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Il racconto dell'esule fiumano campione di marcia: "Incontrare Tito è stato difficile..."

Sacrario della Foiba di Basovizza
Sacrario della Foiba di Basovizza - Sputnik Italia, 1920, 24.12.2021
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Il campione di marcia ed esule fiumano, Abdon Pamich, a quasi sessant'anni dalla vittoria a Belgrado nel 1962 ricorda l'incontro con il maresciallo Tito sul palco del Premio Asi Sport&Cultura.
Il momento più difficile di tutta la sua carriera, probabilmente, è stato l’incontro con il maresciallo Tito nella sua villa a Belgrado durante il ricevimento per la vittoria del campionato d’Europa del 1962.
Abdon Pamich, classe 1933, è campione olimpico ed europeo di marcia. Ha vinto i campionati italiani su varie distanze per ben 40 volte ed è tra gli atleti italiani che hanno conquistato più medaglie ai Giochi nella specialità dei 50 metri. Ha alle spalle cinque Olimpiadi di cui una da portabandiera, quella di Monaco del 1972.
Prima di essere un atleta leggendario, però, è soprattutto un esule di Fiume. “Sono un profugo fiumano. Esule come tanti, dopo la fine della Seconda guerra, dal confine nord-orientale del nostro Paese”, ha raccontato intervenendo alla cerimonia per il Premio Asi Sport&Cultura, che si è svolta giovedì nel Salone d’Onore del Coni, dove è stato accolto con una standing ovation.
Sull’esodo ha anche scritto un libro intitolato “Memorie di un marciatore”, in cui ricorda gli anni delle violenze delle truppe titine. “C’era un’aria pesantissima, un’atmosfera di persecuzione per gli italiani. Insieme a mio fratello abbiamo tentato la fuga anche se sapevamo che a quei tempi sparavano. Siamo scappati prima in treno e poi a piedi correndo lungo i binari. Dal campo profughi di Novara siamo andati a Genova dove ci siamo riuniti con il resto della famiglia”, racconta Panich, citato dall’agenzia di stampa Adnkronos.
Nel 1952 arriva la prima vittoria in una gara di marcia. “Ero abituato a camminare per le montagne della mia terra”, spiega. Difficile, ricorda, ricominciare tutto da capo in una città come Roma.
Durante l’evento promosso dall’Asi Panich ha rievocato anche l’incontro con il maresciallo Tito, nel 1962. “Quindici anni dopo l’inizio di quell’esilio, sono tornato in Jugoslavia”, racconta. “A Belgrado, nel 1962, ho vinto il Campionato d’Europa e, successivamente, la federazione ci ha mandato a un ricevimento di Tito che ho incontrato nella sua grande villa. Vivevano nel lusso mentre il popolo moriva di fame. Ed è lì che l’ho incontrato, insieme alla moglie Jovanka. Purtroppo, ci hanno presentato. È stato difficile…”, confessa il marciatore.
Ogni anno Panich partecipa alla Corsa del Ricordo, organizzata dall’Asi nelle strade del quartiere Giuliano-Dalmata di Roma per non dimenticare il dramma delle foibe.
“La nostra è una storia per troppo tempo dimenticata, andrebbe insegnata ai giovani nelle scuole”, dice l’atleta fiumano. “Senza memoria un Paese non esiste”, è il monito di Panich.
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