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Libia, a rischio il voto dopo lo schieramento delle milizie a Tripoli dei giorni scorsi

© Sputnik . Andrey SteninLa crisi in Libia
La crisi in Libia - Sputnik Italia, 1920, 17.12.2021
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A rischio sarebbero le elezioni nel Paese libico, previste in data 24 dicembre. Nella notte tra mercoledì e giovedì, uomini armati avevano circondato gli uffici del governo a Tripoli. Ora si teme per le votazioni in programma.
Dopo che gruppi armati, nei giorni scorsi, hanno circondato l'edificio sede del Consiglio presidenziale e diverse milizie armate si sono viste in giro per i quartieri della capitale libica, sono in molti ora a sollevare dubbi sull'effettiva possibile messa in atto del voto.
Un funzionario dell'Alta commissione elettorale del Paese riporta che sarà, in effetti, impossibile votare il 24 dicembre.
Gli fa eco il capo della commissione Interni della Camera dei rappresentanti, Suliman Al-Harari, che invita la commissione elettorale ad ammettere l'impossibilità del voto.
Il movimento delle milizie armate alla volta di Tripoli era scattato a poche ore dall'insediamento del generale Abdelkadeer Mansour a capo del comando militare della regione di Tripoli, insediamento voluto dal Consiglio presidenziale. Nella giornata di mercoledì era stato dato congedo da parte dello stesso Consiglio presidenziale, al di lui predecessore, il generale Abdelbasset Marouane.
Si erano visti sfilare diversi mezzi militari e numerosi uomini armati, fedeli al congedato Marouane, avevano invaso la capitale, schierandosi poi intorno al palazzo presidenziale.
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Libia, Tripoli: uomini armati circondano l'ufficio del Primo ministro Dbeibeh - Video
La situazione, in termini di sicurezza, nel Paese sarebbe alquanto fragile, con diverse fazioni sul campo a contendersi il potere. 100 i plausibili candidati in queste elezioni, che possono ancora essere rinviate.
Domenica scorsa era intervenuta, ad auspicare le stesse, Stephanie Williams, inviato speciale dell'Onu in Libia, esortando, riferisce Agi "a rispettare l'inequivocabile richiesta del popolo libico di eleggere i propri rappresentanti attraverso elezioni libere, eque e credibili".
L'Onu, d'altro canto, auspica il rispetto della data del 24 dicembre, così come gli Stati Uniti, ma la situazione reale nel Paese lascia poco a sperare in tal senso.
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Il ministro degli Affari esteri della Federazione Russa Sergey Lavrov ha puntualizzato che, più che il rispetto della data delle elezioni, è importante che siano presenti tutte le principali forze politiche del Paese libico:

"Per la Russia, la priorità non è il rispetto formale dei tempi delle elezioni in Libia, ma l'opportunità per i rappresentanti di tutte le principali forze politiche di parteciparvi e il riconoscimento dei risultati".

Lavrov ha poi esortato a superare le difficoltà relative alla scelta e validazione dei candidati, auspicando che non vi siano boicottaggi nei confronti di nessuno dei candidati che si sono proposti in questi mesi, in vista delle elezioni:

"Ci sono stati tentativi da parte degli organi elettorali della Libia di impedire a qualcuno di partecipare alle elezioni, poi queste decisioni sono state riviste. Spero che tutti vengano ammessi", ha detto in un'intervista al canale televisivo egiziano TeN TV.

Tra i candidati più famosi scesi in campo in questi mesi, vi sono il comandante dell'Esercito nazionale libico (LNA) Khalifa Haftar, il presidente della Camera dei rappresentanti della Libia Akila Saleh, l'attuale capo del governo di unità nazionale (PNU) Abdelhamid Dbeiba, il figlio del l'ex leader della Libia Muammar Gheddafi Seif al-Islam Gheddafi, nonché l'ex capo del Ministero degli Affari Interni del Governo di Accordo Nazionale (PNS) della Libia Fathi Bashaga.
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Intanto, le varie fazioni si accusano a vicenda di corruzione e di intimidazioni sulla campagna elettorale; l'inviato speciale Onu Ján Kubiš, predecessore della Williams, si è dimesso a tre settimane dal voto, cosa che non fa che aggiungere dati negativi a quella che appare essere come una polveriera pronta ad esplodere.

L'Onu ha esortato tutte le parti "a non sprecare i guadagni fatti", riportando che intanto si sono registrati al voto ben 3 milioni di elettori, sono state distribuite con successo le tessere elettorali e sembrerebbe che la popolazione sia fortemente propensa al voto.

L'ambasciatore degli Stati Uniti nel Paese, Richard Norland, come riportano i media, ha detto che "rifiutarsi di andare alle elezioni e mobilitarsi per ostacolarle non farà altro che mettere il destino e il futuro del Paese alla mercé di coloro che, all’interno della Libia e tra i loro sostenitori esterni, preferiscono il potere dei proiettili a quello dei voti”.
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