Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

Libia, Mercuri: “elezioni quanto prima o il Paese ricadrà nel caos”

© Sputnik . Andrey SteninLa crisi in Libia
La crisi in Libia - Sputnik Italia, 1920, 21.12.2021
Seguici su
Si erano riposte molte speranze nelle elezioni in Libia, previste per il 24 dicembre, ma l’appuntamento elettorale, molto probabilmente, slitta, lasciando sempre più spazio al caos nel Paese. Per intraprendere il percorso elettorale è necessario stabilizzare la Libia, impresa che al momento sembra un miraggio.
In Libia il voto non ci sarà: il territorio nazionale è troppo frammentato, le milizie si contendono la loro parte di potere. Lo slittamento del voto dipende proprio dal caos interno al Paese. Le elezioni fissate per il 24 dicembre avrebbero dovuto portare teoricamente la stabilità in Libia.
“Non si possono fare elezioni in nessuna nazione per stabilizzare il paese; bisogna prima mettere in sicurezza quanto più possibile un paese e solo poi fare le elezioni. È stato fatto un errore di fondo dalla comunità internazionale”, ha sottolineato in un’intervista a Sputnik Italia Michela Mercuri, esperta di Libia, docente di Storia contemporanea dei paesi mediterranei all’Università di Macerata.
Le elezioni in Libia non si faranno. Michela Mercuri, possiamo dire che oramai manca solo l’annuncio ufficiale?
— Sì, le elezioni non ci saranno. Ci dovrebbe essere a giorni, o ad ore, l’annuncio ufficiale anche da parte dell’UNSMIL, della Williams e da parte dell’Onu, che aveva fissato la data delle elezioni al 24 dicembre, ma fattori interni ed esterni ci fanno capire che l’appuntamento elettorale salta. Ora ci sono due strade possibili da percorrere. La prima è quella di elezioni posticipate, a gennaio o a febbraio, ma non più in là nel tempo, sennò non avrebbero alcun valore. Ci vuole un nuovo impegno da parte dell’Onu per realizzare le elezioni. Un secondo scenario che si paventa con sempre maggiore realismo è quello di un caos interno, soprattutto fra le milizie che sono più o meno fedeli ai vari attori candidati.
La bandiera della Libia - Sputnik Italia, 1920, 20.12.2021
Libia, se l’elezione è una maledizione
Il problema fondamentale è che ci sono dei candidati “pesanti”, fra cui Dabaiba, Saif al-Islam e Haftar, che hanno creato un grosso scompiglio fra le milizie, ma anche fra gli attori esterni. Questo non ha giovato al possibile percorso elettorale, che avrebbe dovuto avere inizio il 24 dicembre.
Le elezioni sono attese da mesi. Quali sono i tasselli che mancano perché la Libia raggiunga la stabilità?
Vorrei partire da un presupposto: non si possono fare elezioni in nessuna nazione per stabilizzare il paese; bisogna prima mettere in sicurezza quanto più possibile un paese e solo poi fare le elezioni. È stato fatto un errore di fondo dalla comunità internazionale.
Il primo problema è che ci sono tante milizie che non vogliono le elezioni, per non perdere le porzioni di potere che hanno conquistato in questi 10 anni di totale indifferenza da parte della comunità internazionale. Queste milizie, come abbiamo avuto modo di vedere recentemente, quando è stato sostituito il capo della zona militare di Tripoli, vogliono comunque il caos, perché intendono mantenere i rapporti con gli attori interni ed internazionali.
Il secondo fattore è la candidatura di Saif al-islam Gheddafi, che può convogliare tantissimi voti e che ha messo in seria discussione non sono le milizie fedeli a Dabaiba e ad Haftar, ma anche ad altri candidati.

Inoltre, manca, da un punto di vista istituzionale, una vera e propria legge elettorale e questo ha permesso la candidatura di quasi 100 possibili eletti alle presidenziali, fra cui personaggi piuttosto scomodi e ambigui. Tutto ciò ha creato caos interno. In sintesi, gli ostacoli fondamentali al percorso elettorale non vengono tanto dall’esterno quanto dall’interno del Paese.

— Secondo te, fra la partita militare e quella politica, quale prevale al momento in Libia?
Le due partite si mescolano in realtà. Le milizie stanno sostenendo i candidati, provocando caos all’interno del Paese. Il problema politico si intreccia inevitabilmente al problema militare. Più i candidati sono scomodi e più le milizie aizzano il loro potere contro i candidati avversari. Se dovesse vincere un candidato dell’Ovest, qualora si svolgessero le elezioni nei prossimi mesi, è molto probabile che le milizie dell’Est si sollevino e viceversa, se dovesse vincere un candidato dell’Est. Tutto diventa più difficile, anche la tenuta di un eventuale risultato elettorale laddove ci dovessero essere elezioni fra qualche mese.
Luigi di Maio al Consiglio Affari Esteri a Bruxelles - Sputnik Italia, 1920, 13.12.2021
Di Maio al Consiglio Affari Esteri Ue: “Massima attenzione dall’Italia su Libia e Afghanistan”
— Che cosa dovrebbe fare l’Italia in questo contesto di caos e dopo lo slittamento delle elezioni?
L’Italia da sola non può fare nulla. L’Italia deve rimanere fedele alla linea internazionale, cercare di essere più protagonista nell’idea di un percorso di stabilizzazione del Paese, anche attraverso le elezioni, fatte però dopo una legge elettorale. Grazie al Patto del Quirinale, che per certi versi provoca dei dubbi e per altri può lasciare all’Italia maggior spazio di manovra in Libia, potrebbe essere proprio Roma l’attore a prendere in mano la situazione a livello di comunità internazionale e a cercare di dialogare con gli attori locali, con l’obiettivo di arrivare quanto prima ad un percorso elettorale. Non sarà il 24 dicembre, ma non si possono superare i due-tre mesi, altrimenti la Libia ricadrà nel caos.
L'opinione dell'autore potrebbe non riflettere la posizione della redazione
Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала