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2021, RSF: record di 488 giornalisti incarcerati, di cui 60 donne. 46 reporters uccisi

Giornalisti - Sputnik Italia, 1920, 16.12.2021
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Reporters Sans Frontières riferisce che attualmente nel mondo ci sono ben 488 professionisti del giornalismo e del mondo dei mass-media imprigionati. È il numero più alto da quando l'Ong ha iniziato ad operare, come annunciato oggi dalla stessa sul suo canale ufficiale. 46 reporters uccisi, il numero più basso dal 2003.
RSF riporta quest'anno un triste record: quello dei giornalisti e degli operatori del mondo mass-media imprigionati in tutto il mondo: ben 488, di cui 60 donne.
Il record tutto negativo è da riferirsi principalmente, continua RSF, alla situazione relativa a 3 Paesi: il Myanmar, la Bielorussia e la Cina.
Mai prima di adesso si erano registrate così tante donne detenute: 60 attualmente private della libertà a causa del proprio lavoro, registrando un più 33% dal 2020.
La Cina viene segnalata per il quinto anno di fila come "la più grande prigione del mondo" e detiene anche il record per il Paese con il maggior numero di donne recluse, 19, ivi compresa Zhang Zhan, vincitrice del premio Rsf 2021, che verserebbe in gravi condizioni di salute.
Il dato sul colosso asiatico viene in gran parte riportato alla legge sulla sicurezza nazionale che il Paese ha imposto ad Hong Kong.
In Bielorussia, i detenuti di sesso femminile superano di due unità quelli di sesso maschile, 17 a 15.
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RSF conta inoltre 65 giornalisti e colleghi tenuti in ostaggio in tutto il mondo, che si trovano tutti in Medio Oriente, precisamente in Siria (44), Iraq (11) e Yemen (9), oltre al più sotto menzionato Olivier Dubois, giornalista francese detenuto in Mali da aprile.

"Mai, dalla creazione del rapporto annuale di RSF nel 1995, il numero di giornalisti incarcerati è stato così alto. A metà dicembre 2021, RSF contava 488 giornalisti e collaboratori dei media dietro le sbarre, a causa della loro professione, che rappresenta un aumento del 20% in un anno", dal sito dell'Ong.

L'Ong riporta all'attenzione, nella nota, alcuni dei casi più significativi dell'anno: in Arabia Saudita e Vietnam sono stati condannati due giornalisti (Ali Aboluhom e Pham Chi Dung) alle pene più pesanti dell'anno (ben 15 anni); in Camerun e Marocco vi sono due giornalisti a doversi confrontare con "le procedure più lunghe e kafkiane" della giustizia (Amadou Vamoulké e Ali Anouzla); ad Hong Kong e in Iran i prigionieri più anziani (rispettivamente 74 e 73 per Jimmy Lai e Kayvan Samimi Behbahani).
Si trova, infine, in Mali, ancora nelle mani dei suoi rapitori, il francese Olivier Dubois.
Di contro, il numero delle vittime è il più basso da quando l'Ong, di stanza a Parigi, ha iniziato a fare "i conti": 46.
Per trovare simili cifre bisogna tornare al 2003.
Il Cairo, Capitale dell'Egitto - Sputnik Italia, 1920, 18.08.2017
Egitto, bloccato sito web di ‘Giornalisti senza frontiere’
Il calo viene riferito dall'Ong alla diminuzione di intensità nei conflitti in Siria, Iraq e Yemen, alla mobilitazione da parte delle organizzazioni per la libertà di stampa, RSF in primis, volte ad attuare dei meccanismi di protezione internazionale e nazionale, ma è evidente che un calo di intensità nei conflitti comporta anche un minor interessamento da parte dei mass-media, con numeri di giornalisti coinvolti sul territorio in misura minore.
Sebbene il dato sia comunque incoraggiante, l'Ong ricorda, sempre nella nota sulla sua pagina ufficiale, come in media "quasi un giornalista viene ucciso ogni settimana in tutto il mondo per aver esercitato la sua professione".
In tal senso, Messico e Afghanistan restano in cima alla lista dei Paesi più pericolosi quest'anno, con 7 e 6 morti rispettivamente. Yemen e India sono pari al quarto posto, con 4 uccisioni per ciascuno.
Il Myanmar è al secondo posto, con 53, seguito da Vietnam (43), Bielorussia (32) e Arabia Saudita (31).

Il rapporto sottolinea, inoltre, la natura intenzionale e non accidentale della maggior parte delle uccisioni subite dai reporter: "Il 65 percento è stato deliberatamente preso di mira ed eliminato".
La stessa RSF riporta sulla propria pagina ufficiale la vicenda del giornalista filippino Jesus Yutrago Malabanan, ucciso il recente 8 dicembre nell'ambito di un'inchiesta sul mondo della droga nell'arcipelago, omicidio per cui si è mossa di recente anche l'Unesco, con un comunicato ufficiale per chiedere giustizia per la vicenda.
Il mese scorso è stato aperto all'Aia un "tribunale del popolo", per ottenere giustizia per i giornalisti assassinati.
I lavori del tribunale si concentreranno sui casi irrisolti di tre giornalisti assassinati in Messico, Sri Lanka e Siria.

Il tribunale è stato organizzato proprio da RSF, oltre che da Free Press Unlimited (FPU) e da Committee to Protect Journalists (CPJ).
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