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Laureati meno colpiti dalla crisi Covid: ecco le aree di studio con i tassi di occupazione maggiori

CC BY-SA 3.0 / Sailko / Banchi di Sotto, SienaUniversità degli Studi di Siena
Università degli Studi di Siena - Sputnik Italia, 1920, 23.12.2021
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Con la pandemia il tasso di occupazione scende meno fra i laureati. Ma la percentuale di occupati fra chi possiede un titolo di studio superiore è più bassa rispetto alla media Ue.
I laureati sono stati meno colpiti dalla pandemia sul fronte del lavoro, ma il tasso di occupazione di chi ha un titolo di studio secondario nel nostro Paese è comunque inferiore alla media europea.
A dirlo sono gli ultimi dati dell’Istat, ripresi dall’agenzia Agi, che fotografano la situazione italiana, dove i laureati tra i 25 e 64 anni che lavorano sono l’80,8 per cento, contro l’85,5 dell’Europa a 27.
La forbice si apre ancora di più man mano che l’età dei soggetti scende, e raggiunge il suo massimo per chi ha appena concluso il proprio percorso formativo. Soltanto il 78 per cento di chi ha tra i 30 e i 34 anni in Italia ha un impiego, mentre la percentuale sale all’86,5 per cento per quanto riguarda i colleghi europei.
Dai numeri diffusi dall’Istituto di statistica, però, emerge un dato: chi possiede un titolo di studio superiore è avvantaggiato nella ricerca del lavoro rispetto a chi è diplomato.
Non a caso proprio chi possiede un livello di istruzione più basso è stato maggiormente penalizzato dalla crisi economica prodotta dalla pandemia. Per chi ha un titolo secondario inferiore, infatti, il tasso di occupazione è sceso di 1,1 punti, di 0,9 punti per i diplomati e soltanto dello 0,6 per i laureati.
Sempre rispetto al tasso di impiego, un laureato ha il 29 per cento di possibilità in più di trovare un lavoro.
Rispetto alla media europea, però, i “dottori” di casa nostra restano penalizzati, con un tasso di occupazione inferiore di 5 punti.
La pandemia, inoltre, ha fatto crescere anche la percentuale dei “Neet”, e cioè quei soggetti che non sono né occupati, né stanno completando un percorso di istruzione o formativo.
Nella fascia 15-29 anni, il numero è cresciuto di 1,1 punti percentuali. Il fenomeno si è verificato anche nel resto d’Europa, ma l'Italia è tra i Paesi con la quota maggiore di Neet, sopra Germania, Francia e Spagna.
Il picco di inattività tra i soggetti in età lavorativa che non studiano né lavorano si registra tra le donne con un basso titolo di studio.
Infine, tra le lauree che garantiscono un tasso maggiore di occupazione ci sono quelle nelle discipline scientifiche e tecnologiche, cosiddette Stem, con l’84,5 per cento. Il valore massimo si registra con le lauree in medicina e farmacia, mentre il livello minimo con i corsi di studi in area umanistica.
Anche qui, però, le donne sono fortemente penalizzate, con i tassi occupazionali inferiori fino a dieci punti rispetto a quelli maschili nelle discipline tecnico-scientifiche.
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