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Il buco da 5 miliardi di euro dei comuni amministrati dalla sinistra

© Sputnik . Leonardo ToloneseNapoli, Piazza del Plebiscito
Napoli, Piazza del Plebiscito - Sputnik Italia, 1920, 16.12.2021
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Gli enti locali si preparano alle sfide del Pnrr, ma almeno la metà dei capoluoghi delle città metropolitane devono fare i conti con il dissesto finanziario. Napoli maglia nera, con 2,47 miliardi di debiti.
Dai 2,47 miliardi di Napoli ai 507 milioni della Capitale: in Italia i capoluoghi delle città metropolitane con i conti in rosso sono 9 su 14.
Più della metà delle grandi città italiane, insomma, ha a che fare con deficit di bilancio più o meno pesanti.

I dati pubblicati dal Sole24Ore alla vigilia della decima conferenza annuale di IFEL, l’Istituto per la Finanza e l’Economia Locale dell’Anci, parlano di un buco che arriva fino a 5 miliardi, se si sommano gli ammanchi delle sei città con i conti più dissestati.

Quello del dissesto rappresenta uno dei punti critici, in vista delle sfide che attendono il comparto comunale con l’arrivo dei fondi del Pnrr. Per questo, secondo il presidente di IFEL, Alessandro Canelli, è necessario “stabilire norme nuove per il dissesto e procedure di riequilibrio e pre-dissesto”. “Ma soprattutto – aggiunge nella sua relazione - sono necessari strumenti finanziari nuovi ed una amministrazione specializzata che guidi i comuni per uscire da queste situazioni".
Sul debito, infine, ha aggiunto Canelli, “molti comuni pagano tassi assolutamente fuori mercato”.
“Il rafforzamento ordinario della finanza comunale serve al Paese – conclude il presidente dell’Ifel - Serve per spendere presto e bene le risorse previste dal Pnrr” e per “trasformare gli investimenti in infrastrutture funzionanti, in servizi erogati soprattutto sociali nonché sanitari”.
All’interno della prossima legge di bilancio dovrebbe esserci un emendamento, già ribattezzato salva-Napoli, per aiutare i grandi Comuni in pre-dissesto con un piano di stanziamenti da qui a dieci anni.
Si parla di 150 milioni di euro versati in cambio di garanzie, e che quindi potrebbero tradursi in una serie di richieste di tagli e aumenti delle addizionali: la maggior parte, 85 milioni, dovrebbe andare proprio a Napoli, 10 milioni, invece, a Reggio Calabria, 24 a Palermo e 30 a Torino.

IlGiornale.it mette in risalto anche un dato politico: e cioè che le città con i conti in rosso sono quasi tutte storicamente “rosse”.

A Napoli, per esempio, Gaetano Manfredi, candidato del centrosinistra, allargato al Movimento 5 Stelle, ha preso il posto di un altro sindaco di sinistra, Luigi de Magistris. Anche Torino, per tradizione, a parte la parentesi pentastellata, è stata amministrata dai Dem, che hanno trionfato anche nell’ultima tornata elettorale con Stefano Lo Rosso.
Stesso discorso per Roma, con la Raggi che ha preso il posto di Ignazio Marino e lo ha poi ceduto a Roberto Gualtieri. A Palermo, dal 2012, al timone c’è un altro sindaco di sinistra, Leoluca Orlando.
L’Ifel, infine, invoca “un intervento organico sulle crisi finanziarie”, con la riforma del Titolo VIII del Testo Unico degli Enti Locali. “Il riequilibrio pluriennale (predissesto), introdotto nel 2012, una sorta di momento intermedio tra la registrazione della deficitarietà strutturale e la dichiarazione del dissesto, si è rivelato inefficace”, si nota in una delle relazioni presentate alla Conferenza.

Per questo, si punta ad “una procedura unica di risanamento finanziario a fronte di diversi gradi di criticità finanziaria”, unita ad un'“azione di analisi preliminare, riproposta annualmente, al fine a prevenire la formazione delle criticità” e al rafforzamento dell’assistenza tecnica.

“Con strumenti adeguati (anche finanziari), - è la conclusione - la stragrande maggioranza dei casi potrebbe risolversi in pochi mesi, concentrando l’azione del policy maker sui casi più gravi (che interessano in particolare alcune grandi città), attraverso interventi specifici ma in un contesto strutturalmente stabilizzato”.
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