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Tumori e alimentazione: la dieta può prevenire il cancro?

© Sputnik . Arthur LebedevDieta mediterranea
Dieta mediterranea  - Sputnik Italia, 1920, 25.12.2021
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Approfondimento
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2020 dieci milioni di persone sono morte di cancro e più di 19 milioni hanno avuto una diagnosi di tumore.
Tra le cause dei tumori maligni, gli scienziati indicano lo stile di vita e, ultimo ma non meno importante, l’alimentazione. Sputnik approfondisce oggi per voi il vero ruolo dell’alimentazione nella prevenzione di questa patologia.

Più mele, meno hamburger

La relazione Diet, Nutrition, Physical Activity and Cancer: A Global Perspective, prodotta nel 2008 dalla World Cancer Research Foundation (WCRF), raccoglie raccomandazioni di carattere generale per la prevenzione del cancro. Ad esempio, si consiglia di evitare i dolci e le carni lavorate (come il prosciutto e la pancetta) e di non salare troppo il cibo.
Questi consigli sono basati su studi scientifici, che analizzano la relazione tra l’incidenza del cancro e l'aderenza a certi stili alimentari. Ad esempio, mangiare carne rossa e cibi lavorati aumenta il rischio di cancro al colon-retto. I latticini, i cereali integrali e le fibre, invece, lo riducono.
Il pesce salato alla cinese, invece, aumenta il rischio di cancro nasofaringeo, mentre le bevande alcoliche aumentano il rischio di cancro alla bocca, alla gola e alla faringe e di cancro al seno (pre e post menopausa). Il caffè, invece, riduce il rischio di cancro al fegato.
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Anche vitamina D, calcio e selenio sono promettenti per la prevenzione del cancro, sostiene Christina Bamia, docente di Epidemiologia e Statistica medica presso l'Università Nazionale di Atene e autrice dell’articolo Stili di vita che riducono il rischio di cancro.
Tuttavia, le persone raramente seguono queste raccomandazioni. Ad esempio, l'americano medio consuma troppi grassi saturi e non abbastanza grassi monoinsaturi, la sua dieta include una quantità insufficiente di fibre, verdure, frutta e cereali integrali. Il quadro è simile in molti Paesi sviluppati del mondo.

I possibili benefici delle raccomandazioni

Per verificare ulteriormente i risultati presentati dagli esperti del WCRF, scienziati europei e statunitensi hanno analizzato 860 articoli sulla relazione tra la dieta e il rischio di sviluppare diversi tipi di cancro. Gli autori sottolineano che non tutti i risultati sono convincenti, ma ci sono alcune conclusioni valide.
Effettivamente, il latte e i latticini, il calcio e i cereali integrali riducono la probabilità di sviluppare il cancro al colon, mentre l'abuso di alcol, al contrario, la aumenta. Anche l'esofago, il fegato e le ghiandole mammarie risentono di queste dinamiche.
È stato poi confermato che il caffè riduce il rischio di sviluppare il cancro al fegato. E, inoltre, riduce anche il rischio di basalioma della pelle.
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Gli scienziati svedesi hanno pubblicato uno studio di coorte nel 2020, per scoprire se il Paese si attiene effettivamente alle raccomandazioni alimentari WCRF e se vi siano benefici tangibili. Sono stati intervistati circa 30.000 uomini e 25.000 donne ed è emerso che la maggior parte degli svedesi non segue i consigli dei principali esperti, il che è un peccato, perché sono efficaci.
Il legame tra diete sane e non sane, da un lato, e la probabilità di sviluppare un cancro, dall’altro, è stato oggetto degli studi condotti dagli scienziati dell'Università della Carolina del Sud. La prima tipologia di dieta si concentra su verdura e frutta, patate e legumi. La seconda, invece, è caratterizzata da un elevato consumo di carne rossa e lavorata, bevande zuccherate, patatine e carboidrati raffinati, come lo zucchero.
È emerso che una dieta non sana aumenta il rischio di cancro al colon. I danni dell'alcol sono stati confermati anche in questo caso. Le informazioni sul cancro al seno, alla prostata e al pancreas, invece, devono essere ancora verificate.
Una dieta sana, come l'ormai popolare dieta mediterranea, include molta frutta, verdura, frutta secca e legumi, un consumo moderato di pesce, olio d'oliva e alcol, poca carne rossa e lavorata o prodotti caseari. Secondo gli scienziati, seguendo questa dieta vi sono meno possibilità di ammalarsi di cancro allo stomaco, al colon, al seno, al pancreas e alla prostata.
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Dieta rigida

Gli esperimenti alimentari consentono di capire come si nutrono le cellule tumorali e di sviluppare nuovi modi per combatterle. Uno studio proprio su questi temi è stato condotto recentemente dagli scienziati del Massachusetts Institute of Technology (MIT), i quali hanno deciso di testare la capacità di una dieta povera di carboidrati di inibire un tumore maligno.
Le cellule tumorali hanno bisogno di molta energia per crescere.
Questa energia la ricavano dal glucosio (carboidrati). Inoltre, hanno bisogno di lipidi per costruire le membrane cellulari. Ricavano questi nutrienti dal cibo che viene introdotto nell’organismo. Di conseguenza, se vengono messi a stecchetto, smetteranno di moltiplicarsi.
Da studi precedenti è emerso che una dieta a basso contenuto calorico può, in alcuni casi, rallentare la crescita tumorale e prolungare la vita delle cavie malate. Gli effetti di una dieta chetogenica, che crea un deficit di carboidrati, sono meno studiati. Questo regime alimentare induce il corpo ad affidarsi a nuove fonti energetiche e a utilizzare i corpi chetonici al posto del glucosio, i quali vengono sintetizzati nel fegato a partire dagli acidi grassi a catena lunga.
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Gli scienziati hanno indotto il cancro al pancreas nei topi. Alcune delle cavie sono state alimentate con dieta chetogenica: 90% di grassi, 9% di proteine, 1% di carboidrati. Ad altre cavie, invece, è stata semplicemente ridotta del 40% la quota calorica della loro dieta, a spese dei carboidrati.
In entrambi i gruppi di cavie, i livelli di glucosio sono scesi e così anche l'attività della stearoil-CoA-desaturasi (SCD), l'enzima responsabile della conversione degli acidi grassi saturi in insaturi. Questo è importante per la sintesi indipendente di lipidi all'interno delle cellule tumorali quando c'è una carenza dall'esterno. È qui che la differenza tra le due diete è diventata evidente. La dieta chetogenica ha fornito al tumore un eccesso di grasso, una fonte di lipidi, mentre la dieta a basso contenuto di grassi lo ha privato sia di energia, che di materiale per la costruzione delle membrane cellulari.
Una dieta ipocalorica è stata quindi più efficace nell’inibire la crescita del tumore.
Poiché non è possibile effettuare tali esperimenti sugli esseri umani, i ricercatori hanno studiato i dati di 1.165 pazienti con cancro al pancreas, cercando di tracciare la relazione tra la loro dieta e i tassi di sopravvivenza. Gli autori hanno scoperto che il tipo di grasso consumato sembra essere importante nelle diete a basso contenuto di zucchero, ma è troppo presto per trarre conclusioni circa l'effetto della dieta sulla progressione del cancro: infatti, i dati sono incompleti.
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I ricercatori sottolineano che non hanno voluto formulare consigli alimentari per i malati di cancro: infatti, una dieta a basso contenuto di grassi può avere anche effetti collaterali pericolosi.
Tuttavia, i risultati saranno utili per lo sviluppo di farmaci che rallentano la crescita del tumore. Una possibile strategia terapeutica è quella di inibire l'enzima SCD, che impedisce alle cellule tumorali di produrre acidi grassi insaturi.
"Ci sono evidenze comprovate del fatto che la dieta sia in grado di influenzare la dinamica del cancro, ma non è una panacea", sostiene l'autore dello studio principale sul tema, Matthew Vander Heyden, direttore dell'Istituto per la Ricerca integrativa sul cancro al MIT. Lo scienziato osserva che la consultazione di un medico è necessaria per scegliere il giusto regime alimentare in ogni caso. L’esperto sostiene che i pazienti spesso chiedono informazioni sui potenziali benefici delle diverse diete, ma le prove scientifiche non sono sempre sufficienti per dare consigli.
Taluni esperti indipendenti ritengono che i risultati dell'esperimento sulle cavie siano piuttosto rilevanti, ma non possano essere applicati sugli esseri umani senza prima effettuare ulteriori studi clinici.
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