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Per fermare Omicron ci vuole una quantità di anticorpi fino a 40 volte superiore - Palù (Cts)

© Foto : fornita da Giorgio PalùGiorgio Palù
Giorgio Palù - Sputnik Italia, 1920, 20.12.2021
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Il virologo spiega che ci sono ancora pochi dati per valutare l’incidenza della nuova variante sui contagi e sul decorso della malattia. Importanti tamponi, mascherine e terza dose.
La ricetta del virologo Giorgio Palù, che fa parte del Comitato tecnico scientifico, è fatta di quattro elementi: booster, mascherine, tamponi e sequenziamento.
Con queste misure sarà più semplice arginare la nuova ondata e la variante Omicron, di cui, però, avverte sul Corriere della Sera, si sa ancora troppo poco per disegnare scenari più o meno allarmistici.
“Non è scontato che in poche settimane la variante Omicron diventi prevalente in Italia. Non abbiamo dati sufficienti per affermarlo. In ogni caso è bene essere guardinghi e rafforzare le misure di protezione e prevenzione collettive ed individuali, vedi ricorso alla mascherina e al tampone. Le restrizioni in arrivo sono necessarie”.
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Troppi pochi dati e sequenziamento

Per il virologo Omicron è ancora un terreno poco conosciuto, “disponiamo di elementi troppo scarsi per trarne conclusioni e chi traccia scenari allarmistici appare quantomeno precipitoso”.
In base ai dati della scorsa settimana in Europa “i casi di Omicron erano 2-3 mila su alcune centinaia di migliaia, in Gran Bretagna sabato scorso sono stati riportati 10 mila nuovi casi sui circa 90 mila positivi al Sars-CoV-2. L’Italia ha individuato sinora poco più di 80 sequenze in quanto svolge un’attività di sequenziamento molto bassa, siamo penultimi in Europa con la Spagna”.
Per questo servono più sequenziamenti e “un grosso investimento nella ricerca virologica di base per comprendere i meccanismi di Covid-19, individuare i virus con potenziale pandemico e stimolare anche sviluppi industriali innovativi”.

Le mutazioni e il booster

Palù spiega che la variante Omicron ha “circa 35 mutazioni sulla proteina Spike che gli è necessaria per agganciare le cellule umane e che costituisce la base del vaccino”.
Diverse di queste mutazioni erano già state identificate in varianti precedenti ma ancora non è noto quale sia la motivazione dietro la capacità di diffusione della mutazione, “un processo infettivo più efficiente o una maggiore abilità di evadere l’immunità”.

L’esperto aggiunge che “alcuni studi non ancora pubblicati ci informano che per fermare il nuovo virus ci vuole una quantità di anticorpi 10-40 volte superiore a quelli che bastano a neutralizzare il ceppo originale”.

E per questo la terza dose del vaccino “non solo funziona, è il completamento del ciclo come avviene per quasi tutti i vaccini. È uno schema che rientra nella storia della vaccinologia, non bisogna pensare che la necessità di fare i richiami è la prova del fallimento di questi anti Covid”.
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