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Carne artificiale, un libro svela tutti gli interessi dietro alle bistecche create in laboratorio

© Depositphotos / SimpleFoto Macellaio con un pezzo di carne
Macellaio con un pezzo di carne - Sputnik Italia, 1920, 18.12.2021
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Il libro inchiesta di Gilles Luneau, Carne artificiale? No, grazie accende un faro sul business legato alle bistecche create in laboratorio e sui pericoli dell'industria della carne 2.0.
In soli due anni, dal 2017 al 2018, nella carne artificiale sono stati investiti 14 miliardi di dollari. I surrogati della carne, insomma, sono destinati a prendere sempre più piede. Ma non senza rischi. Tra questi c’è la possibile frattura del legame “naturale e antropologico tra l’uomo e il resto del Pianeta”.
Lo scrive Gilles Luneau, nel libro inchiesta Carne artificiale? No, grazie, edito in Italia da Castelvecchi e presentato online assieme a Paolo De Castro, coordinatore del Gruppo S&D alla commissione Agricoltura del Parlamento europeo, e al presidente di Coldiretti, Ettore Prandini.
Le aziende che nel mondo producono “prodotti alternativi alla carne a partire da cellule vegetali” sono circa 800, ha detto l’autore.
“In inglese – ha spiegato, come si legge su Askanews - si dice plant based meat ma questi surrogati non sono a base di piante, ma a base di proteine vegetali estratte dai vegetali, oppure prodotte artificialmente tramite modifica genetica”.
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Ma gli sforzi per la sostenibilità che muovono la ricerca rischiano di andare a scapito dei produttori. “La narrativa intorno alla carne sintetica è molto avvincente: oggi gli animalisti sono una lobby molto forte nel Parlamento europeo, in questo modo non ci sarebbero più animali che vengono allevati e trattati male in risposta alle sensibilità animaliste e ambientali ma questo è un tema molto insidioso, occorre far capire gli interessi che ci sono dietro”, avverte l’eurodeputato dei Socialisti e Democratici, che denuncia come gli studi sulla carne artificiale vadano avanti anche con i fondi dell’UE.
“La crescita degli investimenti che ha riguardato in questi ultimi anni i prodotti a base di sintesi, prodotti fatti in laboratorio e non figli invece di una fase di coltivazione o allevamento, è esponenziale, non ha eguali in nessun altro settore produttivo e questo ci deve portare a riflettere perché è accompagnato anche da una mancanza di attenzione delle istituzioni in questo caso a livello europeo”, ha detto anche Prandini. Il presidente di Coldiretti si augura che “la carne sintetica non possa mai sostituire la carne tradizionale”.
Ma il rischio, a giudicare dall’attenzione riservata a questo tipo di prodotti, c’è. Anche se, secondo l’agronoma Susanna Bramante, intervenuta nel dibattito, a bistecche e hamburger sviluppati in laboratorio o creati con le stampanti 3D “mancano tutte le sostanze nutritive che si possono trovare nella carne vera”. “Questa perdita di complessità – avverte - si ripercuote in modo negativo sulla salute del consumatore”.
Ma ad essere messa in pericolo è anche la biodioversità e la morfologia del nostro territorio, legata indissolubilmente ad agricoltura e pascoli.
“Se viene meno la zootecnia, – avverte Prandini di Coldiretti - viene meno un presidio del territorio soprattutto nelle aree interne, collinari e montane che senza zootecnia non riuscirebbero a sopravvivere”.

Senza contare la “rottura antropologica”, che secondo l’autore del libro si creerebbe sostituendo la carne con le alternative chimiche. “Non possiamo costruire la nostra identità – ammonisce - con alimenti in laboratorio”.

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