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I microbi in tutto il mondo si stanno evolvendo per digerire la plastica

CC0 / Pixabay / Bottiglie di plastica nell'acqua
Bottiglie di plastica nell'acqua - Sputnik Italia, 1920, 16.12.2021
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Uno studio condotto dalla Chalmers University of Technology di Göteborg, Svezia, sostiene che i microbi presenti negli oceani e nel suolo di tutto il mondo si starebbero evolvendo per “digerire” la plastica. Il fenomeno sarebbe in relazione all’esponenziale aumento dell’inquinamento e potrebbe ispirare soluzioni ecologiche agli scienziati.
La produzione di plastica negli ultimi 70 anni è passata da 2 a 380 milioni di tonnellate all'anno. Proprio questo sarebbe stato a provocare il proliferare di microbi che, mano a mano, sono andati ad adattarsi per approfittare di una tale sovrabbondanza di risorse, sostiene lo studio pubblicato sulla rivista Microbial Ecology.
La ricerca è iniziata compilando un elenco di dati relativi a 95 enzimi microbici, già noti per essere in grado di degradare la plastica e spesso presenti nei batteri nelle discariche, per poi passare all’analisi di oltre 200 milioni di campioni di DNA, prelevati da 236 diversi ambienti di diverse parti del mondo.
In conclusione del lavoro, sono stati individuati oltre 30.000 enzimi diversi, in grado di degradare 10 diversi tipi di materiali plastici.
“L'utilizzo di approcci di biologia sintetica per migliorare gli attuali processi di degradazione della plastica è di importanza cruciale, poiché i processi di degradazione della plastica naturale sono molto lenti. Ad esempio, la durata prevista di una bottiglia di polietilene tereftalato (PET) in condizioni ambientali varia da 16 a 48 anni. Inoltre, sebbene esista ancora una diversità inesplorata nelle comunità microbiche, la degradazione sinergica della plastica da parte dei microrganismi ha un grande potenziale per rivoluzionare la gestione dei rifiuti di plastica globali. A tal fine, i metodi e i dati sui nuovi enzimi che degradano la plastica presentati qui possono aiutare i ricercatori, fornendo ulteriori informazioni sulla diversità tassonomica di tali enzimi, nonché la comprensione dei meccanismi e delle fasi coinvolte nella degradazione biologica della plastica, indicando le aree con maggiore disponibilità di nuovi enzimi e fornendo una base per ulteriori applicazioni nella biodegradazione dei rifiuti di plastica industriale”, è messo in evidenza nell’abstract che presenta lo studio.
Partendo dal principio che uno stesso materiale, nel caso in esempio il PET, possa impiegare 48 come 16 anni per la degradazione, a seconda dell’ambiente in cui si trova e degli agenti microbici che lo aggrediscono, risulta chiara l’importanza dello studio specifico di quei microrganismi più capaci di digerire la plastica.
"Il prossimo passo sarebbe testare i candidati enzimatici più promettenti in laboratorio, per indagare da vicino le loro proprietà e il tasso di degradazione della plastica che possono raggiungere", ha affermato il professor Aleksey Zeleznyak, del Dipartimento di Biologia e Ingegneria Biologica dell’Università svedese. "Da lì potremmo progettare comunità microbiche con funzioni degradanti mirate per specifici tipi di polimeri".
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