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Leggo fa “mea culpa” e racconta i propri errori. Desario: “E’ l’unico modo per essere credibili”

© AP Photo / Tim IrelandGiornali
Giornali - Sputnik Italia, 1920, 23.12.2021
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Pubblicare le notizie sbagliate e inesatte dovrebbe essere il peggiore incubo di un giornalista. Gli errori possono minare la fiducia nei media, avere conseguenze gravi su persone e gruppi, e pregiudicare la missione dei giornalisti di fornire informazioni affidabili e veritiere.
Ammetterli non è mai cosa semplice, soprattutto se si tratta di un quotidiano o di una agenzia di stampa che ha tanti competitor.
A differenza di molte testate giornalistiche che probabilmente si preoccupano poco della propria reputazione, per il terzo anno consecutivo, Leggo, il giornale free press più importante d'Italia, il cui sito è tra i più letti, illustra i suoi errori (spesso inevitabili) compiuti nel corso degli ultimi dodici mesi di lavoro e chiede scusa.
“Dai numeri sbagliati sull’influenza alle imprecisioni sui virologi, dagli errori sul calciomercato degli allenatori agli scivoloni sul web (...). Qualcuno l’abbiamo trovato, ma la tendenza ci dice che forse stiamo migliorando. Chiediamo ancora scusa agli interessati e a tutti i nostri lettori”, - scrive Leggo nero su bianco in prima pagina ammettendo che “sbagliare non piace a nessuno” ma chiedere scusa ai lettori che dimostrano fiducia nei confronti della testata “sia giusto” e doveroso.
© LeggoLa prima pagina di Leggo con le scuse per le notizie sbagliate 2021
La prima pagina di Leggo con le scuse per le notizie sbagliate 2021 - Sputnik Italia, 1920, 23.12.2021
La prima pagina di Leggo con le scuse per le notizie sbagliate 2021
— Come nasce questo atto di grande trasparenza e di responsabilità? E con quale obiettivo? Ammettere gli errori e guardarsi indietro fa davvero migliorare? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto il Direttore di Leggo Davide Desario.
“Tutto nasce da un mio viaggio all’estero in cui ho visto come lavoravano alcuni media stranieri che erano più corretti di quello è l’abitudine italiana del giornalismo.
Al mio ritorno ho deciso di introdurre alcuni cambiamenti. Innanzitutto sul nostro sito leggo.it abbiamo iniziato a rettificare in rosso le notizie sbagliate riconoscendo gli errori e cercando di dare maggior attenzione al lettore indicando dove prima abbiamo pubblicato una informazione non corretta. Dopodiché ho preso un mio taccuino e ho iniziato a puntarmi tutte le volte che abbiamo fatto degli errori – non parlo dei refusi banali ma della interpretazione sbagliata di notizie.
Credo che riconoscere i propri errori sia doveroso ma sia anche un modo per essere più affidabili perché i nostri lettori in questa maniera sanno che noi ce la mettiamo tutta per fare al meglio il nostro lavoro ma se commettiamo un errore loro almeno sono sicuri che alla fine glielo diciamo”, - ha spiegato il Direttore.
Leggo ha messo in fila i suoi sbagli, uno dopo l’altro. Ecco alcuni esempi che cita il quotidiano nel suo editoriale di fine anno:
In tempo di pandemia, numerosi sono stati gli articoli e le interviste che coinvolgevano gli esperti. Il 2 marzo, nelle pagine della cronaca di Milano, il professor Massimo Galli nel catenaccio del nostro articolo sia stato definito virologo, invece è infettivologo. L’8 novembre, invece, nella notizia sulla vaccinazione influenzale è stato scritto che riguardava tre milioni di persone, invece erano circa 300mila.
Nel pagellone degli Europei abbiamo scritto che Bastoni, Sirigu e Meret non hanno mai giocato nell’Italia vincente di Mancini. Ma non è così, perché sia Bastoni, da titolare, sia Sirigu avevano giocato eccome. Pochi giorni fa, infine, l’ultima inesattezza: la Juve ha fatto esordire Koni De Winter, un talentuoso difensore belga e noi abbiamo scritto che era olandese. Ce ne scusiamo, anche perché siamo convinti che De Winter diventerà un grande giocatore.
Sul fronte-Roma Leggo per molte settimane ha tirato la volata ad allenatori come Sarri e Allegri, destinati a prendere il posto di Fonseca, ignorando completamente che fosse invece quasi fatta per Mourinho (foto, sotto). Invece… E non è una consolazione che anche gli altri giornali non ne fossero a conoscenza e abbiano sbagliato.
Come ha precisato Davide Desario, nonostante questa “operazione” dura solo da tre anni, dal 2019, ha già portato i suoi frutti:
“Gli errori stanno diminuendo anche perché a nessuno di noi piace finire su questa pagina”, - ha sottolineato il giornalista.
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— E come hanno reagito i lettori che scelgono Leggo ogni giorno? I numeri sono in crescita?
“I nostri lettori apprezzano molto la nostra iniziativa che comunque è un lavoro quotidiano. Commettiamo gli errori, soprattutto sul nostro sito web, anche perché le notizie nell’immediatezza non sono sempre precise e poi dopo man mano diventano più chiare quando i colleghi riescono ad avere i particolari e trovare le informazioni diverse da quelle che sono state pubblicate inizialmente. Come ho già spiegato, in questi casi evidenziamo tutte le nostre correzioni sul sito in rosso per dire agli lettori: “prima vi abbiamo detto una cosa ma in realtà ora ne un’altra”. Questo approccio piace ai lettori perché sanno se sbagliamo non li prendiamo in giro, non ci nascondiamo, anzi gli avvisiamo. Infatti ieri abbiamo ricevuto tantissimi messaggi positivi sul web e sui social e questo non può che farci piacere, è uno stimolo per migliorare la qualità del nostro lavoro. Francamente spero che l’anno prossimo questa pagina non uscirà…
Non so se sia questo il motivo principale ma sta di fatto comunque che negli ultimi quattro anni Leggo ha avuto una crescita esponenziale delle visite al sito internet. I dati Audiweb del 2017 lo vedevano intorno al 23-sima posizione, adesso Leggo è nel top 10 dei siti d’informazione italiani e compete con i top-player del mondo d’informazione”, - ha ribadito il Direttore di Leggo.
— Visto i dati incoraggianti, secondo te, altri giornali italiani saranno pronti a fare lo stesso “esercizio spirituale”? Capiscono pure loro che è inutile far finta di niente e che alla fine è controproducente nascondere i propri errori?
“Nonostante tanti messaggi di complimenti che ci mandano i colleghi e che ci battono le mani, per oggi l’unica testata che chiede scusa per i propri errori è Leggo - il giornale per cui non si paga… ”, - ha concluso Desario.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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