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Missoni: “Dopo 70 anni di attività riusciamo ancora a seguire la via intrapresa dai miei genitori”

© Foto : Ufficio Stampa Scripta ManeantLuca Missioni, direttore artistico dell’Archivio Missoni e figlio di Ottavio Missoni e l'edizione “MISSONI - La Grande Moda Italiana”
Luca Missioni, direttore artistico dell’Archivio Missoni e figlio di Ottavio Missoni e l'edizione “MISSONI - La Grande Moda Italiana” - Sputnik Italia, 1920, 21.12.2021
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La moda è arte, nelle sue forme più elevate e celebrate. È questo il pensiero che vive nell’edizione “MISSONI - La Grande Moda Italiana” (Scripta Maneant, 2021) dedicata a Ottavio Missoni in occasione dei 100 anni dalla sua nascita.
Affascinante come la sua arte, Ottavio Missoni, insieme alla moglie Rosita, ha fatto la storia italiana del ’900, tracciando il linguaggio e lo stile di un'eleganza che è diventata espressione artistica, rivoluzione culturale e sociale.
Grazie alla collaborazione con l’Archivio Missoni e alla diretta partecipazione della famiglia Missoni, il volume ripercorre per immagini la storia della casa di moda, da piccola bottega a brand celebrato in tutto il mondo. Le immagini inedite, i disegni, gli studi cromatici di Ottavio Missoni sono esposti con ricchezza di dettagli senza precedenti.
In occasione dell’uscita di questo prezioso volume, Sputnik Italia ha raggiunto Luca Missoni, direttore artistico dell’Archivio Missoni e figlio di Ottavio Missoni, per parlare delle sfide che sta affrontando l’industria della moda italiana.
Dott. Missoni, innanzitutto auguri per l'importante anniversario. Potrebbe parlaci del volume? Come nasce l'idea di creare questa edizione celebrativa e quale messaggio volete mandare?
— È un’edizione che nasce da un volume a tiratura limitata, che è stato prodotto dalla stessa casa editrice Scripta Maneant un anno e mezzo fa dal titolo Missoni. La grande moda italiana, un’opera molto ricercata e di grandi dimensioni. In occasione del centenario della nascita di mio papà abbiamo deciso di creare un formato del libro più accessibile, in modo che potesse essere più facilmente consultabile.
I testi introduttivi sono stati creati grazie allo storico dell'arte Massimiliano Capella. Dal momento che Scripta Maneant è una casa editrice specializzata nella realizzazione di Volumi d’Arte di pregio, mi hanno proposto di seguire una certa linea. Abbiamo cercato di rispondere alle seguenti domande: Quali sono le caratteristiche che hanno generato il fenomeno “MISSONI” e il suo successo internazionale? E quali sono i contenuti artistici di questa arte applicata?

Nella nostra presentazione non ci sono solo le pubblicità o le immagini delle sfilate e dei vestiti fotografati come se fossero esposti in un museo, ci siamo concentrati sull'aspetto qualitativo della fotografia, sui materiali, sulle mostre e sulle installazioni realizzate nel corso degli anni. Le selezioni di queste immagini nascono da un'attenta analisi del materiale presente nel nostro archivio, che è molto vasto. Il libro ripercorre la storia e i passaggi necessari per trasformare le idee in arte: dalla scelta del filato a quella del colore, fino alla realizzazione pratica del tessuto, dalla fantasia immaginata fino al vestito, a quell’opera d’arte frutto di un grande lavoro di artigianato.

La vostra azienda è nata dopo la seconda guerra mondiale, anche oggi il mondo sta vivendo un periodo complicatissimo, che può essere in qualche maniera paragonato ad una guerra. Missoni di 70 anni fa e di oggi sono due aziende diverse, oppure siete comunque riusciti a mantenere il vostro DNA e i valori aziendali fondamentali definiti da Ottavio Missoni?
— Mio papà e mia mamma hanno iniziato la loro attività a Milano nel 1953. Dopo la Seconda guerra mondiale c’è stato un periodo culturale molto particolare e rivoluzionario, rispetto ad un passato tradizionalista. Era un momento in cui dominava lo spirito di vedere le cose con un entusiasmo nuovo. In Italia, e soprattutto a Milano, c'è stato un periodo di rinnovamento estetico molto forte, che ha dato la spinta alla nascita del prêt-à-porter italiano degli anni 60 e di tutta l'industria di design e di arredamento per la casa che oggi sono due punti di forza dell'economia italiana.
Adesso sarebbe difficile immaginare queste evoluzioni, perché ci sono condizioni diverse, diverse opportunità nella comunicazione, che potrebbero tendenzialmente rendere le cose più effimere, perché le idee rischiano di essere sviluppate di fretta e abbandonate altrettanto precocemente. Il lavoro che abbiamo fatto per molti anni riguarda l'attività produttiva legata a una ricerca continua, che porta il prodotto ad avere dei contenuti artistici rilevanti.
Модель представляет малиновое платье от британского дизайнера Джона Гальяно для Christian Dior в Париже - Sputnik Italia, 1920, 16.12.2021
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Studiamo con attenzione le esigenze del mercato e cerchiamo anche di anticiparle, rimanendo però estremamente legati a ciò che caratterizza da sempre la nostra identità. L'identità che comprende non solo un lato estetico, che nel tempo potrebbe diventare sorpassato e antico, ma soprattutto i contenuti che hanno comunque delle valenze artistiche e che possono essere riconosciute anche nel futuro. Nonostante 70 anni di attività, riusciamo ancora a seguire quella via intrapresa dai miei genitori negli anni 50-60 non solo nel raccontare la nostra storia, ma anche nell'essere partecipi, ancora oggi, ad una continua evoluzione positiva. Ci sono degli elementi nel nostro DNA che hanno valenze universali e funzionali, alla base dei quali c’è l’approccio positivo al modo di vivere.
Nonostante l'emergenza sanitaria, l'Italia si conferma come primo Paese del lusso mondiale, a livello di presenza nella classifica delle aziende, con quattro nuovi ingressi nella Top 100. Anche voi non avete sentito il calo della domanda? Su quali mercati state puntando in questo momento e perché?
— C’è stato sicuramente il calo della domanda e questo ha creato non pochi problemi a tutto il sistema produttivo italiano e alle aziende di eccellenza come la nostra. Il fatto che il mondo praticamente si sia fermato per un anno intero ha creato delle grandi ripercussioni sul tutto il comparto della moda. E ora si spera di essere partecipi a un nuovo modo di vedere le cose. Effettivamente, rispetto alla guerra, questa situazione è stata causata da fattori diversi, ma l'effetto sulla gente probabilmente è lo stesso. Sicuramente cambieranno i modi di consumare le cose e le abitudini.
Il mercato americano, asiatico europeo e quello italiano hanno tutti subito gli stessi danni. Per sviluppare una nuova strategia post-Covid bisognerà vedere chi si riprenderà prima. Però, qui in Italia, tenendo presente la buona gestione del virus, noi come azienda italiana abbiamo la speranza di poter continuare il nostro lavoro a pieno ritmo, anche perché non abbiamo produzioni esterne. Se l’Italia riprende bene, senz'altro per noi è un beneficio.

Una cosa che è cambiata molto rispetto a prima è l'abitudine di acquistare online senza avere un'esperienza diretta presso un negozio. Quindi c'è il rischio di perdere questa preziosa esperienza, che può essere paragonata a una visita al museo, perché, secondo me, la percezione fisica non può essere sostituita da quella online. È l'unico modo per conoscere il nostro lavoro. I nostri capi fotografati saranno belli, ma quando uno li prende in mano, può vedere il tessuto e valutarne la qualità. È un'esperienza fondamentale…

Comunque, la pandemia da coronavirus ha trasformato il “casual Friday” in “casual week”, una piena conquista del comfort a prescindere dall'occasione. Come è destinata a cambiare la moda nel dopo Covid o il piacere di vestirsi esisterà sempre?
— Il piacere di vestirsi esisterà per forza. Nel periodo del lockdown, quando la gente doveva restare casa, comprava magari delle cose per abbellire la propria abitazione. È un elemento significativo, visto che noi ci occupiamo molto anche dell'arredamento e abbiamo notato questa tendenza.
Però il vestito è sempre una cosa che riguarda il piacere personale, soprattutto per la persona che segue la moda. È bello pensare, come è successo per molti anni, che la gente si compri un vestito, perché lo vede come un qualcosa di significativo nel contenuto. Capita spesso di sentire “Ho comprato questo capo perché mi ha fatto felice”, oppure “quando lo indosso, mi sento bene”.
L'impatto ambientale dell’industria tessile è sotto i riflettori da oltre 20 anni, ma con la rapida diffusione della fast fashion, il problema ambientale è aumentato a dismisura ed è ormai del tutto fuori controllo. Missoni ha aderito al G7 fashion pact: un documento in cui il brand si è impegnato a raggiungere una serie di obiettivi, volti a una trasformazione sostenibile dell’industria?
— Siamo stati sempre molto coscienti dell’importanza della questione legata alla sostenibilità. Nell’ambito della Camera nazionale della moda italiana ci sono dei programmi che vengono seguiti abbastanza regolarmente, con degli obiettivi volti a una trasformazione sostenibile dell’industria.
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Oltre ad essere proprietari, siamo anche coinvolti nella progettualità da sempre. Nel nostro caso particolare, le nostre produzioni, come tutta la parte creativa e di sviluppo delle collezioni e dei prodotti, avviene non lontano da dove abitiamo, nel giro di 10 km. Al massimo andiamo a Milano, che si trova vicino e dove ci sono degli uffici e gli show-room di vendita. Avendo la nostra casa di produzione, la nostra fabbrica e la nostra industria, abbiamo deciso di garantire ai nostri dipendenti la possibilità di lavorare in un ambiente bello, nel mezzo di un parco. Queste sono le scelte che non sono facili da fare molto spesso…
Inoltre, i laboratori con cui lavoriamo sono in territorio italiano, e quindi verificabili, controllabili dal punto di vista ambientale. Prestiamo attenzione anche all'impaccamento, sviluppando progetti pilota volti a realizzare collezioni sostenibili.
L'opinione dell'autore potrebbe non riflettere la posizione della redazione
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