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Prestiti a morosi, viaggi e stipendi doppi: il buco da 51 milioni nelle casse dell'Ipa di Roma

© Foto : FlickrPalazzo Campidoglio Senatorio
Palazzo Campidoglio Senatorio - Sputnik Italia, 1920, 24.12.2021
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L’istituto di previdenza e assistenza del Comune di Roma (Ipa) ha accumulato un buco da 51 milioni di euro. Sulla vicenda indaga la Guardia di Finanza.
Insolventi, protestati o pieni di debiti, decine di dipendenti comunali hanno ottenuto lo stesso senza problemi prestiti da decine di migliaia di euro dall’Ipa, l’istituto di previdenza e assistenza del Comune di Roma, che ora ha accumulato un buco da 51 milioni di euro nel bilancio.
A rivelare come l’ente fosse diventato un vero e proprio bancomat per dipendenti comunali e sindacalisti è un’inchiesta del Messaggero.
Il quotidiano di via del Tritone ha potuto visionare centinaia di documenti che provano l’elargizione di prestiti a soggetti già insolventi, che non avrebbero pagato nessuna rata, ma anche il pagamento di stipendi gonfiati agli impiegati.
A portare il caso in procura è stato l’ex commissario dell’ente Fabio Serini, nominato nel 2017 dalla ex sindaca Virginia Raggi. E ora l’opposizione in Campidoglio chiede al sindaco, Roberto Gualtieri, di istituire una commissione di inchiesta.
Il punto è che l’ente gestisce le pensioni di 23mila dipendenti capitolini, che rischiano di saltare in caso di default dell'istituto.
Nel fascicolo in mano alla Procura di Roma ci sono le prove della concessione di prestiti fino a 100mila euro a dipendenti protestati, o con decine di migliaia di euro di debiti, sia con l’Ipa che con altri soggetti.
Per la maggior parte si tratta di finanziamenti elargiti per coprire altri prestiti. E sono molti nella lista quelli che non hanno pagato neppure una rata. Addirittura ci sono casi di dipendenti che si sono licenziati subito dopo l’attivazione del prestito.
Non solo. Il Messaggero parla anche di un furto di documenti dall’archivio. Impossibile, quindi, rintracciare tutti i beneficiari di prestiti e rimborsi. Senza contare i “bonus rilevantissimi e immotivati” concessi ai dipendenti dell’istituto. In un caso si parla di 800 euro come compenso per aver mandato alcune mail.
Sulla vicenda sta indagando la Guardia di Finanza, mentre Gualtieri ha nominato un avvocato, Fabio Borgognoni, per occuparsi del futuro dell’ente.
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