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Presidenziali in Francia: si va verso destra, Macron per ora resta a guardare

© Sputnik . Natalia Silvestrova / Vai alla galleria fotograficaLa Torre Eiffel a Parigi e la bandiera della Francia
La Torre Eiffel a Parigi e la bandiera della Francia - Sputnik Italia, 1920, 16.12.2021
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Non piegarsi agli americani, sbarazzarsi dei migranti, proteggere i lavoratori: gli slogan di alcuni candidati alle elezioni presidenziali francesi non sono propriamente politicamente corretti. Un uomo si è già gettato al collo di uno dei candidati, per provare a strangolarlo dopo un discorso.
A 4 mesi dal voto si sta prefigurando tra i partiti di destra una feroce battaglia. Valérie Pécresse, Marine Le Pen, Eric Zemmour sono alcuni dei candidati che competeranno con Emmanuel Macron, ma il presidente in carica preferisce rimanere al di sopra della mischia, per ora.

La riconquista di Zemmour

La possibilità dell'auto-nomina del noto giornalista Eric Zemmour ha cominciato a essere oggetto di discussione già durante l’estate. E, alla fine di novembre, Zemmour ha dichiarato la sua intenzione di lottare per la più alta carica pubblica.
Zemmour è una figura controversa: alcuni lo sostengono con fervore, mentre altri lo odiano. Un intellettuale, un erudito, un argomentatore di estrema destra. Sostenitore di severe restrizioni all'immigrazione, anti-islamista, critico del neoliberismo, difensore della sovranità nazionale e contrario all'Europa Unita. Un sostenitore dei valori tradizionali con un atteggiamento arrogante nei confronti delle donne.
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Zemmour è molto duro nelle sue dichiarazioni e non ha intenzione di smussare gli angoli. È stato dichiarato 2 colpevole di incitamento all'odio etnico e razziale.
Per Zemmour, il futuro della Francia non è possibile senza un cambiamento drastico e radicale della politica, che porti a un mutamento anche della società. Al suo primo comizio elettorale ha annunciato la creazione di un suo movimento, Reconquête, che fungerà da base per il futuro partito. Il ricordo al termine Reconquête si rifà al fenomeno storico della Reconquista, ossia la conquista cristiana delle terre della penisola iberica, occupate dai mori musulmani.
Si noti, tra l’altro, che l'evento si è tenuto nel polo espositivo del sobborgo parigino di Villepinte, il dipartimento della Senna-Saint-Denis dove ci sono molti immigrati. Una delle zone più criminalizzate del paese.
L'evento si è svolto non senza incidenti: i rappresentanti dell'associazione SOS Racisme hanno cercato di protestare all’interno della sala, scatenando dei disordini. Inoltre, Zemmour è stato attaccato da un uomo nella folla, che ha cercato di afferrarlo per la gola, ma le guardie di sicurezza lo hanno rapidamente allontanato.
Nel suo discorso di un'ora e mezza, il candidato presidenziale, tra gli applausi della folla di molte migliaia di persone, ha promesso "immigrazione zero", l'abolizione del ricongiungimento familiare dei rifugiati, l'espulsione di tutti gli stranieri illegali, la fine dei benefici sociali e sanitari per i nuovi arrivati. Ha anche spiegato di essere pronto a prendere le redini del Paese, per fermare l'impoverimento e la perdita della grandeur francese.
Zemmour è il più radicale dei candidati di destra. Si pensa persino che la sua nomina sia una mossa astuta dell'élite al potere, un tentativo di togliere terreno da sotto i piedi di Marine Le Pen. In effetti, Zemmour e la Le Pen condividono un elettorato comune e gli indici di approvazione di Marine si sono immediatamente abbassati dopo la candidatura di Zemmour.
È più probabile, tuttavia, che dietro Zemmour ci sia la grande imprenditoria francese e, in particolare, il miliardario avversario di Emmanuel Macron, Vincent Bolloré.
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La Le Pen non è più di estrema destra

Fino ad allora, la leader del Rassemblement National, Marine Le Pen, era considerata la principale, e praticamente unica, vera rivale di Macron. Per lei questa è la terza campagna presidenziale: nel 2012 è arrivata terza, con il 18% dei voti, dietro François Hollande (29%) e Nicolas Sarkozy (27%), e nel 2017 è arrivata al secondo turno, dove ha perso contro Macron per 34% a 66%.
Il partito della Le Pen è stato definito di estrema destra per inerzia, anche se in realtà non lo è più da molto tempo. Il politico radicale e un po' marginale era suo padre Jean-Marie Le Pen, fondatore del Front National. Le Pen padre era solito fare commenti razzisti e antisemiti. Dal 2011, quando Le Pen padre si è dimesso, sua figlia è stata impegnata a "de-demonizzare" il Front National, prendendo le distanze dal passato e cambiando l'immagine del partito, in modo da togliersi di dosso certe etichette. Ecco perché anche il nome del partito è stato cambiato.
Anche se Le Pen figlia si è posizionata come un politico extra-sistema, si pone in maniera molto più composta, rispetto a suo padre, e ha ripetutamente sottolineato di non approvare le dichiarazioni scandalose di suo padre e di avere opinioni molto più moderate.
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Il suo programma prevede di difendere la sovranità nazionale, limitare l'immigrazione, difendere i valori tradizionali e gli interessi del "popolo lavoratore".
Durante l'estate ha dichiarato di non avere paura di Zemmur e di avere fiducia nel suo elettorato. "Il mio unico timore è che le sue dichiarazioni, spesso estremamente radicali e da me non condivise, possano essere confuse con le mie e che il mio progetto diventi quindi vittima di questa caricatura", ha spiegato la segretaria del Rassemblement National.
I sondaggi mostrano che Zemmour è ben posizionato per competere con la Le Pen e ci sarà una bella lotta tra i due. Tuttavia, non si arriverà probabilmente a un confronto aperto, poiché i voti dati all’avversario potrebbero tornare utili al ballottaggio.

L’inattesa Pécresse

Nel frattempo, la candidata repubblicana Valérie Pécresse si è unita alla corsa presidenziale fin dall'inizio. Non essendo la favorita del partito, è arrivata al ballottaggio interno, ma poi ha prevalso con sicurezza, guadagnandosi il diritto di correre per la presidenza.
Contro Zemmour e la Le Pen, la Pécresse è di gran lunga la più moderata (ed è per questo che i suoi rivali la relegano con disprezzo tra i macronisti). È una figura che proviene dall'establishment: laureata alla École nationale d'administration (la fucina dell'élite politica francese), nonché politica rispettabile e con una buona carriera alle spalle.
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La Pécresse è stata eletta 3 volte al Parlamento, nel governo di Nicolas Sarkozy è stata ministra dell'Istruzione superiore e ministra del Bilancio. Dal 2015 è presidente del Consiglio regionale dell’Ile-de-France, la regione della capitale.
A differenza dei suoi rivali di destra, la Pécresse sostiene l’idea di un'Unione Europea forte. Sostenitrice del liberalismo politico, ha un approccio restrittivo alla migrazione. Si descrive come "due terzi Merkel, un terzo Thatcher".
Fino a poco tempo fa, era difficile credere nel possibile successo della candidata repubblicana, nonostante il buon risultato nelle elezioni regionali: infatti, il colpo inferto al partito dopo lo scandalo di François Fillon era troppo forte. Molti credevano che senza un leader, la destra si sarebbe impantanata in battibecchi interni al partito. Tuttavia, la Pécresse sembra essere consapevole di questo pericolo, quindi sta incontrando i suoi colleghi, che hanno perso contro di lei alle primarie, e questo potrebbe consentire di unire la famiglia del partito intorno a lei.
Consideriamo anche questa ipotesi: se la Le Pen o Zemmour vincessero al primo turno, avrebbero molte difficoltà contro Macron al secondo. Infatti, si tornerebbe ben presto a riaccusarli, come in passato: fascista, razzista e così via. Si verrebbe a creare un cosiddetto "fronte repubblicano", un'unione contro un nemico, votando non a favore, ma contro; del resto, è già stato fatto prima.
La rappresentante dei "Repubblicani" è più facilitata in questo senso. Un sondaggio di Elabe, condotto tra il 6 e il 7 dicembre, lo conferma: la Pécresse potrebbe battere Macron 52 a 48 al ballottaggio. Ma, chiaramente, al ballottaggio ancora ci dobbiamo arrivare.

La sinistra è in seconda fascia, mentre Macron è al di sopra di tutti

Le prospettive per la sinistra sono molto più modeste. Jean-Luc Mélanchon, leader del partito La France insoumise, ha la più elevata percentuale di gradimento a sinistra, l’8%. Ma è la metà, rispetto all’indice che aveva registrato alle ultime elezioni, ossia quasi il 20%.
Il candidato del partito Europe Ecologie les Verts, Yannick Jadot, non arriva nemmeno al 7%.
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C'era qualche speranza per la candidata del Partito Socialista, nonché sindaca di Parigi, Anne Hidalgo. Ma il suo indice di gradimento si aggira tra il 3 e il 5%: un fallimento su tutta la linea per il partito politico che fino a poco tempo fa governava il Paese.
Comprendendo la gravità della situazione, la Hidalgo ha invitato la sinistra a tenere delle elezioni interne, per identificare un candidato comune. Non si è però trovato un accordo: a sinistra le contraddizioni sono troppo pronunciate e nessuno vuole arretrare.
"Per usare un'analogia sportiva, noi (la sinistra) stiamo giocando in seconda lega, con il rischio di retrocedere in terza", così il senatore socialista Patrick Kanner descrive la situazione.
Macron, nel frattempo, sta semplicemente continuando con la gestione statale. Non ha ancora annunciato la sua candidatura, ma non c'è dubbio che si proporrà per un secondo mandato di 5 anni. Ha tutte le possibilità di essere rieletto: la "crisi dei gilet gialli" è finita, i provvedimenti emergenziali messi in atto dalle autorità per contrastare la pandemia sono generalmente accolti con favore dalla popolazione e la campagna di vaccinazione è stata riconosciuta come un successo.
A ciò si aggiunge la presidenza francese dell'UE a partire dal 1° gennaio. Molto bene per Macron. Giovedì ha annunciato che un vertice straordinario dell'UE si terrà a Parigi il 10-11 marzo, ossia esattamente un mese prima delle elezioni. È una grande opportunità per mostrare la sua leadership, cosa che gli altri candidati possono solo sognare.
Infine, mentre i rivali si mettono d'accordo, Macron è sospeso sopra la mischia, avendo l'opportunità di aggiustare le sue politiche e il suo programma al momento più opportuno. Inoltre, se entra ufficialmente nella campagna, i media terranno d'occhio le sue apparizioni pubbliche, contando ogni singolo minuto da lui impiegato, poiché la legge richiede la parità di esposizione tra i candidati. E non è facile dimostrare che una particolare apparizione non è un comizio di partito, ma un viaggio di lavoro.
È probabile che Macron resista fino all'ultimo minuto. Una cosa è chiara: le elezioni si terranno in due turni. I sondaggi mostrano che il presidente in carica è in testa con il 25% degli elettori pronti a sostenerlo.
In Francia, tuttavia, non si può mai escludere un grande scandalo, che potrebbe scuotere l'intero panorama politico.
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