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Esperti “fai da te”, quando è importante avere le giuste competenze

© Foto : Evgeny UtkinA Milano ritorna la gente in giro per le strade della città
A Milano ritorna la gente in giro per le strade della città - Sputnik Italia, 1920, 19.12.2021
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Nel 2014, subito dopo che la Crimea è diventata parte della Russia, il Washington Post ha effettuato una ricerca tra i suoi lettori, chiedendo se fosse giusto, secondo loro, che l’esercito USA intervenisse in Ucraina.
Nella stessa inchiesta, chiedeva ai rispondenti di identificare dove fosse l’Ucraina. La maggior parte ha risposto che sì, l’America doveva inviare le sue truppe, e che l’Ucraina si trovava in America Latina o in Australia. L’anno successivo, una società di sondaggistica, la Public Policy Polling, ha interpellato gli elettori delle primarie, sia Democratiche che Repubblicane (quindi cittadini impegnati che avevano deciso di esercitare una loro scelta politica), se, nel caso di una decisione governativa in merito ad un bombardamento della città di Agrabah, fossero d’accordo o contrari. La metà degli intervistati (con percentuali diverse tra Repubblicani e democratici) ha dichiarato di essere d’accordo o contraria e solo l’altra metà non ha voluto esprimere una risposta. Il problema era che la città di Agrabah non è mai esistita ed è solo un nome di fantasia tratto da un film della Disney. Tuttavia, il cinquanta per cento era d’accordo sul bombardarla.
Questi esempi di fatti realmente accaduti danno una dimostrazione di come il conoscere veramente le cose e avere la giusta competenza per decifrarli possano fare la differenza ai fini di una corretta decisione.
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov - Sputnik Italia, 1920, 08.12.2021
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Purtroppo, anche grazie ai social, si sta diffondendo l’idea che le competenze siano qualcosa alla portata di tutti e che chiunque si trovi in una posizione di responsabilità sia, di per sé, in grado di prendere la giusta decisione. Non serve più avere studiato, avere accumulato esperienze specifiche. Su internet si trova di tutto ed è diventato inutile passare anni sui libri o aver fatto la “gavetta”: “uno vale uno” e ciascuno si può considerare un “esperto”. Magari di politica. Magari di relazioni internazionali. Magari di come si guida il Governo di un Paese.
Alludo, non a caso (seppur non è caso unico), a quel malaugurato slogan lanciato dal comico/politico Beppe Grillo, quello che ha convinto molti italiani a votare per i Cinquestelle, confidando che avrebbero proprio loro risolto tutti i problemi del Paese. Ecco allora un avvocatuccio senza alcuna esperienza politica diventare Presidente del Consiglio dei Ministri e un ragazzotto che non ha mai lavorato né concluso gli studi (e che confonde il Cile con il Venezuela) diventare l’attuale Ministro degli Esteri.
Dubitare di titoli di studio, concessi talvolta a manica larga, è legittimo e fa parte del normale riflettere sulle cose. Non è neppure garantito che aver passato anni a lavorare in un dato ambiente faccia di costui un vero esperto (lo vediamo con i tanti virologi che riempiono i nostri schermi TV e, oltre a contraddirsi tra loro, a volte si contraddicono da sé stessi), ma sostenere che la competenza e l’esperienza sono caratteristiche superflue diventa masochismo sociale.
Luigi Di Maio - Sputnik Italia, 1920, 21.10.2021
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Governare un Paese, scegliere una politica economica o un’altra, decidere come posizionarsi nel mondo rispetto a Stati concorrenti, scegliere tra amici e nemici, affrontare una o più crisi non è una questione semplice, che può essere risolta chiacchierandone al bar. Il governare è sempre una questione complessa e mai esiste un’unica soluzione ottimale. Ogni decisione ha pro e contro, e decidere richiede intelligenza, esperienza e preparazione. Nei rapporti internazionali ciò è ancora più necessario.
Scartare a priori la necessità di tutte queste condizioni, fabbricare teorie inverosimili e pensare che chiunque possa essere Deputato (o persino Ministro) è soltanto l’autostrada per demagoghi che accarezzano le pance degli elettori e (inconsapevolmente?) preparano, con il venir meno della fiducia verso le Istituzioni democratiche, la nascita di sistemi politici autoritari.
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