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Hostess e piloti positivi: cancellati oltre 5.600 voli tra il 24 e il 25 dicembre

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L'aereo del primo ministro indiano Modi - Sputnik Italia, 1920, 25.12.2021
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La variante Omicron paralizza il traffico aereo internazionale: boom di voli cancellati per colpa del virus.
Ha raggiunto quota 5.600 il numero dei voli cancellati in tutto il mondo tra il 24 e il 25 dicembre per colpa della variante Omicron.
Centinaia di piloti, assistenti di volo e membri dello staff di terra hanno dato forfait dopo aver contratto il virus.
Proprio per colpa del personale in quarantena compagnie aeree come Lufthansa, Delta e United Airlines sono state costrette a cancellare decine di voli.
Secondo le informazioni riportate dal portale Flightaware, tra venerdì e sabato l’americana United Airlines ha dovuto annullare il 10 per cento dei viaggi programmati, per un totale di 439. La maggior parte delle cancellazioni è arrivata dalle compagnie cinesi, come la China Eastern.
I tagli hanno riguardato un quarto del piano di volo della compagnia, circa 540 viaggi, mentre Air China ha lasciato a terra i passeggeri di 264 voli. Anche in questo caso, un quarto di quelli programmati. A saltare sono stati pure un centinaio di collegamenti interni all’Australia.
Alle 13 del giorno di Natale, secondo quanto riferisce l’agenzia Ansa, le cancellazioni sono state 2.500, per la maggior parte collegate a viaggi da e per gli Usa. Circa 2.400 sono state quelle segnalate nella giornata del 24 dicembre.
Secondo il Messaggero per le cancellazioni è possibile chiedere un rimborso entro sette giorni sul sito della compagnia, oltre ad un indennizzo per i danni, che cambia a seconda del viaggio programmato.
Sempre il quotidiano di via del Tritone scrive che per colpa della nuova variante del virus le partenze dei romani si sono ridotte del 60-70 per cento, con migliaia di cancellazioni.
La percentuale dei ripensamenti, per il presidente regionale della Federazione italiana degli esercenti pubblici e turistici (Fiepet) Stefano Corbari, sfiora il 100 per cento per i viaggi all’estero.
Secondo l’organizzazione il rischio per il settore è il “default” davanti a mesi che si preannunciano “negativi” e “dopo due anni molto duri”.
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