaccino dai primi sintomi della malattia e cosa fare in caso di dubbio.

L'intelligenza artificiale non aiuta

Capita non di rado di contrarre il coronavirus poco prima o poco dopo una vaccinazione. Le reazioni al vaccino sono in gran parte le stesse delle prime manifestazioni di COVID-19. E includono febbre, affaticamento, mal di testa, dolori muscolari, nausea e perdita di appetito. In questi casi è facile non accorgersi dell'inizio della malattia, soprattutto perché le difese immunitarie si creano solo nella seconda settimana dopo l'iniezione, mentre nei primi giorni il corpo rimane particolarmente vulnerabile.
Gli scienziati britannici hanno analizzato le statistiche raccolte dall'applicazione per smartphone CSS (COVID-19 simptom study). L’app è stata originariamente creata per tracciare i sintomi del COVID-19, ma ora è anche usata per studiare gli effetti collaterali delle vaccinazioni. Ai soggetti vaccinati viene chiesto di compilare un modulo che raccoglie dati sanitari. Qualora presentino dei sintomi, viene chiesto loro di fare un tampone per il coronavirus.
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Gli autori hanno raccolto dati relativi a 1.072.313 partecipanti iscritti all’app CSS. Tutti hanno ricevuto la loro prima dose di Pfizer-BioNTech o AstraZeneca tra l'8 dicembre 2020 e il 17 maggio 2021. I soggetti non hanno accusato nessuna criticità al momento dell’inoculazione. Entro una settimana dalla vaccinazione, 362.770 persone hanno riportato sintomi e 14.842 si sono sottoposte al tampone per SARS-CoV-2. 150 sono risultati positivi e 14.692 negativi. Questi due gruppi sono stati oggetto di un'analisi comparativa.
I dati sono stati corretti per comorbilità e varianti demografiche, come sesso, età ed etnia. In un precedente studio, basato anche sui dati dell'applicazione CSS, gli autori hanno osservato che gli effetti collaterali dopo la vaccinazione, compresi quelli gravi, come la trombocitopenia (alterata produzione di piastrine) e l'infiammazione miocardica occasionale, erano più comuni nei giovani. Le persone anziane hanno invece tollerato più facilmente la vaccinazione. Nel caso di COVID-19, il quadro è invertito: il coronavirus è spesso asintomatico nei giovani.
Il modello operante sulla base sistemi di machine learning ha preso in considerazione tutti i 28 sintomi riportati. Separatamente, gli autori hanno eseguito un'analisi sulle tre principali manifestazioni cliniche di COVID-19, che servono come indicazione per il tampone PCR nel Regno Unito. Questi sono la febbre, la tosse persistente e l'olfatto alterato.
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L'analisi ha mostrato che non vi sono indicazioni che consentano di distinguere con sicurezza tra una reazione al vaccino e l'insorgenza della malattia. Non si è infatti riusciti a operare tale distinzione, né con l’ausilio di modelli matematici né tramite il ricorso a comuni profili sintomatici.
Nella maggior parte dei soggetti erano assenti i tre principali sintomi della malattia, che sono stati registrati soltanto in 62 soggetti con tampone positivo e in 3.414 soggetti negativi.
Eppure molti di coloro che di per certo avevano l’infezione accusavano soltanto stanchezza, mal di testa e dolori muscolari, ossia gli effetti collaterali più comuni della vaccinazione.

Una questione di tempo

È emerso che i sintomi sono difficili da distinguere non soltanto per tipologia, ma anche per gravità e tempistiche di comparsa.
Affaticamento, febbre, mal di testa e dolori muscolari di solito compaiono il primo giorno dopo la vaccinazione, con un picco il terzo giorno. Questi sintomi vengono riportati dal 76% dei vaccinati. Nei giovani la percentuale è più alta, fino all'83%.
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La differenza è che il terzo giorno dopo l'immunizzazione, questi sintomi di solito passano, mentre in presenza di COVID-19 aumentano e raggiungono il picco nel settimo giorno dell’infezione. Inoltre, nelle persone infette si registra un peggioramento di sintomi, quali mal di gola, starnuti, raucedine, tosse e nebbia cerebrale. Dunque, si pensa che nei primi due o tre giorni dopo la vaccinazione gli effetti collaterali possono mascherare l'insorgenza del COVID-19, ma se i sintomi persistono e peggiorano è sicuramente un motivo di preoccupazione.
"Le prime manifestazioni del COVID-19 sono molto simili agli effetti collaterali della vaccinazione", conferma Vladimir Sibirsky, medico e dirigente della clinica terapeutica del Centro Medico Europeo.
“Pertanto, è molto importante prendere in considerazione il fattore tempo. Le reazioni post-vaccinazione, come febbre a breve termine, debolezza, mal di testa e dolori muscolari, di solito passano entro un giorno. Se durano più di 24 ore e sono accompagnati da tosse, naso che cola, disturbi dell'olfatto e del gusto, è molto probabile che siano segnali di coronavirus o di qualche altra infezione virale”.
"Gli effetti collaterali possono svilupparsi nel primo o secondo giorno dopo la vaccinazione", spiega Elena Tkach, dirigente medica russa.
“Questi sintomi di solito includono una breve sindrome simil-influenzale, con brividi, febbre, dolori articolari e muscolari, debolezza, malessere generale e mal di testa. Nausea, dispepsia e perdita di appetito sono meno comuni. In alcuni pazienti possono verificarsi reazioni allergiche. Se i sintomi persistono per più di tre giorni, bisogna chiamare un medico e fare un tampone”.
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Il tampone ha la soluzione

Gli scienziati segnalano che tutte le tempistiche fornite sono indicative, poiché in nessun caso possiamo conoscere il momento esatto dell'infezione. Inoltre, i soggetti che hanno contratto il virus prima della vaccinazione non ne erano consapevoli, il che significa che la malattia era asintomatica. Questo rende difficile stabilire dei criteri per distinguere i primi sintomi di COVID dagli effetti collaterali della vaccinazione. Inoltre, gli esperti sottolineano che gli autori dello studio hanno usato solo dati di soggetti vaccinati con Pfizer-BioNTech e AstraZeneca, quindi bisogna prendere con cautela qualsivoglia applicazione di quelle conclusioni ad altre casistiche.
"I vaccini Pfizer e Moderna sono piuttosto reattogeni. Nella maggior parte dei casi i loro effetti collaterali sono più gravi di quelli di Johnson & Johnson e Sputnik V", sostiene Vladimir Sibirsky. “Quanto ai vaccini russi, stando alle mie osservazioni, raramente provocano una reazione".
Ad ogni modo, gli scienziati raccomandano anche a coloro che sono stati vaccinati di recente, di rimanere a casa e fare il tampone al minimo sospetto di COVID-19, per rilevare il virus per tempo e prevenire la sua diffusione.
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