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Materie prime, l'allarme dell'industria: "Rincari per il 91 per cento delle imprese"

© AFP 2021 / DPA/ JAN WOITASIndustria automobilstica
Industria automobilstica - Sputnik Italia, 1920, 17.12.2021
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Difficoltà nel reperimento delle materie prime e aumento dei prezzi rischiano di frenare la ripresa. L'allarme di Federmeccanica: "Il 26 per cento rischia di interrompere l'attività produttiva".
L’aumento del costo delle materie prime rischia di frenare la ripresa. A lanciare l’allarme è il vice presidente di Federmeccanica, Diego Andreis, che giovedì ha presentato la sua 160^ indagine congiunturale. Il dossier rileva una crescita dello 0,7 per cento della produzione metalmeccanica nel terzo trimestre del 2021, rispetto a quello precedente, con un incremento del 2,5 per cento, rispetto ai livelli pre-covid, grazie alla ripresa della domanda interna e dell’export. Ma mette in guardia sui rischi derivanti dall’aumento dei costi di produzione e dalla difficoltà nel reperimento di materie prime e semiconduttori.
"Materie prime, energia, chip, trasporti continuano ad essere un problema molto serio e che non vede schiarite”, ha avvertito Andreis.
Per il vicepresidente di Federmeccanica si tratta di una “situazione critica per l'intero sistema considerando che tutte le aziende che abbiamo interpellato, senza eccezioni, segnalano, oltre ad un incremento dei costi delle materie prime, difficoltà di reperimento delle stesse che sta causando fermi produttivi nelle filiere e l'automotive nell'ultimo trimestre ne è un evidente esempio".
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A registrare rincari è il 91 per cento delle imprese che hanno partecipato alla rilevazione. Di queste il 72 per cento ha anche sperimentato “difficoltà di approvvigionamento”, mentre per una minoranza consistente, il 26 per cento, il pericolo è quello di dover addirittura interrompere l'attività produttiva, a causa dei rincari.

L’effetto è quello di una crescita dei prezzi di produzione, che a settembre del 2021 ha raggiunto un +11,6 per cento, rispetto allo stesso mese del 2020.
La situazione, spiega ancora Andreis, è “paradossale”. “Abbiamo ordini, – dice il vicepresidente di Federmeccanica - ma non riusciamo ad evaderli secondo le richieste”. Tutto questo si riflette su un incremento dei costi di produzione delle imprese che incideranno negativamente sulla loro marginalità e quindi sulla loro competitività e capacità di investimento”.
Il 2022, per questo, "si prospetta ancora più difficile del 2021 dove le imprese, almeno nella prima parte dell'anno, hanno in parte potuto contare sulle scorte”.
L’appello di Federmeccanica, quindi, è quello di “intraprendere tutte le azioni necessarie ad ogni livello, da quello nazionale a quello europeo, per calmierare questa situazione iper-inflattiva che rischia di essere disastrosa".
La crisi delle materie prime minaccia anche l’industria di trasformazione e in particolare le Pmi, che arrancano sempre di più di fronte ai rincari sui costi dell’energia e delle materie prime.
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“I listini di tutte le materie prime vedono rincari a doppia cifra oltre a gravi problemi di reperibilità delle merci. I produttori sono in una situazione di significativa difficoltà e non sappiano per quanto tempo durerà questa situazione ma sono passati mesi dai primi allarmi”, denunciava qualche settimana fa su Il Sole 24 Ore, Francesco Mutti, presidente Centromarca.
E a farne le spese sono anche i consumatori, con aumenti sul prezzo al dettaglio dei beni prodotti.
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