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Il Natale non si è salvato, ecco come il Covid ha ucciso il turismo in Italia

© Sputnik . Viktor Onuchko / Vai alla galleria fotograficaTurismo invernale sulle Alpi
Turismo invernale sulle Alpi - Sputnik Italia, 1920, 25.12.2021
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Approfondimento
Per il settore del turismo non è assolutamente aria di Natale: dopo due anni di fatturato ridotto, presenze straniere azzerate e alberghi chiusi, le nuove restrizioni del governo potrebbero rappresentare il colpo di grazia per tantissime imprese che non reggono più la pressione.
Alla fine, nonostante tutti gli strumenti di prevenzione e la campagna vaccinale non si è riusciti a salvare il Natale. Le strutture turistiche e la ristorazione hanno subito cancellazioni e disdette a causa della paura nei confronti della variante Omicron, ma anche per le continue restrizioni del governo annunciate all’ultimo momento.
Tamponi per entrare in Italia anche se vaccinati, discoteche chiuse per tutte le feste, eventi vietati anche all’aperto, una serie di attività possibili solo con tampone negativo, nonostante il possesso del green pass. Le chiusure momentanee potrebbero diventare permanenti, è prevista inoltre un’ondata di licenziamenti. Un danno che si va ad aggiungere alle perdite causate dal crollo del 50% del turismo straniero in Italia. Sputnik Italia ha raggiunto, per un’intervista in merito, Alessandro Nucara, direttore generale di Federalberghi.
— È previsto un calo importante delle presenze negli alberghi. Alessandro Nucara, a Natale e Capodanno gli italiani scelgono di restare a casa?
— Quest’anno gli italiani si muoveranno meno, sicuramente, che nel 2019. Predomina l’incertezza, connessa sia all’andamento dell’epidemia sia alle nuove misure assunte. Molti hanno cancellato le vacanze, molti stanno con il fiato sospeso. Tutto dipende dalle continue nuove restrizioni. La situazione non è per niente buona.
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— Fra gli ultimi provvedimenti vi è anche quello del tampone per chi entra in Italia anche se vaccinato. Rema contro il turismo la paura per le nuove varianti del virus, ma le restrizioni del governo non fanno che frenare il settore, no?
— Con questo provvedimento l’Italia si è distinta negativamente. C’è un orientamento comunitario, secondo cui il green pass è sufficiente a consentire gli spostamenti. Abbiamo deciso di assumere una posizione più rigida con un preavviso minimo. Al danno si aggiunge un ulteriore problema. Vediamo prenotazioni che saltano, persone già in viaggio, chi è già arrivato a destinazione. L’economia del turismo è una macchina molto delicata in cui le imprese e i clienti programmano con grande anticipo le proprie mosse. Una comunicazione all’ultimo momento è assolutamente deleteria. Pensiamo a tutte le persone assunte nel corso di dicembre per far fronte al servizio durante le vacanze di Natale.
Se da oggi al domani arrivano nuove restrizioni, le aziende si ritrovano sul groppone una quantità importante di stipendi da erogare senza avere clienti. Pensiamo ai clienti che hanno prenotato un viaggio e si sono sentiti dire all’ultimo che non possono perché non hanno il tampone o il vaccino adeguato. Oggi c’è la corsa ai tamponi, la rete delle farmacie non è in grado di subire questo urto. Io l’ho sperimentato personalmente: nel giro di un paio di giorni mi sentivo dire che non c’erano posti e che dovevo tornare dopo due giorni. Anche chi vuole adattarsi a queste ulteriori incombenze, se poi non trova la possibilità di farlo, il risultato finale è che si rinuncia al viaggio. Ci perde l’economia, ci perdiamo tutti.
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— A proposito di economia, il turismo straniero in Italia nel 2021 ha subito un crollo drastico. Di quali perdite parliamo?
— Abbiamo perso più di 120 milioni di presenze. Se prendiamo per riferimento il 2019, un anno buono, abbiamo avuto 436 milioni di presenze, di cui il 50% erano stranieri. Parliamo di 220 milioni di stranieri in un anno normale. Ne abbiamo persi 120 per una serie di ragioni: lockdown che avvengono nei paesi di origine, sia per le restrizioni che mettiamo alle frontiere, come ad esempio per i cittadini russi vaccinati con Sputnik, che non possono entrare in Europa perché il vaccino non è riconosciuto. Anche in Brasile sono vaccinati con Sputnik e quindi non possono entrare in Europa nemmeno i brasiliani, per non parlare del vaccino Sinovac.
Il risultato è che abbiamo perso 120 milioni di presenze. Chiudiamo l’anno perdendo il 40% del fatturato, rispetto al 2019. L’anno scorso abbiamo perso il 60%. Se n’è andato un anno così. 14 miliardi l’anno scorso, 10 miliardi quest’anno. Io parlo solo per il ricettivo, poi c’è tutto un mondo attorno al ricettivo, la gente che viaggia spende poco solo per l’albergo, poi c’è lo shopping, il divertimento…
— Che cosa è necessario perché il turismo esca dal tunnel?
— Crediamo sia saggio proseguire facendo leva sulla campagna vaccinale. I fatti hanno dimostrato che anche se il vaccino non tutela al 100%, comunque riduce la violenza dell’attacco. Questo consente sia agli operatori del settore sia ai turisti di avere delle relazioni sociali in maniera serena. Questo è quello che conta nel turismo. Dal punto di vista dell’organizzazione aziendale noi abbiamo una macchina molto ben oleata, in cui tutte le procedure di sicurezza viaggiano con tranquillità. Siamo attrezzati per accogliere tranquillamente i nostri ospiti.
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Occorre che le regole e le restrizioni siano ragionevoli, che siano comunicate per tempo e in maniera chiara. Le imprese hanno perso un anno di fatturato, non ce la fanno più in termini economici a sostenere questa pressione. O le aziende vengono aiutate o cominceranno a chiudere. Questi giorni abbiamo chiesto, assieme ai sindacati, al governo un nuovo intervento per la cassa integrazione che scade il 31 dicembre. A Roma, su 1.200 alberghi circa, 400 sono chiusi da marzo 2020. Molte di queste sono strutture in affitto. Non incassano un euro e pagano l’affitto!
Immaginare che si possano riprendere in carico il personale a partire dal primo di gennaio è inimmaginabile. Se il governo non interviene con la cassa integrazione, il rischio è che parta un’ondata di licenziamenti. Abbiamo stimato che si tratta di 500mila persone a rischio, ciò significa 500mila famiglie. Il clima natalizio è mesto. Speriamo che prima o poi si riparta, ma sarebbe da stupidi dire che nel 2022 saremo già in sella. Speriamo che il 2022 sia un po’meglio del 2021.
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