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Scuola, Vaticano: "Le scuole siano aperte per il bene dei bambini"

© Sputnik . Sergey MamontovPiazza San Pietro
Piazza San Pietro - Sputnik Italia, 1920, 22.12.2021
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Secondo il Vaticano, l'applicazione regolare della Dad comporta il rischio di impoverimento intellettuale per i discenti.
La chiusura degli istituti scolastici dovrebbe essere "l'ultima ratio", nonostante l'imperversare della pandemia di coronavirus.
Lo si afferma in un documento della Pontificia accademia per la Vita, dal titolo La pandemia e la sfida dell'educazione.

"La Chiesa Cattolica, a partire dall'esperienza della pandemia, indica l'urgenza di rimuovere pesanti ostacoli che impediscono un sano e positivo inserimento dei bambini e degli adolescenti nella società, e che siano create tutte le condizioni perché questo avvenga. I ragazzi devono frequentare la scuola", si legge nel testo del documento.

Secondo il Vaticano, i governi dovrebbero agire per fare sì "che i bambini vadano a scuola".
"Lasciamo che la scuola sia un ambiente sano dove si apprendano il sapere e la scienza del vivere insieme e delle relazioni. Lasciamo che i più piccoli abbiano buoni maestri, attenti ai talenti di ciascuno e capaci di pazienza e di ascolto", recita ancora il documento.
Gli autori sottolineano come "la scelta di chiudere le scuole" sia stata "operata con modalità e tempi diversi nel mondo" e sia stata "stata motivata dalla comunità scientifica con la necessità di evitare la diffusione del contagio nelle comunità", ma che, d'altra parte, non si può non considerare la "gravità di una tale misura".

"In futuro deve essere considerata solo l'ultima ratio da adottare in casi estremi e solo dopo aver sperimentato altre misure di controllo epidemico quali una diversa sistemazione dei locali, dei mezzi di trasporto e dell'organizzazione dell'intera vita scolastica e dei suoi orari".

Questo anche per i rischi collegati all'impiego diffuso della didattica a distanza, capace di provocare "un impoverimento intellettuale dei discenti".
"Laddove le misure di contenimento hanno costretto i ragazzi alla pratica abituale, e spesso singhiozzante, della didattica a distanza, l'impoverimento dell'apprendimento intellettuale e la deprivazione delle relazioni formative sono diventati un'evidenza condivisa", è la conclusione a cui arrivano gli autori del documento.
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